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29/03/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

La vita in un ‘tag‘

localizzazione, tracciabilità, geolocalizzazione
La connessione in mobilità è da tutti considerata un valore aggiunto che permette di aumentare la produttività e facilita il lavoro. Sempre raggiungibili via mail in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento con la possibilità di mantenere le relazioni e farci notare sui social network.

In molti però si stanno accorgendo che può essere anche un forte svantaggio soprattutto in termini di privacy a causa della geolocalizzazione. Cliccando sul tasto ‘ok‘ si inviano una serie di informazioni ad agenzie di marketing e pubblicità che molti ritengono ledano il diritto alla tutela della privacy.
Se una volta quindi l‘obiettivo era farsi notare, ora possiamo dire sia diventato l‘opposto, essere inosservati, ma in questo caso risulta molto più difficile da raggiungere. Dal computer di casa allo smartphone, sono migliaia le informazioni che costantemente inviamo a database che immagazzinano tutte le nostre web experience. Passino le acquisizioni di dati sugli acquisiti in rete, sulle pagine visitate, sugli argomenti di maggiore interesse, ma a molti essere tracciati anche nei propri percorsi su strada quando facciamo una passeggiata, è sembrato davvero troppo.

Un esempio viene dalla Germania dove il politico del partito dei Verdi Malte Spitz, ha ottenuto da Deutsche Telekom, dopo un anno passato tra lettere di avvocati e mail di esortazione, i dati sulla tracciabilità dei suoi spostamenti tramite il suo telefonino. Una segnalazione sulla geolocalizzazione ogni sette minuti; 38.831 in sette mesi, una quantità impressionante che ha fatto gridare allo scandalo.
Il deputato ha reso pubblici questi dati per far prendere coscienza dei pericoli a cui è sottoposta la nostra privacy. Le compagnie telefoniche si giustificano sostenendo che questi segnalazioni sono necessarie per determinare la ‘cella‘ più vicina con la quale rintracciarci e inviarci chiamate e messaggi. Le regolamentazioni sulla gestione di questi dati varia da paese a paese e in ogni caso, assicurano le compagnie, è molto stringente, sia per quanto riguarda la diffusione che il mantenimento.

Siamo quindi sicuri che la nostra privacy nell‘era digitale sia davvero al sicuro? Possiamo dire che, come al solito, molto dipende da noi. Scegliere di utilizzare Google Latitudes o Facebook Place o ancora Foursquare e l‘abitudine di ‘taggare‘ il luogo dove ci si trova  ci espone ai rischi della geolocalizzazione. Tutto produce una precisione impressionante che può generare un errore di pochi metri che rende la nostra vita privata alquanto trasparente.

Nei nuovi browser sono varie le funzionalità che permettono di navigare in sicurezza (D0 Not Track‘ in Mozilla Firefox 4 o la più conosciuta ‘navigazione in modalità nascosta‘ di Internet Explorer 9) per evitare di essere rintracciati. E se la Comunità Europea da tempo ha ingaggiato una battaglia contro i Cookies, ancora poco o nulla è stato fatto per evitare la tracciabilità con i telefonini ed in particolare gli smartphone.

Se in definitiva la voglia di socialità trova un forte sfogo nel web, allo stesso tempo possiamo sostenere che essa si traduce in una possibile e volontaria mancata tutela della privacy. A voi la scelta!
 

Andrea D‘Alessandro


Redazione MyMarketing.Net
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