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19/03/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

I significati dell’organizzazione

parole, comunicazione
Le organizzazioni sfidano spesso la nostra più ottimistica volontà di attribuir loro un senso. Lo smarrimento nasce spesso dal constatare distanze tra l’immagine data e la realtà praticata, e talvolta, dal riscontro di irrazionalità, incoerenza, improvvisazione, inconsapevolezza, debolezza tali da farci dubitare sulla lucidità del progetto imprenditoriale e sulla capacità del management di governare l’organizzazione.

Talvolta la nostra incapacità di dare senso discende da una lettura partigiana, da una sovrapposizione di nostre proiezioni, bisogni e significati a ciò che l’organizzazione appare invece capace di produrre.

Il fare ha sempre significati, anche quando appare inutile, non produttivo o addirittura distruttivo. Ogni fare è un ‘discorso’ che vuole produrre effetti, che vuole spingere ad un comportamento, che vuole prospettare una visione del mondo, che vuole affermare una relazione.

Il significare (signum facere) è far conoscere ad altri qualcosa con le manifestazioni dirette ed indirette del proprio fare. Ciò definisce una diretta rilevanza che i soggetti dell’organizzazione hanno nell’organizzare un ‘discorso del fare’, ovvero di organizzare tutte le tipologie di segni dell’organizzazione (parole, immagini, spazi, oggetti, comportamenti, ecc.) in un sistema coerente con quanto si vuole far recepire.

Il significare non è tuttavia possibile ‘a prescindere’ da chi interpreta, il quale ha degli stessi segni esperienze ed attribuzioni di significati non strettamente coincidenti ed a volte totalmente diverse.

Il ‘discorsodel fare’ è solo in parte governabile dall’organizzazione, in quanto, anche se consapevole e ben costruito, esso racconta solo una parte della realtà. In qualche modo ogni ‘discorso del fare’ travisa la realtà, ponendo in evidenza solo una parte del sistema di significati, la cui profondità è descritta dalle possibili attribuzioni dei possibili interpreti.

Ogni organizzazione racconta non solo ciò che vuole mostrare di essere, ma ciò che è e ciò che gli altri le attribuiscono di essere.

I significati dell’organizzazione si mostrano quindi non solo per ciò che l’organizzazione esibisce, ma anche per quanto l’organizzazione palesa indirettamente o inconsapevolmente o non mostra.

Ci sono molte strade per comprendere i significati dell’organizzazione.

Una prima strada è quella del riscontro delle evidenze.

L’evidenza fa vedere innanzitutto quello che l’organizzazione vuole raccontare di sé. Gli spazi, l’arredamento, il comportamento formale o informale del personale, le comunicazioni esplicite seguono, consapevolmente o meno, il copione di un modello di essere organizzazione, di mostrare la propria identità pubblica, di concepire il rapporto con gli altri.

Ma ciò che è evidente costruisce una priorità nel discorso organizzativo, ed ogni priorità mostra una doppia faccia: quella del porre in primo piano quanto si ritiene importante; quella di celare il resto. Quanto non appare in primo piano o è celato si mostra allora con altrettanta evidenza, come nel parlare umano un silenzio esprime l’inespresso.

Una seconda strada è quella della rilevazione delle vicinanze e delle distanze. Le vicinanze con oggetti e soggetti parlano dell’organizzazione per somiglianza: la conoscenza di quanto è preferito nelle scelte di oggetti e di persone descrive in qualche modo anche chi ha scelto. Però, quanto un’organizzazione racconta di sé prende anche le distanze da ciò che sta al suo opposto. E tanto più i significati che si vogliono veicolare sono enfatizzati, espressi con forza, tanto più ci si vuole e si vuole rassicurare di essere distanti proprio da quell’opposto, come il bambino che ha appena imparato ad andare in bicicletta senza mani lo grida ai quattro venti: la sua insicurezza diviene ostentazione.

Ad esempio, espressioni quali ‘Siamo un’organizzazione leader’ o ‘Qui non abbiamo conflitti’ celanoaffermazioni opposte: ‘Supponiamo che temiate che non siamo all’altezza’ o ‘Qualche casino lo abbiamo anche noi’.

Un’ulteriore strada è quella della analisi del lessico dell’organizzazione, ovvero dell’insieme delle ‘parole’ utilizzate. Quali sono le parole più utilizzate e perché lo sono? Ogni parola veicola l’innamoramento ad un significato che dà informazioni su una visione del mondo, sulle proprie intenzioni, i propri sogni, le prese di distanza, i fantasmi ed i nascondimenti.

Ancora di più possiamo rintracciare nelle ‘storie d’impresa’, come l’imprenditore, il gestore, le persone dell’impresa raccontano la loro storia imprenditoriale ed organizzativa, perché ogni storia è metafora di significati ulteriori. Come in ogni storia, è rintracciabile una trama, un intreccio di eventi che traccia il percorso di un protagonista, che ne descrive le fortune e le sfortune, che pone in evidenza difficoltà, ostacoli e nemici, che sottintende una ‘morale’.

Altre strade sono percorribili per rintracciare significati. Ogni significato scoperto aiuta gli attori dell’impresa a comprendere la propria identità organizzativa, fa intendere limiti e potenzialità, ridefinisce l’essere organizzativo dell’impresa, dialoga con altri significati, fornisce percorsi nuovi e nuove opportunità, diviene complessivamente strumento di consapevolezza e di intervento organizzativo.

Mauro Carletti

Senior Partner di COMITES srl

mc.comites@libero.it

www.comites.mi.it





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