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04/12/2011  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

Striscia la Notizia: un fenomeno non solo televisivo

striscia la notizia
Uno straordinario caso di long seller per la tv italiana, un programma di infotainment che pur rinnovandosi di anno in anno con nuovi ingredienti è riuscito a conservare la sua riconoscibilità rimanendo in onda ininterrottamente dalla sua fondazione (1988). E’ Striscia la notizia, il Tg satirico ideato da Antonio Ricci. Un vero fenomeno mediatico, ma non sol una ricerca realizzata da CReSV Centro di Ricerche su Sostenibilità e Valore dell’Università Bocconi ha evidenziato anche l’impatto sociale, economico e giuridico della trasmissione televisiva, con vantaggi tangibili per l’intera collettività. I risultati dello studio dal titolo ‘La rilevanza sociale, economica e sociale di Striscia la notizia. Dalla nascita a oggi’ hanno evidenziato come il programma nell’arco dei suoi quasi 25 anni di vita ha di fatto sostenuto importanti cause di giustizia sociale a livello nazionale: raggiri, disservizi, tarocchi tv, sprechi e ambiente i principali argomenti dei servizi di denuncia. Importanti anche le implicazioni economiche: grazie al Tg satirico di Antonio Ricci è stato quantificato in 58 milioni di euro l’ammontare del denaro pubblico sprecato ed è stato possibile il recupero parziale dello stesso (7,8 milioni di euro) riconvertito nelle ‘opere riscattate’. Senza dimenticare che nel corso di questi anni le inchieste di Striscia la notizia, oltre a destare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni, hanno rappresentato un input per l’approfondimento di alcune situazioni da parte delle Forze dell’Ordine con evidenti conseguenze sul fronte giuridico. “E’ uno straordinario strumento di denuncia che consente ai cittadini di essere protagonisti” ha affermatoLivia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano, che ha analizzato il risvolto giuridico della trasmissione nel corso della tavola rotonda che ha fatto seguito alla presentazione della ricerca e che ha visto la partecipazione anche di Marco Magnifico, vice presidente esecutivo del FAI, che ha dichiarat “Striscia la notizia ci ha fatto capire che si può parlare di argomenti seri, come la tutela dei beni culturali, con ironia e leggerezza, anche facendo i cretini con Vittorio Brumotti”.

Indubbiamente fenomeno di costume, il programma di Ricci può vantare un posto riservato nell’Olimpo della storia della tv italiana come ha esplicitato Carlo Freccero, attuale direttore di Rai4 ed esperto di televisione: “Nato da un’improbabile fusione tra Drive In e il telegiornale, Striscia la notizia può essere considerato il primo Tg della televisione commerciale. Il programma di Ricci debutta alla fine degli anni ’80, quando il Tg di Mentana non era ancora nato e andava in onda esclusivamente il telegiornale del servizio pubblico, autorevole ma comunque piegato a logiche partitiche e quindi con una credibilità limitata. Quello della televisione pubblica era un Tg gutenberghiano perché ricalcava la carta stampata, un Tg elitario e con un’attenzione limitata ai cittadini. Al contrario l’originalità di Striscia la notizia sta nel fatto che decostruisce la notizia e rivoluziona l’agenda della notiziabilità con argomenti più vicini alla quotidianità delle persone anticipando tra l’altro i temi di oggi, dalla denuncia della casta alla difesa dei consumatori. Antonio Ricci non si limita però alla denuncia del sociale, lavora anche sulla manipolazione dei media (pubblicità occulta, brogli nelle trasmissioni a quiz, falsi reality show) e per questo Striscia può essere definito il miglior programma di critica televisiva”. Da un lato quindi l’informazione tipica dei telegiornali, dall’altro i tratti del varietà come il tono ironico e i personaggi, dal Gabibbo alle tanto criticate veline, che secondo Carlo Freccero “nascono come derivazione delle ragazze del Drive In proprio per sdoganare la figura femminile fino al quel momento proposta dalla televisione pubblica”.

L’iconografia di Striscia la Notizia

Un mix vincente di informazione bassa e informazione alta, satira e inchieste sociali, solidità della denuncia e leggerezza del gossip, il tutto condito da ironici conduttori, inviati audaci, bizzarri personaggi e dalle immancabili, quanto criticate, veline. Un’improvvisazione organizzata, dove nulla è lasciato al caso, dalla scenografia alle varie figure che animano lo studio televisivo. Striscia la notizia è tutto questo ed è lo stesso Antonio Ricci a spiegare l’iconografica e il linguaggio del suo Tg satiric “Striscia la notizia è tutta rotonda, a partire dai conduttori, c’è il maschile (Greggio) e il femminile (Iacchetti) e lo stesso si può dire per le veline, una è concava e l’altra è convessa”. Il programma si erge su una simbologia tutt’altro che casuale: l’emblema è l’onda (sfondo al titolo della trasmissione), che rappresenta l’inquietudine, il movimento, l’onda vuol dire coraggio, il coraggio di alimentare polemiche che possano portare alla discussione per cercare la verità. La verità a cui vanno incontro gli inviati di Striscia,provenienti dal sottobosco televisivo senza essere giornalisti, ad indicare che tutti, anche senza essere professionisti ma solo con la buona volontà, possono arrivare allo scopo della verità. E poi c’è un’iconografia studiata proprio per gli inviati, che si differenziano e si caratterizzano anche attraverso gli animali, basti pensare al Tapiro di Staffelli o al Bassotto di Stefania Petyx, fino ad arrivare a un inviato speciale come il Gabibbo, personaggio non certo privo di significato. Il Gabibbo nasce agli inizi degli anni ’90 quando in tv comincia ad affacciarsi la categoria degli ‘esternatori’ o ‘urlatori’, rappresentata da Santoro, Sgarbi, Funari. Sulla falsa riga di questi personaggi televisivi, Antonio Ricci crea un pupazzo dalla voce improbabile, con il corpo di Giuliano Ferrara e la faccia tonta del Pesce Besugo, mandandolo in missione con SOS Gabibbo per dar voce alle ingiustizie della gente comune ma impiegandolo contemporaneamente nelle televendite: le due anime dello stesso Gabibbo, parodia e simbolo del populista catodico. Infine la scenografia dello studio televisivo, punteggiata da immagini di vari soli che simboleggiano x l’impossibilità di essere illuminati da un solo sole, ovvero un’unica verità. Non a caso Striscia con i suoi servizi non vuole ergersi a bocca della verità, ma vuole generare il dubbio nella gente, dando la parola alla denuncia e alla controdenuncia, per creare il dibattito. “Il padre di Striscia la notizia non sono io, ma il dubbio” ha dichiarato lo stesso Ricci, che alla domanda sul segreto del programma, ormai in onda da quasi 25 anni, risponde: “Il segreto è conoscere l’onda, amare l’onda. Io odio il mare piatto, conosco l’ondae la affronto”.


Cinzia Pizzo





Redazione MyMarketing.Net
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