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19/02/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Facebook: milioni di dati personali in vendita!

dollaro, barchetta, money

 

160 milioni di utenti nel mondo che utilizzano Facebook. 6,5 milioni gli ‘afecionados’ italiani. 24,3 milioni coloro che utilizzano internet, il 45,3 % dell’intera popolazione; nel mese di settembre, l’Italia figurava come il paese che più di ogni altro in Europa è riuscito a incrementare gli utenti di social network, in particolare di Facebook. Tutto questo comporta, come diretta conseguenza, un tempo medio di connessione triplicato nel giro di pochi mesi. Quotidianamente, dedichiamo mediamente un’ora per contattare amici in internet utilizzando questo social media. Una tendenza che è inaspettatamente riuscita a catalizzare anche interesse di attempati signori e signore che non hanno saputo resistere all’impellente bisogno di ‘ficcare il naso’ negli affari degli altri. Perché sostanzialmente Facebook è questo: mettere in piazza i propri interessi e i propri impegni; crearsi un’ampia cerchia di amici e spiarli senza ritegno in ogni loro discussione intrattenuta durante la giornata.

Da mesi in Parlamento si parla senza sosta di una revisione delle legge sulle intercettazioni tesa a tutelare la privacy degli italiani. Si critica l’abuso di questo strumento d’indagine da parte dei magistrati. Ma l’Italia è una continua contraddizione; basti pensare al fascino esercitato dalla possibilità di essere spiati 24 ore su 24 in una casa di Cinecittà o ancora dall’utilizzo dei social media. Re di questa categoria è questa piattaforma, ideata da Mark Zuckerberg, per consentire la pubblicazione di foto e video sul proprio profilo e gestirne la visualizzazione. E ancora ricercare amici dei quali si sono perse le tracce; iscriversi a gruppi e sentirsi partecipi di una vita sociale; diventare fan di questo o quel personaggio.

Ma ci si è mai soffermati, almeno per un attimo, a leggere l’informativa sulla privacy? Oppure al momento dell’iscrizione si sono accettate le condizioni d’uso senza far particolare attenzione alle postille? Probabilmente è più veritiera la seconda ipotesi avvalorata anche dalla notizia di questi giorni che informa circa una modifica apportata nel regolamento di cui la quasi totalità non ne era a conoscenza. Quello di Facebook è un servizio completamente gratuito a servizio anche di aziende. E quindi come reggere i costi? Sono sufficienti gli introiti pubblicitari? Certamente no. Infatti, il vero tesoro nelle mani di Zuckerberg è rappresentato dalla gran mole di dati personali degli iscritti che hanno un’enorme valore se si pensa all’impatto che possono avere per le imprese di marketing. Un responsabile marketing pagherebbe grosse cifre per conoscere abitudini, interessi ed orientamenti politici di un potenziale consumatore.  Il fondatore di Facebook, non molti giorni addietro, ha risposto alle critiche affermando che quello della vendita delle informazioni degli utenti è un’ipotesi plausibile. Inoltre, tutte le informazioni contenute nel database sarebbero impossibili da cancellare anche nel caso in cui l’utente dovesse decidere di cancellare per sempre il proprio profilo. Quindi una volta entrati nel contenitore multimediale è impossibile uscirne indenni. Con tale politica quanto ancora resisterà Facebook? Certamente potrebbe ipotizzarsi una fuga generale verso altri social media; ipotizzabile ma non realizzabile allo stato attuale. Probabilmente il modello rivoluzionario di Zuckerberg sarà per tempo sostituito. Ma i tempi non sembrano essere ancora maturi per abbandonarlo. Intanto proseguiamo imperterriti a farci i fatti vostri.

Gianpiero Romanazzi



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