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22/04/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

L‘oblio della rete

È più facile smaltire scorie radioattive di quanto lo sia sbarazzarsi di un‘informazione sul web.

Sembra giunto al termine il momento idilliaco in cui le speranze di tutti gli amanti della democrazia e della libertà erano rivolte a internet, per il ruolo d‘informazione che la Rete svolgeva desacralizzando il rapporto tra i media e gli utenti. Quello che oggi viene rivendicato, in Italia come in Europa, è il diritto di ogni cittadino a non essere ricordato sui media per qualcosa che non riflette più la sua identità.

Il problema è complesso ed esiste. Sono tutti concordi nel ritenere che le persone cambiano e spesso cambiano radicalmente punti di vista. E il rischio o l‘inconveniente della Rete è che alcune informazioni su di noi saranno sempre reperibili, in un ordine di visualizzazione difficilmente controllabile, ma soprattutto indelebile. È buona norma per chi naviga ricordarsi dell‘autocontrollo: qualsiasi contenuto si stia per pubblicare, aldilà delle emozioni che ci spingono a farlo, una volta in Rete rimarrà sospeso in quel limbo di memoria dal quale nessuno, o quasi, lo potrà strappare.

Infatti i motori di ricerca come Google possono mostrare siti che riportano fatti vecchi e incresciosi, su persone o aziende e solo un giudice o il Garante della privacy può imporre ai motori di non mostrarli più agli utenti. Anche per quanto riguarda le notizie apparse sui giornali cartacei, se una volta erano chiusi nelle redazioni, oggi sono visibili online e chiunque può consultarli. In Italia, il Garante della privacy ha chiesto a Google di non indicizzare le notizie degli archivi dei giornali. Chi volesse consultare i vecchi fatti di cronaca dovrebbe compiere un iter più lungo. Anche siti come Flickr e YouTube ospitano foto o video condivisibili ovunque e da chiunque, magari non caricati dagli interessati e ugualmente compromettenti. Stesso discorso per blog, o siti altrui, così come per i social network dai quali nonostante la cancellazione di un profilo, le proprie azioni lasceranno ugualmente un‘impronta incancellabile.

Sembra un paradosso, ma a spendere parole di preoccupazione su questo tema è stato proprio colui che attraverso internet ha creato uno scandalo diplomatico internazionale di proporzioni gargantuesche: Julian Assange. Secondo il giornalista australiano Internet non è in tutti i casi “una tecnologia che favorisce la libertà d‘espressione”. E non è sempre “una tecnologia che tutela i diritti umani”. Altresì “può essere sfruttata per mettere in piedi un regime totalitario basato sulla sorveglianza come non si era mai visto prima".

A Bruxelles in un dibattito sulla Privacy platform per la revisione della direttiva europea sulla protezione dei dati, il Commissario Viviane Reding si è detta convinta della necessità di rinforzare il principio della protezione dei dati personali implementando l‘attuale normativa, nonostante sia già sancito sia dalla carta dei diritti fondamentali che dal Trattato europeo. Si parla di diritto all‘oblio, che dia la possibilità alla gente di poter ritirare il proprio consenso ai dati che li riguardano e che circolano in rete, al diritto ad essere informati su quali dati vengono raccolti da chi e per quali fini. In definitiva, si richiede più trasparenza e garanzie di tutela della privacy: l‘aggiornamento della direttiva sulla privacy dell‘Unione europea riguarderà anche le imprese basate fuori dall‘Unione europea, ma con clienti europei, Google e facebook per primi.

In Italia, già nel 2009,  l‘onorevole Lussana si era mossa in questo senso con un disegno di legge (Nuove disposizioni per la tutela del diritto all‘oblio su internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale) in cui si proponeva il diritto all‘oblio, ovvero il diritto alla tutela della propria riservatezza, per persone indagate o imputate in processi penali. A detta di molti si trattava di una mera difesa di categoria per i politici invischiati in processi che, con nomi, cognomi e circostanze perennemente disponibili su Google, li mettevano in serie difficoltà di fronte all‘elettorato. In ogni caso la proposta venne accantonata.

Va considerato che una parte della classe dirigente di oggi è figlia di una cultura dell‘attivismo politico degli anni Settanta spesso sfociata in violenza e illegalità, e gli errori  o eccessi giovanili non dovrebbero essere scontati una volta raggiunto un diverso grado di maturità o dopo un‘evoluzione o un cambiamento radicale sia a livello personale che riguardo al proprio ruolo pubblico. Chi tirava i sanpietrini a vent‘anni, oggi magari è un deputato o ha incarichi istituzionali. E‘ evidente che, quantomeno, le idee e le frasi più estremiste che poteva esprimere a vent‘anni, oggi le rinnegherebbe con forza. Immaginatevi se quelle sue frasi, foto, audio, video, fossero tutte in rete e pienamente disponibili anche oggi.

Le preoccupazioni sono legittime, ma non vanno tutte nello stesso senso e il bancone si divide tra chi rivendica il diritto all‘anonimato e alla possibilità di riscattarsi nonostante la rete, e chi dall‘altra parte non vede altra minaccia nella memoria se non quella della verità e nell‘oblio una facile scappatoia manipolatoria.


Roberta Masella


Redazione MyMarketing.Net
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