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07/03/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Brand Italia: ci vuole più appeal

Cosa resta oggi del ‘Bel Paese‘? Rimangono solo briciole di quella che fu la culla dell‘arte, dell‘Alta moda, la patria del buon cibo e dei paesaggi meravigliosi e delle notti magiche della ‘Dolce vita‘. Un patrimonio che conquistava da secoli tutti gli stranieri? L‘ultima ricerca sul place branding condotta da FutureBrand non lascia dubbi: il brand Italia ha bisogno d‘esser rilanciato, d‘una buona cura ricostituente per togliere un po‘ della polvere che l‘ha offuscato.

Il brand dello Stivale sembra in caduta libera: basta sottolineare il cattivo rapporto qualità prezzo e la scarsa cura delle spiagge hanno notevolmente danneggiato il settore turistico, penalizzando l‘Italia come meta turistica a livello globale. Ci collochiamo oramai al sesto posto della classifica mondiale che vede sul podio gli Stati Uniti, seguiti da Francia e Nuova Zelanda. A pesare sono soprattutto le aree in cui solitamente il nostro Paese eccelleva e che ultimamente sono state trascurate, come il patrimonio storico-culturale e il settore gastronomico di cui abbiamo perso il primato cedendolo quest‘anno ai cugini francesi.

L‘impressione  è che il Bel Paese stia vivendo “sugli allori del passato, senza mai pensare a rinnovarsi veramente, mentre il resto del mondo viaggia a ben altre velocità. Troppi competitor” secondo Susanna Bellandi è il momento di un‘iniezione di   fiducia per spiccare nuovamente il volo perché “dobbiamo quindi tornare a pensare e agire per diventare primi”, commenta l‘amministratore delegato di FutureBrand. Il Brand Italia è molto forte, da diversi altri punti di vista, va solo rilanciato e aggiornato per essere continuamente competitivo. Il nostro Paese si posiziona sempre in vetta alle classifiche mondiali di molte ricerche.

Restano dei punti fermi: come il fascino del made in Italy, dell’arte e della storia, del pregio dei nostri prodotti e dello shopping che eserciteranno sempre un‘attrazione magnetica sugli stranieri. Certo è che tutto ciò di positivo che gravita intorno al Brand Italia sembra un po’ annebbiato dall‘impressione di essere un Paese che non si aggiorna né si rinnova. Senza lasciare da parte le armi vincenti, tuttavia c‘è la necessità di arrivare ad essere considerati la culla della cultura dei giorni nostri, magari scegliendo di puntare sull‘Expo 2015 per rilanciare il Brand Italia a livello globale.

L‘Italia sta comunque compiendo passi avanti per quanto riguarda l‘enogastronomia, grazie al prezioso contributo delle associazioni e dei consorzi, e si mantiene nella classifica mondiale tra i primi 25 paesi per il patrimonio artistico e culturale. Per quanto riguarda il turismo si posiziona però al quindicesimo posto, dietro a Francia, Spagna e Austria tra le destinazioni europee, mentre precede  Canada, ma anche Giappone e Stati Uniti tra le quelle più lontane. I recenti fatti di cronaca come i rifiuti in Campania, le alluvioni, i terremoti e gli scandali, hanno ottenebrato la percezione del nostro Paese come la patria della "Dolce vita".

Come marchio-Paese, abbiamo perso appeal per quanto riguarda anche la la percezione all‘estero della qualità di vita che possiamo offrire e della difficoltà di fare affari nel nostro Paese. Ciò dipende dalla trasparenza e la correttezza per il business che riusciamo a comunicare. Per parlare di buon cibo, shopping e spiagge e fregiarsene come fioere all‘occhiello bisogna prima avere una ‘giacca‘ elegante e sobria al quale appuntarlo, perciò comprendere la necessità di trasmettere un immagine socio-politica stabile e economicamente affidabile, puntando sulla qualità in tutto e per tutto.





Roberta Masella



Redazione MyMarketing.Net
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