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26/09/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Aziende 2.0: lavori in corso

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Aziende italiane e web. Un rapporto di “amore e odio” che sembra non trovare davvero pace. Budget limitati, risorse umane ridotte all'osso e strutture dedicate spesso improvvisate sono infatti all'ordine del giorno, in particolar modo se sotto la lente d'ingrandimento vengono messe le piccole e medie imprese.
Proprio sule modalità di approccio al web delle aziende italiane ha voluto far luce un'indagine condotta da Cohn & Wolfe in collaborazione con AstraRicerche e con il Laboratorio di Ricerca Economica e Manageriale dell'Università di Udine su un campione di 101 intervistati tra il mese di agosto e settembre 2011.
“Il potenziale dei nuovi mezzi di comunicazione non è ancora stato colto nella sua interezza e, a fronte di un alto tasso di adozione, sono ancora poche le realtà che vi dedicano risorse idonee e modellano il proprio assetto organizzativo per gestirne complessità e pervasività”, questo il verdetto definitivo scaturito dall'analisi della ricerca.
Il sito web istituzionale è un elemento imprescindibile nel 97% dei casi, ma solo il 22% è però dotato di e-shop; percentuale che sale al 35% per le grandi aziende.  Facebook (60%) e YouTube (60%) sono le piattaforme più utilizzate, seguite da Twitter (38%), Flickr (18%) e Foursquare (8%). Il 35% del totale possiede un blog aziendale.
Valori ancora meno brillanti, invece, sul fronte investimenti e risorse umane impiegate, con il 65% delle aziende che destina ai nuovi media meno del 10% del budget totale di comunicazione e con il 60% che dedica una media di un'unità e mezza alle attività online. E non finisce qui. La ricerca ha anche rivelato come il 57% delle aziende tende a mantenere l'attività di social networking all'interno della struttura societaria; solo l'11% di esse affida queste attività in outsourcing. Per il 61% del totale, inoltre, l'avvio delle attività di social media relations non ha in alcun modo cambiato l'assetto societario e, solo il 12%, ha coinvolto in tali attività la propria unità di customer service.
Uno scenario, questo, sottolineato anche da Brooke Hovey, Vice President Americas di Cohn & Wolfe Digital:  “Sono molto colpita dai risultati emersi dalla ricerca, soprattutto per il massiccio utilizzo che viene fatto in Italia dei social network. Purtroppo, però, in confronto con gli Stati Uniti gli investimenti sono ancora molto ridotti rispetto alla proliferazione dei canali attraverso i quali le aziende comunicano. La soluzione dovrebbe essere in una strategia che permetta di focalizzare gli investimenti solo sui canali più appropriati. Questo potrebbe consentire di colmare il gap con gli Stati Uniti”.
Oltre a questo, in più, dalla ricerca emerge anche una cattiva organizzazione all'interno delle aziende che, raramente, fanno intervenire tutte le divisioni, in particolar modo quella dedicata al customer service, quella che, almeno sulla carta, dovrebbe essere la più coinvolta.
Spesso e volentieri, inoltre, le attività multimediali vengono improvvisate e non inserite – come in realtà dovrebbero essere - all'interno di un articolato piano di comunicazione. “Le attività sui social network devono essere comprese all'interno di un'articolata strategia in cui si guardi alla comunicazione in modo integrato”, puntualizza infatti Brooke Hovey. “E' bene infatti che ogni iniziativa non venga considerata a sé stante, ma che ben si integri con tutte le varie attività di comunicazione”.
Per chiudere il cerchio, infine, dalla ricerca emerge anche che, ben nel 61% dei casi, i riassestamenti a livello organizzativo che ci si poteva aspettare con l'avvento del Web 2.0 non ci sono ancora stati. Insomma, se è vero che per l'azienda 2.0 i lavori sono ancora in corso, è altrettanto vero che i lavori sono appena iniziati. Speriamo però di non trovarsi di fronte il proverbiale “Duomo di Milano” o, ancora peggio, la tanto discussa “Salerno-Reggio Calabria”.

Roberto Bonin



Redazione MyMarketing.Net
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