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09/07/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

Behavioural advertising

media
Aggiorni lo status di Facebook e sul tuo profilo appare della pubblicità che si riferisce alle parole appena digitate? Prenoti un viaggio e il prossimo banner che vedi offre un alloggio nella località che hai scelto? Stai guardando un programma TV e tutte le pubblicità sembrano ritagliate su misura per il tuo palinsesto personale? Come è possibile?

Tutto ciò che fai sui media digitali lascia una traccia che descrive i tuoi interessi, abitudini, modi di essere. Il potenziale economico di queste informazioni non è sfuggito alle aziende, che hanno cominciato ad erogare pubblicità alla quale l’utente dovrebbe essere più interessato.

Nel caso di internet, il sistema per tracciare i profili comportamentali esiste già e si basa sull’elaborazione delle informazioni derivanti da motori di ricerca, cookies, frammenti di testo memorizzati che permette di identificare il profilo dell’utente permettendo, quindi, di venire a conoscenza di cosa clicca, cerca e quanto tempo passa su una pagina.

Per quanto riguarda la TV, sarà Sky UK la prima ad implementare questa tecnologia utilizzando informazioni fornite dal cliente e quelle ricavate dall’analisi di ciò che vede in TV. L’obiettivo è creare un quadro che descriva quali tipi di prodotti e servizi possano essere più interessanti per lo spettatore. Canali preferiti, programmi più seguiti e modalità di fruizione saranno le informazioni utilizzate per mirare ad un target sempre più specifico.

Il primo problema “etico” sollevato dalla pubblicità comportamentale è ovviamente quello della privacy, dato che questa tecnica potenzialmente, offre la possibilità di ricostruire, in modo molto dettagliato, le attività online e le abitudini televisive degli interessati, a totale insaputa di questi ultimi.

Per rassenerare gli utenti sull’intrusività del sistema ci hanno pensato i principali protagonisti dell’industria pubblicitaria online europea (Google, Yahoo!, Microsoft e BBC Worlwide), che hanno appena firmato un accordo di autoregolamentazione, con il quale si impegnano a segnalare con un’apposita icona le pubblicità comportamentali presenti sulle loro pagine.

Sky, invece, sta affrontando la questione privacy inviando un avviso a tutti i suoi clienti, il quale li avverte di un cambiamento nei termini e nelle condizioni, che include il diritto da parte della compagnia di “usare le informazioni circa i programmi e i canali seguiti”.

La direttiva e-privacy (2002/58/CE), infatti, dice chiaramente che “per memorizzare o accedere lecitamente ad informazioni archiviate nell’apparecchiatura terminale di un utente” sia necessario il consenso preventivo ed informato dell’interessato.

Behavioural advertising: valore aggiunto per l’utente al quale vengono mostrate solo pubblicità alle quali è realmente interessato o ulteriore strumento a servizio del “Grande fratello” globale?

Alberto Lo Rito



JWT Chuco
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