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13/11/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

Se un tweet ti cambia la vita, le mille storie dal microblog

twitter

Dopo Facebook, anche la piattaforma dei cinguetti si prepara al lancio di un proprio sito di Stories, su cui raccogliere le avventure più stravaganti, affascinanti e divertenti che sono state vissute attraverso il microblogging, in pillole da 140 caratteri. Si chiama Twitter Stories, la pagina web sulla quale convergono le storie più interessanti, strampalate o con più seguit l'importante è che siano state raccontate dagli utenti a forza di tweet. La società, guidata da Dick Costolo, ha in breve realizzato un sito sulle orme di Timeline, il progetto che a settembre scorso era stato presentato da Facebook. Le 'Storie di Twitter' ricalcano il modello della Timeline in un tentativo di ristrutturare il contenuto liberamente pubblicato dagli utenti così da offrire un racconto più vasto, esauriente e che non si limiti ai soli 140 caratteri disponibili in un tweet. Raccogliendo tutti i piccoli pezzi, senza tempo o spazio ben definiti, vengono ricostruite delle storie intere e trovano senso, gli utenti si riconoscono in esse e, con 100 milioni di utenti, le storie possono diventare davvero interessanti. Se ad agosto 2010, l'idea era di mettere su un 'Twitter Tale', un anno dopo il progetto viene ripresentato con un altro nome e poche variazioni, ma la scelta è di dare voce principalmente ai tweet della gente comune, per raccogliere il punto di vista del maggior numero di persone. Nascono così le storie di Lilly, una cagnolina abbandonata in fin di vita la cui vicenda è stata seguita da una coppia che se n'è presa cura, passando poi da Alyssa Milano, nota attrice e attivista della associazione PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), grazie al suo interessamento, Lilly ha potuto ottenere tutte le cure occorrenti e salvarsi. Così è stato per chi ha trovato nel cyberspazio una dimensione di libertà che nel proprio Paese, non poteva sperimentare o, addirittura, racconti sull'altare twittati proprio nell'atto di pronunciare il fatidico 'Sì' da entrambi gli sposi. Storie per tutti i gusti con alla base la convinzione che in soli 140 caratteri possa scatenarsi qualsiasi cosa. Attraverso brevi testimonianze, più o meno eccezionali o toccanti, e grazie ai messaggi che danno vita a una storia, prende così vita un'avventura che merita lo spazio giusto per essere raccontata. Da questo pozzo profondissimo e in continuo rinnovamento Twitter ha deciso di guadagnarci, creando un prodotto usufruibile dal grande pubblico, e rendersi ancora più visibili, con la scusa che, se le dimensioni non contano, per spiegare tutta la bellezza o la profondità di un tweet ci vuole Twitter Stories.

Tra moglie e marito...Che Twitter e social media in generale possano in qualche modo creare dipendenza potrebbe essere, ma quello che è successo a Dana Hanna e moglie ha certamente qualcosa di patologico. Entrambi sull'altare, nel giorno del fatidico sì, non resistono all'impulso di immortalare il momento con un proprio tweet. Ed ecco chiedere agli invitati e al cerimoniere qualche secondo di pausa per digitare sul proprio smartphone: "In piedi all'altare con @TracyPage, dove appena un secondo fa lei è diventata mia moglie! Devo andare, è ora di baciare la sposa". Con tanto di video a rendere eterna la storia.

Datemi un tweet e vi salverò una libreria. E' una delle storie principali con cui Twitter presenta il progetto. Lui si chiama Aaron Durand e alla fine 2008 pubblica un brevissimo invit "Se sei a Portland mi fai un un favore??? Compra un libro presso la libreria Broadway Books. Non aspettare, comprane 3. E io ti comprerò un burrito la prossima volta che sono in città". La libreria in questione era quella della madre, Roberta Dyer, che stava fallendo.
Aaron ha mille dollari a disposizione sul suo conto corrente e, pur di non vedere l'attività della madre chiudere, decide di giocare l'ultima carta: mettere sul tavolo e a disposizione degli utenti di Twitter i suoi mille dollari per evitare l'inevitabile. Nel giro di poche ore l'annuncio è stato raccolto da decine di utenti. E in pochi giorni la libreria si è ritrovata a corto di libri per via delle vendite improvvisamente esplose.

Twitter contro la violenza alle donne in Egitto. Rebecca Chiao ha invece creato Harassmap.org 5, dove ha reso a disposizione una mappa dettagliata delle città de Il Cairo, e su cui è possibile visualizzare i luoghi in cui è stato segnalato il tentativo di violenza da parte delle stesse vittime proprio grazie a Twitter.

In Africa per la giustizia e i diritti dei kenyoti. Il Web non è solo per i giovani smanettoni, verrebbe da dire: ne è un esempio Willy M. Mutunga 6, nominato alla corte suprema del Kenya, il primo ad aver preferito un canale web, e in particolare Twitter, per discutere insieme ai propri cittadini della situazione del proprio Paese.

Disavventure sul posto di lavoro. C'è poi chi, nell'ultimo giorno di lavoro, ha deciso di fare uno scherzo e pubblicare sulla propria pagina di Twitter un invito e dare il via a una storia degna del duo Tom & Jerry: "Chiamate la mia azienda e chiedete di Kid Fury". Nel giro di qualche secondo l'agenzia di comunicazione specializzata in assistenza clienti è stata letteralmente subissata di telefonate, tanto che il povero Kid Fury ha dovuto presentare le proprie scuse pubblicamente per evitare una denuncia da parte della società, come testimonia lo stesso protagonista della vicenda in un divertente video pubblicato online.

Arrestato per un cinguettio di troppo. E che dire di Paul Chambers, 26 anni, bloccato all'aeroporto Robin Hood nella cittadina di Doncaster in Inghilterra. Arrabbiato per l'impossibilità di raggiungere la propria destinazione, Paul ha scritto sul suo Twitter: "Avete una settimana per risolvere il casino che avete creato, altrimenti farò saltare per aria l'aeroporto". Apriti cielo. Per via delle leggi contro il terrorismo (e la suscettibilità degli agenti di sua Maestà), il malcapitato è stato rinchiuso per 7 ore e non solo. La notizia ha fatto il giro del web e trovato spazio sulle prime pagine dei giornali britannici 8.

In giro per il mondo (gratis) grazie a Twitter. Paul Smith, invece, ha coniato un nuovo termine e su quello ha fatto la sua fortuna. Blogger, ma ancor prima esperto di social media, Smith è riuscito a fare il giro del mondo (o quasi) in 30 giorni, esclusivamente grazie al sostegno dei propri follower (ovvero a chi segue le sue avventure su Twitter), che lo hanno sostenuto economicamente e ospitato. Dopo aver inventato un nuovo modo di viaggiare, il "twitchhiking" (fare l'autostop con Twitter),  Smith ha pubblicato tutto sul suo blog 9.

Salvato da un Tweet. Cosa fareste se, alzandovi una mattina, vedeste allo specchio metà del vostro viso completamente paralizzato? Patrick Johnson, 26 anni, non ci ha pensato due volte è lo ha pubblicato immediatamente su Twitter: "Mi sento come se mi fosse venuto un colpo. Metà della mia faccia non si muove come dovrebbe". Pochi minuti più tardi gli avrebbe risposto Marj Battie, diagnosticando correttamente i sintomi della paralisi e salvandolo da danni permanenti.
Lo stesso che è successo al musicista e produttore Chris Strouth il quale, grazie a un tweet di pochi caratteri, "me**a, ho bisogno di un rene", sarebbe riuscito a trovare un donatore e sembra abbia potuto essere sottoposto con successo al trapianto, come testimonia lo stesso sito Twitter Stories. Due casi su un milioni, verrebbe da dire, che potrebbero non senza qualche ragione suscitare qualche perplessità, a cui Twitter non rinuncia di dare risalto, però, pur di testimoniare la potenza e la diffusione del Web, e ovviamente del proprio sito in particolare.

Dal microblogging allo storytelling. Storie di ogni genere e gusto, dunque, che hanno in comune l'idea che con soli 140 caratteri può succedere di tutto. Ci sono brevi testimonianze, più o meno eclatanti o commoventi, annunci o dichiarazioni che preludono a una storia, a una vita, a un vissuto degno di essere raccontato al maggior numero di persone.
Un tesoro di emozioni e di relazioni in che Twitter ha deciso di capitalizzare. Una decisione che va ben al di là della bontà d'animo, reale o presunta tale, dell'azienda, e che segue invece una tendenza in atto da diverso tempo da parte dei social network. Quella, cioè, di raggruppare per tema o per via dell'interesse che potrebbe suscitare il contenuto pubblicato dai singoli utenti, allo scopo di creare un prodotto usufruibile dal grande pubblico. E c'è da giurarci, ottenere maggiore visibilità.
Ma d'altra parte questa è un'operazione tentata, fra gli altri, da molti aggregatori come ad esempio Storify10, una piattaforma nata ad esempio esclusivamente per accorpare tweet, articoli, annunci, foto, video su diversi social network, e ricostruire un racconto con i tanti, piccoli contributi disseminati sul Web. Non resta ora che capire se questa nuova tendenza faccia parte di una logica conseguenza del Web come lo conosciamo oggi o non sia invece, come sostengono alcuni, l'alba di un nuovo Web, questa volta 3.0.


 



Redazione MyMarketing.Net
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