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22/03/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Uova di Pasqua salate

Quest‘anno le uova di Pasqua peseranno ancor di più sui portafogli dei genitori: colpa del cacao che ha recentemente raggiunto il picco più alto degli ultimi 32 anni e si è fermato per il momento a 3600 dollari a tonnellata.

L’origine di questa impennata dei prezzi è una guerra civile in Costa d‘Avorio, fonte di quasi il 40% delle forniture mondiali di cacao, che ha quasi azzerato le esportazioni. Gli scontri sono tra i fedeli di Alassane Outtara e Laurent Gbagbo, il capo dello stato uscente che rifiuta l’esito delle elezioni e che sta tentando di assumere il controllo della produzione del cacao. In particolare tre associazioni di settore, la Federation of Cocoa Commerce, la European Cocoa Association e la Caobisco, hanno rilanciato l‘allarme: “L‘approvvigionamento e la lavorazione del cacao in Costa d‘Avorio sono gravemente ostacolati – affermano in un comunicato congiunto – L‘export si è fermato e i programmi per l‘agricoltura sostenibile incontrano seri limiti”. Ogni  incertezza sulla situazione politico-economica di questo paese si riflette pesantemente  sul prezzo del cacao. Nel periodo successivo alla sua indipendenza dalla Francia nel 1960, la Costa d‘Avorio era  una sorta di isola felice in mezzo a un mare di guerre civili, sebbene fosse stata governata fino al 1993 sempre dal solo Félix Houphouët-Boigny.

Questo benessere ha invogliato le multinazionali europee ed americane ad investire, tra l‘altro, nella produzione di cacao. Così, sotto la pressione dei diversi popoli immigrati per lavorare nell‘industria del cacao e del caffè, è esplosa la guerra civile nel 2002. Da allora le elezioni sono state procrastinate di anno in anno dividendo in due il paese, con motivazioni geografiche o religiose o a causa di pretesti qualunque per ripartirsi i proventi dell‘oro marrone. Poi lo scorso novembre le elezioni hanno avuto luogo e lo sfidante del nord, il signor Ouattara è stato riconosciuto vincitore dalla comunità internazionale. Ma il presidente in carico, il signor Gbagbo si rifiuta di lasciare il posto e forte di un esercito di miliziani ha deciso di autoproclamarsi vincitore col 51% dei consensi. Questa situazione ha causato la morte di centinaia di persone e Ouattara ha emanato un bando contro l‘esportazione del cacao. 

Sebbene non tutti abbiano rispettato il bando, la maggior parte del cacao della Costa d‘Avorio è  fermo  nei porti o nelle aree di stoccaggio. Nonostante le stime della produzione ivoriana siano molto buone il prezzo del cacao è schizzato a prezzi record da 30 anni a questa parte. L‘ultima trovata per trovare i fondi degli armamenti del signor Gbagbo, è stata una legge per nazionalizzare l‘industria del cacao e quella del caffè. Al centro del mirino sono finiti i produttori ivoriani, i quali non avendo la possibilità di stoccare adeguatamente il raccolto sono costretti o a spendere per conservarlo al meglio o a svenderlo al mercato nero, dove i compratori lo portano in Ghana per poi rivenderlo sul mercato come cacao ghanese. 

Al momento tutto sta nella decisione delle Nazioni Unite di creare un fondo internazionale per raccogliere i proventi della vendita del cacao e di fatto levarli dalle mani di Gbagbo. In seguito ci sarà da una parte una quantità immane di cacao pronta a invadere il mercato, e dall‘altra la possibile distruzione totale di tutta questa ricercata materia prima. Quest‘incognita ha recentemente causato un flash crash, ovvero nel giro di 30 secondi il prezzo del cacao ha perso circa il 10%, salvo poi recuperare quasi tutto nei successivi 15 minuti.

Gli effetti sono palpabili: l’aumento per il consumatore dell’uovo di cioccolato può sfiorare anche il 20%, che sia di marca o low cost, il costo sale alle stelle: il 9,3 per cento in più per un uovo medio di marca, il 9,7 per uno non di marca rispetto al 2009.  Le società europee attive nel paese africano sono state esortate dall‘Alto Rappresentante per gli Affari esteri della Ue, Catherine Ashton, a rispettare con maggiore rigore le sanzioni contro Laurent Gbagbo, che si ostina a non cedere l‘incarico di presidente a Alassane Ouattara, democraticamente eletto a fine novembre. Ma le premesse giustificano il timore che i prezzi – recentemente ai massimi da oltre trent‘anni – possano tornare a salire. “Le aziende hanno chiesto variazioni nel listino dal 4 al 10 per cento anche se Coop è impegnata a contenerne il peso sul consumatore”, ha detto Francesco De Rose, Category Manager di Coop a Repubblica.

 La Svizzera Lindt & Spruengl, che è finora riuscita a difendere i profitti grazie all‘aumento delle vendite (ieri ha comunicato utili 2010 di 242 milioni di franchi, in linea con le attese), prevede di dover alzare i prezzi nel secondo semestre, nonostante intravveda per quest‘anno un‘ulteriore espansione del 6-8% della domanda. Per la produttrice Venchi, la guerra al rialzo dei prezzi si potrà superare puntando sull’aumento del volume e la diversificazione degli assortimenti per mantenere il miglior rapporto qualità prezzo. Punterà sulla sorpresa, la Preziosi Food, la seconda azienda nel mercato che commercia, le uova con Gormiti ed Hello Kitty. Positive finora le vendite di uova Bauli e Motta. Non si sa se i prezzi scoraggeranno i golosi.

Per chi proprio non potrà farne a meno arrivano da Vienna soluzioni alternative e innovative:  a inventarli, per la gioia dei più golosi, è stato un pasticciere austriaco Rouven Haas. Si tratta di inalatori di cioccolato, speciali pipe che contengono essenza di polvere di cacao e che rilasciano un istantaneo gusto di cioccolata. L‘iniziativa è stata però criticata dai salutisti secondo i quali gli inalatori rappresenterebbero una minaccia per i bambini: incoraggerebbero a fumare sigarette, o peggio. Rimane la scelta, per i cioccolato-dipendenti, del vizio in cui cadere per una pasqua che non risulti troppo salata.


Roberta Masella


Redazione MyMarketing.Net
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