| Nonostante
le difficoltà imposte da una crisi difficile da superare, prosegue senza soste
il processo di innovazione ambientale messo in atto dal sistema produttivo e
distributivo.
Uno sforzo
il cui obiettivo prevalente è di migliorare l’efficienza e la
competitività ma che sviluppa poi il massimo vantaggio
aziendale solo quando questo impegno viene premiato anche dalla
percezione e dall’attenzione dei diversi portatori di interesse.
E questo
ultimo valore aggiunto sembra essere, come sappiamo, il più
difficile ed incerto da acquisire. Ricordate la discussione sulla vitalità del
green marketing? Una polemica che, a quanto pare, l’estate sembra aver portato
via con sé, ma che testimonia come le aziende (almeno quelle più grandi,
preparate o motivate) sanno come si fa ma non sanno ugualmente bene come
raccontarlo.
Una ricerca
di Interbrand determina una graduatoria fra i brand che si stanno
impegnando maggiormente sul terreno della Green Economy. Una graduatoria che
guarda caso viene determinata proprio dall’equilibrio fra le performance
effettivamente conseguite e la percezione che di queste ha la pubblica
opinione. Paradossalmente si potrebbe pensare che in alcuni casi convenga
investire un po’ meno in efficienza energetica e un po’ di più nel comunicare
al mercato ciò che si sta facendo.
Ma a
pensarci bene è solo un paradosso apparente se ci rendiamo conto di quanto
grande è l’impatto delle scelte e dei comportamenti dei consumatori e di
come questi chiedono ancora di essere informati ed ‘istruiti’ dai loro brand di
fiducia . E non pensiamo sia un problema solo dei grandi marchi. Tutte le
aziende hanno il loro pubblico, magari fosse solo quello dei loro dipendenti!
Mario
Iesari esperto green marketing e strategia ADVB Strategic Minds
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