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01/09/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

Life in a Day: lo scardinamento dello storytelling tradizionale

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E’ uscito a fine luglio nelle sale cinematografiche americane il primo film creato e generato dagli utenti del famoso social network YouTube: “Life in a Day.”

Un progetto pensato e creato da YouTube (in onore dei suoi cinque anni), in collaborazione con Ridley Scott Associates e LG Electronics. Il film, edito da Kevin Macdonalds, è un intreccio di storie e clip amatoriali che gli utenti che hanno accettato di partecipare a questa iniziativa hanno ‘catturato’ con la loro videocamera il 24 Luglio 2010.

A distanza di un anno, il primo esperimento cinematografico globale sta facendo parlare molto di sé:innanzitutto perché fa riflettere sulla democratizzazione dell’industria cinematografica, dove la semplicità e l’assenza di effetti speciali vengono addirittura premiati – in pieno rigore ‘social mediatico’.

‘Filmed by YOU’, titola il trailer del film – e in effetti il migliore aspetto del documentario è proprio il fatto che non si parla di eroi o eroine interpretati da attori perfetti. Al contrario, l’umanità intera è rappresentata nel film, con i suoi amori, le sue paure e le sue speranze.

Così come sui social media la regola principale è la trasparenza e l’essere sempre fedeli a se stessi, anche in ‘Life in a Day’, si accentua l’amatorialià delle clip scelte, e il fatto che i protagonisti siano persone comuni. Così come ha dichiarato lo stesso Macdonalds inuna recente intervista, nel documentario si cerca di sottolineare la straordinarietà dell’ordinarietà. E come spesso accade nel mondo online e ogni volta che si para con i nativi digitali, per esaltare lo straordinario inaspettato, si scardinano quelli che sono i principi dello storytelling.

Non c’è più infatti l’archetipo Vogleriano del viaggio dell’eroe, in cui il protagonista lascia il mondo dell’ordinario per entrare nel mondo straordinario, combattere la sua battaglia e tornare con l’elisir: la cosiddetta Generazione ME non ha bisogno di nessuna pozione magica, perché è convinta di essere straordinaria così com’è.

“Life in a Day” ben raffigura questa credenza e fiducia in noi stessi tipica della generazione dei nativi digitali. Mentre Macdonalds è convinto che tutti coloro che hanno sottomesso le proprie clip video siano semplicemente stati ‘generosi’, si inizia a fare strada l’idea che la ricerca della fama e della gloria, assieme alla voglia di raccontare e di essere protagonisti della propria storia siano stati i motori principali che hanno messo in moto la macchina dietro al documentario globale.

Il risultato, però, è un qualcosa di estremamente commovente, un inno alla vita – nonostante alcuni lati oscuri come malattia e morte emergano in alcune clip.

Il messaggio, confezionato in un modo estremamente originale e senza una linea narrativa ben precisa, è ben lontano dall’essere semplicemente l’imposizione di un modello d’azione da seguire – come invece propongono tutti gli altri film. Life in a Day, al contrario, non dice cosa è giusto e cosa è sbagliato, non da consigli di vita, né ci aiuta a capire come dovremmo comportarci in certe situazioni. Al contrari il film è un inno alla vita stessa, e alla capacità straordinaria di ogni essere umano di essere perfettamente ordinario.


Cristina Villa


Redazione MyMarketing.Net
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