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25/02/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook  versione inglese

Crs, il management solidale

responsabilità sociale
Aver cura dei propri dipendenti, dei loro equilibri di vita, delle loro relazioni. Fare in modo che non vengano emarginati, discriminati, messi da parte. È un tema sempre più diffuso, quello della Responsabilità Sociale d'Impresa (o Csr), teorizzata nel 2010 dalle Linee Guida dell'Iso (International organization for standardization).

Telecom Italia ha creato perfino uno staff apposito che si occupa di People Caring, il cui scopo è ‘aiutare i dipendenti a trovare l'equilibro tra il lavoro e il tempo libero’, con un occhio di riguardo verso le problematiche relative alla discriminazione sul posto di lavoro. L'azienda telefonica ha pubblicato sul web un annuncio di selezione per un giovane neolaureato in materie umanistiche che verrà introdotto nel servizio di People Caring. “Si tratta di una funzione del Diversity management: in Telecom siamo una grande tribù, e la differenza è di casa: differenza di genere, di orientamento religioso o culturale, di abilità. Non è un ostacolo ma una ricchezza” dichiara al settimanale A, che cura la campagna A4Job, Francesco Cardamone, responsabile Risorse umane di Telecom.

Tematiche attualissime, che stanno tenendo banco negli States e in Europa, e che cominciano ad essere discusse pure in Italia, soprattutto dopo l'istituzione dell' osservatorio Csr franco italiano, frutto di una patnership tra la Chambre Française de Commerce et d'Industrie en Italie e una serie di imprese (Air France/KLM, Renault Italia, Leroy Merlin, Altran Italia, Altavia e Edelman) sotto la guida di Vigeo, agenzia europea leader nel rating e nella consulenza socio-ambientale. L'Osservatorio si propone di ‘diffondere la cultura della sostenibilità d’impresa promuovendo il dialogo, le relazioni, lo scambio di idee tra società grandi, medie e piccole operanti in qualsiasi ramo di attività, e di costituire un punto di riferimento per valorizzare, distinguere e comunicare le iniziative a forte valore sociale e ambientale nell’intento di permeare di nuova consapevolezza l’agire delle imprese’. Imprese e associazioni mettono a disposizione il loro know how prendendo come modello la Francia, dove la Responsabilità Sociale d'Impresa è già oggetto di iniziative legislative, come l'obbligo – per esempio - di stilare un bilancio sociale alla fine di ogni anno.

Ma a livello europeo c'è ancora molto da lavorare. Lo dimostrano i risultati della ricerca presentata lo scorso 31 gennaio presso la sede di Altavia, durante un convegno dal titolo ‘La diversità come vantaggio competitivo’, in cui hanno illustrato i loro percorsi di Crs anche grosse aziende come Pirelli e Mellin. La ricerca, condotta da Vigeo, prende in considerazione 539 società europee di 18 paesi, quotate nell’Euro Stoxx 600, che rappresentano più dell’80% della capitalizzazione di mercato. Numerose le categorie di discriminazione, che vanno dall'origine etnica alle idee politiche, al genere, alla situazione familiare, fino allo stato di salute e all'orientamento sessuale. Il quadro che ne esce non è confortante. Vigeo attribuisce un punteggio piuttosto deludente alle imprese dei diversi stati europei: si va dal 29,2/100 alla Grecia al 49,6/100 della Francia. Nessun Paese raggiunge il 50/100. L’Italia è quarta con 45,7/100 (in miglioramento rispetto all’analisi condotta in precedenza).

“Tutte le società – dichiara Vigeo - indipendentemente dal settore economico o dal paese di origine, dovrebbero occuparsi di diversità e pari opportunità nell’ambito delle loro attività. Le aziende che non prendono in considerazione questi temi corrono seri rischi in termini di reputazione, capitale umano e sicurezza legale. Un’efficiente strategia sulla diversità può inoltre creare nuove opportunità. Le pratiche antidiscriminatorie sono importanti fattori di coesione interna e contribuiscono a creare un ambiente di lavoro motivante. Inoltre, una forza lavoro eterogenea e ben gestita è una risorsa per l’innovazione e l’efficacia dell’organizzazione e contribuisce a migliorarne la performance economica. Un’immagine positiva in termini di diversità e parità di trattamento può migliorare il modo in cui viene percepita la società ed accrescerne l’attrattività”.

Nino Fricano



Redazione MyMarketing.Net
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