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25/11/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Personal branding e l’importanza del network

network, social marketing, reti web

Continua la nostra conversazione sul personal branding e l’utilizzo degli strumenti del Web 2.0 per posizionarsi efficacemente nel mercato del lavoro. Uno degli elementi chiave di questo processo di posizionamento è il network: senza un network non si va da nessuna parte.

 

Il concetto di rete sociale è noto a molte società da lungo tempo. Dalle tribù ai moderni social network sul web, passando per famiglie patriarcali, comunità religiose e non, corporazioni, logge, massonerie e associazioni, l’essere umano ha sempre compreso che per ragioni di protezione, influenza e approvvigionamento di risorse di qualunque tipo l’essere in contatto, più o meno stretto, con una “comunità” aiuta. Eccome.

Nel suo famoso saggio del 1973 dal titolo “La forza dei legami deboli”, Mark Granovetter dimostra che persone che hanno numerosi legami deboli, cioè conoscenze amicali non troppo strette, hanno più possibilità di accesso ad informazioni e quindi di potenziali posizioni lavorative rispetto a coloro che investono soltanto in legami forti, cioè familiari e amicizie intime. L’esperienza di molti di noi conferma questa teoria, l’esistenza stessa di strumenti di professional networking come LinkedIn, Xing e altri è la dimostrazione pratica a supporto di questa teoria.

Sembra quindi che chi possa godere del supporto di una rete sociale ampia sia più avvantaggiato nel trovare o cambiare lavoro, come anche che chi goda di una vasta rete di connessioni all’interno di un’azienda sia più avvantaggiato nel fare carriera. Non stiamo parlando qui di raccomandazioni, ma della possibilità di avere accesso a più informazioni e prima degli altri, di poter chiedere aiuto e consiglio ad un numero maggiore di persone. In ultima analisi, visto che i rapporti tra esseri umani sono una funzione delle variabili di fiducia e scambio, potere avvalersi di una rete di supporto ampia equivale ad avere un chiaro vantaggio competitivo.

Ma quanti sono i legami deboli che una persona riesce a gestire? O meglio, quanto può essere grande un network? Sicuramente una prima banale risposta risiede nelle risorse, soprattutto tempo, investite nel costruire e gestire la propria rete sociale. Maggiori le risorse investite, maggiore sarà il ritorno in termini sia qualitativi che quantitativi. Una seconda risposta, forse meno banale della prima, ci viene da un altro studio questa volta antropologico che ha calcolato un numero, il numero di Dunbar (o regola dei 150), che afferma che le dimensioni di una rete sociale in grado di sostenere relazioni stabili sono limitate a circa 150 membri.

Una possibile interpretazione di questo numero è che potrebbe costituire una sorta di limite per l‘abilità media degli esseri umani di tenere traccia degli avvenimenti di tutte le persone di un gruppo. In parte questo limite lo sperimenta ad esempio chi frequenta Facebook, dove anche se facilitati da un certo numero di strumenti di comunicazione difficilmente si riesce a seguire con attenzione la vita di tutti i propri contatti. Detto questo, 150 sembra in ogni caso un numero non esiguo di contatti, se parliamo di quelli giusti. L’attività di networking, come tutto del resto, è una attività che richiede non solo investimenti di risorse, ma anche capacità di scelta e selezione.

 

Fabio Sgaragli
Ticonzero.info



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