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04/11/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

Dead Drop

USB, social marketing
Condividere è l’imperativo del web 2.0. L’abitudine allo ‘sharing’ potrebbe però non essere più prerogativa esclusiva del mondo virtuale e approdare al mondo reale sfruttando particolari supporti fisici sparsi per la città.

Aram Bartholl, berlinese, membro del New York’s Fat lab art and technology collective, è autore nel 2010, di un’installazione di file sharing urbano sviluppata all’Eyebeam Art & Technology Center di New York.

Il giovane artista ha posizionato delle chiavette USB in vari punti della città usando le intercapedini dei muri.

Il nome ‘Dead drop’ viene da ‘dead letter box’: terminologia dello spionaggio che indica un posto segreto dove scambiarsi informazioni o altro senza incontrarsi direttamente.

Si tratta di un vero e proprio network peer to peer anonimo che sfrutta luoghi pubblici e non ha bisogno della rete per vivere. Chiunque, infatti, può agganciare il proprio device e prelevare o lasciare ciò che vuole: appunti, musica, video, film, articoli, etc.

Come si legge nel Dread Drops Manifesto, “Dead Drops is an anonymous, offline, peer to peer file-sharing network in public space. Anyone can access a Dead Drop and everyone may install a Dead Drop in their neighborhood/city.”

La filosofia è quindi quella della libera partecipazione, dove la città stessa diviene una rete di scambio multimediale complementare e alternativa ai canali di condivisione mainstream.

Oltre alle prime cinque memorie installate da Bartholl a New York, oggi sono sparse per il mondo 104 dead drops con una capacità complessiva di circa 260 Gb.

Anche in Italia il fenomeno sta prendendo piede. Andando sul sito deaddropita.wordpress.com si possono consultare le mappe dei luoghi dove trovare le USB e ottenere aggiornamenti sui nuovi spot che vengono creati. Al momento è possibile trovare delle installazioni a Bologna, Roma e Milano.

La replicabilità del sistema lo rende potenzialmente virale e favorisce la produzione dal basso di nuovi punti di contatto ‘reali’ sfruttando dati immateriali.

Questo approccio, al di là della filosofia peer-to-peer, si presta a possibili utilizzi di marketing non convenzionale. Nell’immediato futuro, non ci sorprenderebbe che i dead drops venissero inseriti nei piani di comunicazione dei brand e quindi vedere chiavette usb posizionate nei touchpoint del target, in modo tale da raccogliere e offrire contenuti tematizzati: diete o video di allenamenti vicino ad una palestra, o brani di un gruppo emergente vicino ad un locale che fa musica del vivo, o, ancora, ricette nei pressi di un supermercato.


Alberto Lo Rito
JWT Milano




JWT Chuco
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