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Il valore di un’Italia creativa

Il valore di un’Italia creativa

Quello dell’industria della creatività italiana è un settore di vitale importanza per il paese, con i suoi 880mila occupati diretti e un valore economico di 48 miliardi di euro nel 2015. Un risultato che potrebbe essere decisamente (si stima in 72 miliardi di euro) migliore una volta risolti i maggiori problemi che affliggono il settore (tra cui value gap e pirateria). Su tutto questo si è concentrato l’ultimo studio realizzato da EY (Ernst&Young) con il supporto delle principali Associazioni di categoria guidate da MIBACT e SIAE, dal titolo “Italia Creativa“. Alla tavola rotonda per la presentazione dello studio, moderata dal giornalista Marco Fratini di LA7, sono intervenuti Filippo Sugar, presidente di SIAE; Donato Iacovone, AD di EY in Italia; Antonella Mansi, vice presidente di Confindustria; Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera; Manuel Agnelli, autore/artista; Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset.

L’indagine ha analizzato per il secondo anno consecutivo i dati relativi all’Industria della Cultura e della Creatività in Italia ponendo inoltre l’accento sulle minacce per il settore e sulle opportunità di crescita ancora da sfruttare. Nel 2015 l’Industria della Cultura e della Creatività del nostro Paese ha registrato un valore economico complessivo di 47,9 miliardi di euro, pari al 2,96% del PIL, con un tasso di crescita rispetto all’anno precedente del 2,4% dei ricavi diretti (+951 milioni di euro). Un dato particolarmente edificante se consideriamo che il PIL italiano è aumentato dell’1,5%. “Questi valori evidenziano la centralità del diritto d’autore, che rappresenta il motore di questa industria”, ha commentato Filippo Sugar, Presidente di SIAE. Dallo studio emerge inoltre che l’86% dei ricavi è rappresentato da ricavi diretti, derivanti cioè dalle attività della filiera creativa quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi, mentre il rimanente è dovuto a ricavi indiretti, ovvero quelli relativi ad attività collaterali o sussidiarie. Altro dato particolarmente interessante è che nel 2015 la filiera creativa ha occupato oltre un milione di persone, circa il 4,6% della forza lavoro italiana, di cui l’86% nelle attività economiche dirette, con circa 880.000 posti di lavoro (+15 mila posti di lavoro, in aumento dell’1,7% rispetto al 2014). La crescita è risultata superiore rispetto alla variazione complessiva degli occupati in Italia, che nel 2015 ha segnato un +0,8%.

“Questi numeri collocano l’industria creativa e culturale al terzo posto in Italia da un punto di vista occupazionale” ha aggiunto il presidente di SIAE, “dopo il settore edile e quello della ristorazione e alberghiero. Grazie all’importante contributo intellettuale, il settore è caratterizzato da un’alta concentrazione di capitale umano e ha superato filiere quali le telecomunicazioni, l’energia, l’automotive e l’alimentare. Anche in termini di valore, l’Industria della creatività e della cultura si posiziona davanti a quella delle telecomunicazioni (38 miliardi di euro) e subito dopo l’industria chimica (50 miliardi di euro)”.
“Le stime effettuate da EY nell’ambito della ricerca evidenziano che il valore economico odierno è pari solo a due terzi del valore che l’Industria della Cultura e della Creatività potrebbe generare se riuscisse a sfruttare le opportunità di crescita e a contrastare le minacce che incombono su di essa” ha spiegato Donato Iacovone, Amministratore Delegato di EY in Italia. “Nel 2015 il valore economico è stato di circa 48 miliardi di euro, il valore potenziale raggiunge i 72 miliardi di euro, con un valore ancora inespresso pari a circa 24 miliardi di euro. Senza dimenticare che, se l’Industria della Cultura e della Creatività riuscisse a raggiungere una maggiore valorizzazione, potrebbe arrivare ad oltre 500 mila posti di lavoro addizionali, passando dagli attuali 1,03 milioni (circa il 4,6% della forza di lavoro italiana) a 1,6 milioni di occupati. Una crescita davvero importante, superiore alla metà dei posti di lavoro del settore attuali in Italia. L’analisi messa a punto da EY, evidenzia le sfide che questa industria deve affrontare e superare come quella della competitività italiana nel mondo e quella dell’innovazione e del digitale. Le nuove tecnologie possono, infatti, avere delle ricadute positive sull’intera area creativa, stimolando sinergie e contaminazioni tra i diversi settori, con ritorni economici positivi, sia sulla filiera creativa stessa che in settori contigui, come quello turistico. Inoltre è necessario che l’Industria Culturale e Creativa sia sostenuta dalle Istituzioni e che diventi sempre più capace di attrarre investimenti pubblici e privati”.

Dall’analisi dei dati emerge inoltre che nel 2015 i valori economici diretti di tutti i settori creativi e culturali risultano in crescita, ad eccezione del settore Quotidiani e Periodici, che registra un calo di poco superiore all’8% ascrivibile da un lato ad una importante riduzione dei ricavi da pubblicità, dall’altro dalle nuove sfide derivanti dal fenomeno crescente della digitalizzazione.
Il settore che invece è cresciuto maggiormente in termini di valori economici diretti, è quello della Musica, in aumento del 10% rispetto al 2014, mentre dal punto di vista occupazionale, il settore che ha registrato la crescita maggiore è quello dei Videogiochi, con un +7,8% rispetto all’anno precedente.
“Quest’anno l’obiettivo dell’analisi condotta con Italia Creativa è stato anche quello di evidenziare ad operatori di settore e istituzioni le principali opportunità di crescita dell’Industria Culturale e Creativa” ha aggiunto Filippo Sugar, “individuando le misure utili a contrastare i fenomeni che ne minacciano l’espansione. Tra questi fenomeni, insieme a tutte le Associazioni di categoria che hanno collaborato attivamente alla ricerca, ne abbiamo individuato in particolare due: il value gap e la pirateria”.
Il value gap è il divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi in rete e quanto viene restituito a chi ha creato quei contenuti. I principali beneficiari del value gap sono gli intermediari tecnici, che nell’ultimo decennio hanno assunto modelli organizzativi e funzioni diverse: motori di ricerca, aggregatori di contenuti, social network, servizio cloud pubblico e privato.
Dallo studio emerge che non esistono stime precise del fenomeno value gap, tuttavia, è possibile fare un confronto tra, quanto riconoscono i canali tradizionali e digitali con forme di abbonamento all’Industria Culturale e Creativa, e quanto retrocedono gli intermediari tecnici. Diversamente dai canali tradizionali, gli intermediari tecnici potrebbero ancora retrocedere circa la metà del valore generato grazie all’utilizzo di contenuti culturali e spettante ai creatori di questi contenuti, che in termini economici significherebbe circa 200 milioni di euro. Il tema del value gap non richiede ai consumatori di iniziare a pagare o pagare di più per i contenuti di cui godono, ma dovrebbero essere gli intermediari tecnici a doversi interrogare sull’attribuzione di contenuti, in linea con gli investimenti e i costi sostenuti dall’industria creativa.

La pirateria riguarda invece ogni attività legata alla riproduzione, distribuzione e utilizzo illegale di prodotti dell’ingegno. Anche in questo caso non esistono stime esaustive; tuttavia possiamo quantificare il fenomeno pari a un valore compreso tra i 4,6 e gli 8,1 miliardi di euro. In questo ampio range, il valore più elevato appare il più probabile, dato che è più vicino allo scenario tecnologico attuale, in cui lo streaming e il download diretto sono prevalenti rispetto alle modalità di scambio peer-to-peer.
“Con Italia Creativa ci siamo interrogati sulle possibili opportunità di crescita per l’Industria Culturale e Creativa e una volta individuate le principali leve su cui i singoli settori possono intervenire abbiamo voluto approfondire le possibili azioni con impatti positivi a livello intersettoriale” ha proseguito il Presidente di SIAE. “Per valorizzare al meglio il comparto, abbiamo evidenziato i principali ambiti di intervento: le iniziative volte ad aumentare il grado di internazionalizzazione e quelle legate ad aspetti gestionali, formativi, di innovazione e legate ad un miglioramento degli economics. Abbiamo quindi preso in considerazione alcune azioni e, tenendo conto della loro realizzabilità su un orizzonte temporale di medio periodo, abbiamo identificato e raccolto alcuni possibili interventi”.

Gli ambiti identificati da Italia Creativa e dalle Associazioni che hanno fornito i dati per realizzare lo studio, sono in primo luogo il tema normativo, con le iniziative volte a rafforzare il dialogo con le istituzioni sia italiane che europee affinché accolgano le richieste degli operatori di settore o intervengano per colmare eventuali lacune normative. Quindi sensibilizzazione su possibili attività di regolamentazione fiscale e di formazione (Tax credit, IVA, agevolazioni fiscali, estensione patent box, coinvolgimento del Miur per esigenze formative e soluzioni tecnologiche contro la pirateria). In secondo luogo puntare maggiormente sull’internazionalizzazione, attivando nuove sinergie con l’ICE, gli Istituti di Cultura, le Camere di Commercio. Senza dimenticare lo studio di progetti che possano portare verso un nuovo ruolo di Italia Creativa, come ad esempio il finanziamento di un prodotto creativo di artisti emergenti che abbia valenza e contenuto culturale. “Come prima azione concreta, oggi le 26 Associazioni di categoria firmano ufficialmente una lettera indirizzata al nostro Governo e ai parlamentari italiani, in cui chiediamo il sostegno nella difesa del settore da fattori che rappresentano delle concrete minacce allo sviluppo” ha concluso Filippo Sugar. “Un impegno nella protezione dei diritti dei titolari dei contenuti creativi e culturali in Europa. In particolare, auspichiamo che il contenuto del considerando 38 della proposta di Direttiva Copyright, che riguarda questo tema, diventi una vera e propria disposizione normativa collocata nell’articolato della Direttiva stessa. Su questa soluzione si sono già pronunciate due Commissioni del Senato italiano, in particolare la 14a Commissione (Politiche dell’Unione europea) e la 7a Commissione (Istruzione pubblica, beni culturali), che hanno espresso proprio un chiaro parere in tal senso. Il nostro obbiettivo è far sì che in Italia e in Europa si possa continuare a creare, contribuendo alla crescita dell’economia: un obbiettivo che vogliamo perseguire e condividere con il nostro Governo. Perché siamo l’Italia che crea e che crea valore e vogliamo continuare ad esserlo”.

Pubblicato il 24 gennaio 2017

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