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12/04/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

The worth of Internet

value of internet
Se fino a pochi anni fa l‘Italia era un paese che accusava un forte ritardo rispetto al panorama mondiale in merito a tutto quello che riguardava il mondo di internet, negli ultimi anni il gap si è notevolmente ridotto tanto da portare la voce legata all‘economia del web a superare il 2% del Pil.

Quanto vale quindi Internet nel belpaese? 31, 6 miliardi nel 2010, secondo uno studio del Boston Consulting Group commissionato da Google e redatto con la consulenza di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente presso l‘Università Bocconi. Ben il 10% in più rispetto al 2009, una crescita ben maggiore di altri comparti che hanno lo stesso peso specifico nella formazione del Pil.
Dallo studio si deduce che il web è in grado di generare ricchezza, il che porta a chiedersi cosa si intenda per valore di Internet, da cosa sia costituito e quali siano i settori trainanti.

Più della metà dei 31,6 miliardi, il 55%, è formato dal consumo di prodotti e servizi sulla rete tra i quali troviamo in testa il turismo. A seguire l‘informatica, elettronica di consumo e abbigliamento; per il restante 45% invece si fa riferimento agli investimenti dei privati e delle istituzioni pubbliche nel settore Ict. Per il privato si parla di 11,1 miliardi mentre il pubblico si è attestato a 7,2 miliardi, cifre alle quali vanno sottratte le importazioni nette.

Molti avranno notato la sempre più costante presenza, sui media, di pubblicità riguardanti il cosiddetto mondo del gaming. Il poker on line e le scommesse sulle partite di calcio, corse automobilistiche e di moto, fanno parte di questo grande contenitore che nell‘anno precedente ha superato la quota di 4 miliardi di euro. Un settore di grande successo in cui si sono riversati una grande quantità di investimenti.

Ma il valore di Internet deve essere calcolato anche prendendo l‘indotto, cioè tutte quelle merci di cui ci si è informati su internet ma che sono state comprate nel mondo reale. In questo modo la web-economy salirebbe al valore di 56 miliardi, superando così il 3% del Pil.

Lasciando il mondo delle cifre, passiamo invece ad analizzare l‘impatto che il web, e in particolare il web 2.0, ha avuto sul tessuto economico italiano costellato dalla classica struttura della Pmi.
All‘interno del report del Boston Consulting Group, si ha una tassonomia che distingue le imprese online-attive che fanno e-commerce e marketing su internet, le imprese che hanno solo un sito vetrina e le imprese che ignorano completamente la rete.

Le aziende attive hanno fatto registrare un aumento dei ricavi pari all‘1,2% mentre le altre due categorie hanno chiuso con un segno negativo il 2010. Dalla lettura di questi dati viene fuori il ruolo strategico che il web deve avere nella stesura del piano d‘azione di una azienda. Secondo Stefano Maruzzi di Googe Italia, sono “interessanti le previsione della web-economy che verrà con una crescita annua del 13-18% da qui al 2015 quando la torta potrebbe valere tra il 3,3 e il 4,3% del Pil.”

Andrea D‘Alessandro


Redazione MyMarketing.Net
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