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01/09/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Google senza veli

Scade quest‘anno l‘accordo tra Mountain View e l‘Università di Stanford per la cessione dell‘utilizzo di Pagerank: l‘algoritmo che è alla base del motore di ricerca, la ‘formula magica‘ che ha riscritto la storia della ricerca in rete, il business su cui Google ha edificato il proprio impero.

Pagerank è l‘essenza di Google: ideato e messo a punto tra il 1996 e il 1998 da Sergey Brin e Larry Page, che all‘epoca erano due semplici studenti a Stanford si vide brevettato a nome dell‘istituto e dato poi in concessione d‘utilizzo esclusivo alla piccola società fondata dai due giovani ingegneri. L’algoritmo (http://ilpubs.stanford.edu:8090/361/) parte dal concetto di base che non fosse sufficiente il contenuto di una pagina web per stimarne l‘importanza, ma fosse necessario calcolare il numero di pagine che ad essa si allacciano e alla loro attendibilità.

Nasce così una nuova scala di valori di cui Google si fa garante, secondo l‘ordine dei risultati evidenziati dal motore di ricerca. Il brevetto registrato a nome di Brin e Page scadrà poi definitivamente nel 2017. Google al momento non si pronuncia su un eventuale interesse a mantenere o rinnovare la licenza  e anche da Stanford non giungono novità.

Inizia un nuovo capitolo: oggi i maggiori investimenti non finiscono più nella mera ricerca, che ormai è inevitabilmente ‘connessa‘ al mondo del social, regolato da principi ben diversi da quelli di Pagerank. Lo dimostra il fatto che, con tutta probabilità, non ci sarà nessuna calca attorno al boccone succulento dei diritti d‘utilizzo. Nel frattempo, Google continuerà ad avvalersi del Pagerank tra i propri criteri di ricerca, sebbene ci tenga a precisare che col passare del tempo il motore di ricerca abbia elaborato e utilizzi altre decine di parametri, tra cui lo stesso Pagerank. 

Proprio perchè il criterio non è più basilare per Google, è possibile che da Mountai View si alzi il sipario sul segreto del proprio successo, con la certezza che l‘evoluzione di BigG non si fermerà per questo.

Roberta Masella


Redazione MyMarketing.Net
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