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10/12/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

Siamo pronti ad affrontare la ripresa?

Io non credo che ci sarà un giorno “ x “ in cui potremo dire “è arrivata la ripresa.”
Ci piacerebbe, rientrando in ufficio, quel fatidico giorno ‘ x’ trovare tutto come e meglio di prima. Vi sembra possibile ? E che cosa avremmo fatto per meritarcelo? Non sarebbe meglio studiare e pianificare cosa fare per prepararci a questo fatidico giorno ?
Questo perché io credo che invece sarà tutto diverso e quindi  ogni giorno  mi domando come capire questo passaggio  e come impiegare meglio il tempo e le risorse disponibili per cercare di prevedere cosa succederà e cosa mi  servirà in quel fatidico momento che tutti aspettiamo
Azienda e manager sono prigionieri di uno stato  generale di disagio, in ansia continua
per i  risultati aziendali e quindi in un loop negativo che rende effettivamente difficile trovare motivazioni  durante questo periodo.
L’esercizio positivo che io vorrei proporre è uno schema di lavoro per prepararci ad operare in quello che sarà il nuovo scenario. Più banalmente cosa deve fare il manager per prepararsi alla ripresa. Se il manager trova il sistema per preparasi è più motivato oggi e più pronto di altri a reagire ed ad agire al momento giusto .
Ovviamente sono da ricordare dei paletti che fanno parte di qualsiasi nuovo scenario: i mercati e la  globalizzazione, i clienti e  la loro evoluzione, la finanza  e la tecnologia invasiva e pervasiva che condizionerà il business nel mondo.
Affrontare questi temi per il manager, per l’imprenditore  può sembrare un lavoro impossibile ma l’azienda ha bisogno di auto valutarsi, ha bisogno di scegliere cosa fare da grande. Ma soprattutto ha bisogno di un management che ha voglia di mettersi in gioco. E bisogna cominciare dall’impegno del  singolo manager che deve ritrovare la voglia di fare azienda, di affrontare nuovi scenari e quindi più preparato e più attento a quello che succede nel suo intorno vicino e lontano.
Cominciamo dalle cose che sembrano più semplici ma che devono essere pianificate per diventare obiettivi e produrre risultati per la persona e per l’azienda.

Primo:  conoscere l’inglese come una reale seconda lingua.
Essere in grado di fare una presentazione in inglese sia in privato che in pubblico. Essere pronto a dirigere, allo stesso livello di quello che fa oggi in Italia, un gruppo, una direzione, una società dislocata in un‘altra parte del mondo. Per me questo è un vincolo che riduce la presenza di manager italiani all’estero. Oggi sono in notevole aumento i manager di altri paesi che hanno importanti responsabilità in Italia. Vengono scelti , a parità di valore con quelli italiani, per la facilità di comunicazione che garantiscono con la casa madre e con le altre filiali nel mondo. Bisogna selezionare solo candidati per qualsiasi posizione che sappiano o si impegnano a conoscere bene la lingua inglese.

Secondo: familiarizzare con la tecnologia presente e in arrivo.
Internet apre orizzonti enormi per incrementare conoscenze, creare efficienza e cogliere quegli stimoli necessari a fare della tecnologia una parte essenziale della vita dell’azienda.
Quanti sono i manager e i capi d’azienda che hanno il rifiuto di usare ancora  il PC  e che non leggono la posta elettronica. Io credo che  l’età possa diventare un alibi che reggerà sempre meno. I-PAD e i nuovi strumenti sono sempre più management oriented.

Terzo: acquisire la capacità di creare relazioni commerciali e sociali.  
Proprio con l’aumento di internet aumenterà per l’azienda il bisogno di avere dei leader conosciuti non solo all’interno ma soprattutto all’esterno. Conoscere clienti, fornitori e rappresentanti delle istituzioni sul loro terreno e quindi fuori dall’azienda è un obiettivo indispensabile per il manager e per l ’azienda .

Quarto: aumentare le competenze personali sui prodotti e servizi dell’azienda e fare in modo che questo know-how sia una caratteristica fondamentale delle strutture aziendali.
Per questa cose è richiesta una preparazione di base ed un continuo aggiornamento.

Ma per non ripetere sempre le stesse cose e per innovare nel campo della cultura manageriale ADICO propone ad ogni azienda, specie per le PMI , di predisporre  un piano di formazione per ogni manager che preveda di fargli dedicare da tre a cinque giornate all’anno per il suo aggiornamento professionale nei temi indicati e personalizzati in funzione dell’incarico e della situazione attuale del manager stesso.
Non credo  sia una proposta impossibile ma perché sembra semplice sarà difficile implementarla e poi rispettarla !

ADICO è impegnata su questo fronte già con ACCADEMIA ADICO ma presenteremo per il 2011 una soluzione per questo nuovo bisogno aziendale e orientato alle PMI italiane.
 
Bisogna andare incontro alla ripresa in movimento : non  aspettarla stando fermi..

Michele Cimino
Presidente ADICO



Adico
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