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22/02/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Far bene per fare il bene

Può il profitto convivere con in bene sociale? Questa la domanda posta dalla Scuola di Palo Alto in occasione del congresso dal titolo ‘Far bene per fare il bene’, in collaborazione con il Centro Studi Tocqueville-Acton e la Fondazione Nova Terrae.

La discussione era incentrata sul ruolo sociale dell’impresa e a parlarne sono stati esponenti del mondo economico (Alessandro Cagli, direttore CSR del Gruppo Ferrero e Walter Baldaccini, presidente Umbra Group), associativo (Giuseppe Guzzetti, presidente Fondazione Cariplo) e cattolico (Mons. Eros Monti, vicario episcopale per la vita sociale della Diocesi di Milano) affrontando l’argomento da diversi punti di vista e ascoltando le esperienze dirette di chi effettivamente nel quotidiano opera secondo il principio della responsabilità sociale.

Secondo quanto recita l’Enciclica di Benedetto XVI lo sviluppo non è solo incremento del PIL, ma la crescita integrale dell’uomo da tutti i punti di vista e questa visione pone l’uomo al centro dei processi economici: non lo considera mero strumento dell’economia, ma motore del progresso al quale partecipa secondo le proprie inclinazioni e competenze. La compenetrazione dell’aspetto economico e quello sociale può produrre solo benefici.

La responsabilità, ovvero l’abilità nel saper dare risposte, il fare cosciente e finalizzato contribuiscono ad uno sviluppo complessivo che a sua volta aiuta l’impresa a crescere con effetti rilevanti sull’intero sistema Paese.

Come sostiene Cagli “La creazione di valore e di profitto dell’impresa deve passare attraverso il beneficio per la comunità allargata in cui si opera, ed ogni azione che l’azienda intraprende deve essere coerente con l’impegno dichiarato nella propria CSR”.

E allora decidere di non operare in Paesi che non rispettano l’ambiente, scegliere come testimonial personaggi che veicolano un messaggio positivo, avvicinare il luogo di lavoro alle materie prime, promuovere iniziative a sostegno delle famiglie dei lavoratori, sono tutte azioni che rispondono allo sviluppo sostenibile dell’impresa. Scelte ancor più pregne di significato, se pensiamo alla crisi del welfare in tanti Paesi occidentali, dove lo Stato non è più in grado di soddisfare i bisogni sociali a causa dei sempre maggiori tagli alla finanza pubblica.

Competenza, sensibilità sociale, competitività sono gli elementi chiave dell’impresa etica e fattori indispensabili per lo sviluppo di organizzazioni che sanno essere competitive nel rispetto di ogni individualità che contribuisce al loro successo.

Roberta Masella


Redazione MyMarketing.Net
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