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06/05/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Lunga vita all‘email!

email
L‘email regge benissimo alle speronate della corazzata social. Dal 1972, anno in cui fu inventata, miliardi e miliardi di bit hanno riempito le nostre mailbox rivoluzionando per sempre la comunicazione.
Un groviglio di chioccioline s‘è riversato in ogni angolo del globo e malgrado prenda sempre più piede la sincopata comunicazione di status e cinguettii virtuali, è sempre all‘email che torniamo quando dobbiamo affrontare una comunicazione importante.

Palese dimostrazione è il successo di servizi di messaggistica come Gmail e l‘evoluzione della posta interna a facebook, con l‘indirizzo @facebook.com attaccato al nostro username.
L‘ultima ricerca commissionata dalla Microsoft non lascia spazio a dubbi, la posta elettronica non è affatto in crisi, anzi. La società MarketTools ha intervistato 1268 professionisti e studenti. Un plebiscito: il 96% ha riicevuto più mail dell‘anno prima o comunque lo stesso numero. I messaggi di testo sono cresciuti, gli sms restano stabili.

Metà delle giornate lavorative è dedicato proprio al controllo delle mailbox. L’email viene preferita per gli invii multipli (74%), per conservare una traccia di una conversazione (73%) e soprattutto per ricevere informazioni dettagliate (65%).

Paco Contreras, Microsoft Group Product Manager, ha definito il sondaggio "un‘osservazione indipendente sull’utilizzo dei diversi strumenti di comunicazione a disposizione". Gli ha fatto eco Takeshi Numoto, Microsoft Office corporate vice president: "Proprio come l’email non ha ucciso il telefono e i video non hanno ucciso la radio, anche i nuovi strumenti di comunicazione non uccideranno l’email".

Senza francobolli e senza code all‘ufficio postale, il postino virtuale continuerà a fare gli straordinari.
Un serpentone di parole e allegati ci terrà compagnia, tra una chat e un tweet. Ci sarà sempre un‘email che ci aspetta. Una dipendenza che ha i suoi ritmi e i suoi tic, come ha dimostrato la ricerca dell‘Università del Maryland  “The world unplugged”: son bastate 24 ore offline per mandare al tappeto gli iperconnessi futuri dottori. Le loro parole testimoniano il senso di scoramento che ci avvolge quando resta solo il silenzio e i vecchi modem non gracidano più: “Il senso del nulla mi ha invaso il cuore. Una leggera tensione mi avvolge. Sento di aver perso qualcosa di importante”. “Avevo un tale bisogno di collegarmi, riuscivo a controllarmi a fatica”, “Mi sentivo solo”, “Il silenzio mi stava uccidendo”, “Avevo l‘ impressione che mi fosse stato amputato un braccio”, “Stavo seduto sul letto, non avevo nulla da fare”. Dovremmo ricordarcelo quando ci sentiamo travolti dal nostro carico quotidiano della nostra inseparabile posta elettronica.
 


Antonino Pintacuda


Redazione MyMarketing.Net
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