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20/06/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Se Facebook è in vena

La comunicazione sociale deve affrontare nuove sfide per penetrare nella cortina di informazioni che ci sommergono, e, oggigiorno, il mezzo migliore per trovare donatori è il più popolare dei social network: Facebook.

Per questo motivo la Fidas di Gioia del Colle (in provincia di Bari) ha ospitato un seminario di comunicazione sociale per analizzare il rapporto tra mondo del volontariato e social network con particolare riferimento alla donazione del sangue. La conferenza si è svolta proprio in concomitanza con la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, anniversario della nascita di Karl Landsteiner, che scoprì i gruppi sanguigni e il fattore Rh, per questo due volte insignito del Premio Nobel. Quest‘anno ricorre la 7° edizione e la Fidas di Gioia del Colle ha voluto celebrarla, se pur con qualche giorno di ritardo.

“Se oggi i social network sono luogo di elezione delle relazioni dei digitali nativi, gli utenti sono i donatori di sangue del domani. I volontariato e l’impegno sociale possono essere la risposta ad una ricerca di partecipazione, ma bisogna esserci, mettersi in contatto ed essere disposti a mettersi in discussione”. Lo ha detto il sociologo della comunicazione dell’Università di Udine, Francesco Pira, lo scorso sabato in occasione del seminario sulla comunicazione sociale ‘Donare il sangue nell’era di Facebook‘ svoltosi appunto a Gioia del Colle nell’ambito della manifestazione ‘Gioia per tutti e tutti per Gioia‘.

Ad aprire i lavori il sindaco Piero Longo che ha avuto parole di grande apprezzamento per il lavoro svolto sul territorio dalla Fidas Gioia esprimendo il forte rammarico di non aver messo a disposizione della sezione un locale dove poter effettuare i prelievi di sangue. A moderare il seminario e introdurlo, la Presidente Maria Stea che ha ringraziato Pira, ormai Socio Onorario della Fidas gioiese dal 2009, per la presenza. I lavori sono stati conclusi dalla Presidente Fpds Rosita Orlandi che si è complimentata anche con i tanti numerosi giovani presenti all’iniziativa. Nel  pomeriggio infatti, lo spazio è stato dedicato a un‘iniziativa per i giovani dirigenti dell’Associazione: un laboratorio su come fare un video per incrementare la donazione del sangue in cui tutti i partecipanti hanno portato le loro riflessioni sulle possibilità di trasmettere i valori della donazione attraverso la creazione di contenuti capaci di sintetizzare l’attività della Fidas sul territorio e di renderlo gradevole attraverso una combinazione di testo, suoni, immagini e testimonianze.I contenuti elaborati serviranno per un Video ufficiale dell’Associazione.

Ritornando a quanto detto dal Professor Francesco Pira durante la sua puntuale e articolata relazione sono stati anche commentati i dati relativi all’uso di Facebook in Italia resi noti nei giorni scorsi dal Country Manager di Facebook Italia, Luca Colombo. “Sono 19 milioni gli utenti italiani di Facebook attivi ogni mese- ha sottolineato Pira -. Ben 5 milioni accedono dal cellulare, il 54% sono uomini, il 46% donne e il 35 % degli utenti ha più di 35 anni. La tragedia di Haiti prima, il terremoto dell’Abruzzo poi, dimostrano che il passaparola su internet ha assolto una funzione centrale di mobilitazione e presa di coscienza dell’opinione pubblica, oltre che avere dato luogo ad azioni concrete come la raccolta fondi o l’organizzazione logistica e operativa. La mobilitazione sul referendum evidenzia che sulle grandi questioni la rete assolve un ruolo forte, seppur non unico”.

“Il problema è culturale: attraverso la rete noi affrontiamo i problemi quotidiani. Il lato positivo di Facebook e i social network è che possono fungere da strumento di mobilitazione, restituendo consapevolezza attraverso l‘informazione -  continua Pira -. La conduzione della campagna elettorale di Obama è stato un‘ennesima dimostrazione del grande potere di Facebook, della possibilità che offre di portare all‘attenzione di una gran parte della società problemi che nascono dal basso e la cui eco giunge fino ai media, ma ha anche evidenziato la differenza dell‘uso che se ne fa in Italia, dove gli argomenti nascono comunque dai media, per poi svilupparsi nella Rete”.

Pira ha anche parlato di buonsenso nell’uso di tutti i social network ponendo ai presenti alcune domande: “L’individuo è davvero protagonista? Controlliamo questo spazio di relazione? Fino a che punto posso raccontare quello che mi capita sapendo che andrà oltre la pagina del mio profilo? Mi posso fidare dal mio social network?” Domande a cui si è tentato di dare delle risposte rispetto anche alle esperienze fatte soprattutto dai giovani presenti.

Sorge spontaneo il dubbio: come è possibile diffamare o speculare su un‘associazione di donatori di sangue? Purtroppo non è raro incorrere in episodi del genere in cui addirittura i giornali giungono a riportare notizie non verificate che nascono dai social network e poi si scoprono fasulle e completamente opera di fantasia, ad esempio la storia di Amina Arraf, giovane e bella blogger siriana, lesbica, perseguitata a Damasco e oggetto di violenze, conclusasi quando Tom MacMaster, attempato studente americano, che vive ad Edimburgo, ha dichiarato di essere lui ‘A Gay Girl in Damascus‘. Il pericolo reale della realtà social è infatti quello di creare un‘esistenza parallela in cui avviene perdita di coscienza per omologarsi e adeguarsi a un unico format imposto dall‘alto. In una recensione di Zadie Smith al film The Social Network, pubblicato sull’ ultimo numero della New York Revue of Books Generation Why?, la giovane narratrice britannica esprime la propria preoccupazione sostenendo il pericolo di diventare 500 milioni di vittime consenzienti, imprigionate nei pensieri spensierati di uno studente.

Lo stesso professor Pira ha detto di essere rimasto deluso dal film, da cui sperava di trarre una spiegazione di come mettere insieme 500 milioni di persone, mentre ancora una volta l‘attenzione era sul singolo, su relazioni di coppia o amicizia, concentrandosi su come vincere cause e ‘fregarsi‘ a vicenda. Per costruire qualcosa di positivo è invece necessario il confronto, l‘utilità dei social network deve appunto essere volta a tematiche sociali; affinché ciò accada, però,  in un momento in cui le informazioni ci sovrastano, “bisogna conoscere i linguaggi e le prospettive per gestire la situazione”.

“Una giornata molto proficua -ha commentato al termine la Presidente Maria Stea - che ci permette di lavorare per fare quel salto di qualità nella nostra comunicazione utile ad aumentare il numero dei donatori, ma anche ad avvicinare giovani alla nostra associazione”.





Roberta Masella



Redazione MyMarketing.Net
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