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27/03/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Internet per superare la crisi

Internet come il motore di uno sviluppo possibile per l'economia italiana. Non “un'altra economia” ma uno strumento – e una forma mentis – che può aiutare il Belpaese a superare la crisi. È quanto emerso dal secondo Forum Digital Media&Technology del Sole24Ore, tenutosi ier presso la sede di Milano del Gruppo e seguito in live twitting con l'ashtag #soleFDMT, diventato trending topic nel corso della giornata.

Internet e gli italiani. “Non credo che ci siano tanti settori in Italia che hanno tassi di crescita come quello digitale – ha dichiarato Marc Vos, Partner & Managing Director di The Boston Consulting Group – L'Italia, con il suo 11,5% di tasso di crescita del PIL internet previsto per il 20120-2016, è posizionata molto bene, rispetto a USA (10,9%) e Francia (6,1%) dove quindi è circa il doppio. Ma la strada è ancora lunga, rispetto ad esempio all’Inghilterra, dove 8,3% del PIL è legato all’economia digitale; e subito dopo viene la Cina. Purtroppo L’Italia ha il 2% del PIL digitale sul totale del PIL del Paese, e quindi su questo aspetto si posiziona in retroguardia. Esiste anche uno spread internet in Italia, misurato da infrastrutture, spesa online e coinvolgimento. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo trovare un settore che fa risparmiare (in termini di risparmio percepito, e facendo una media nei paesi sviluppati) 3.000 euro a consumatore all’anno come fa l’e-commerce non deve essere sottovalutato''.
Marc Vos conclude la ricerca BCG con 4 provocazioni ed elementi molto rilevanti per lo sviluppo dell´economia digitale, che possano stimolare il Pil Internet in Italia: una totale migrazione della pubblica amministrazione verso l´online, ovvero switchoff della parte offline; 100% di presenza online nelle imprese; un regime IVA differenziato per l´e-commerce; una graduale eliminazione del contante, perché le nuove tecnologie rendono tracciabili tutti i pagamenti.

Internet e il governo. “Internet non è un’economia né un’infrastruttura: è una nuova istituzione economica – ha dichiarato Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia Aziendale all'Università Bocconi - Internet servirà a questo Paese per riunificarsi; è un’internet mazziniana quella che dobbiamo costruire perché unifica l’Italia e unifica l’Italia all’Europa''. Per questo le normative europee e l'Agenda Digitale del governo italiano non dovranno mettere eccessivi paletti perchè ''senza quella libertà sulla privacy che abbiamo avuto in questi anni non avremmo avuto Google, non avremmo avuto Facebook. La privacy è la moneta con cui io compro la gratuità del contenuto''.
E ancora: "La Riforma del Lavoro che sta per essere discussa in Parlamento ostacolerà le start-up di internet perché irrigidirà la mobilità in ingresso e questa è una cosa che va ricordata. Si parla tanto dell´articolo 18 per le grandi imprese ma per le start-up nessuno sta spendendo le parole necessarie per metterci almeno nelle condizioni di competere con l´Inghilterra."
Federico Barilli, direttore di Confindustria Digitale ha aggiunto: “La vera sfida delle imprese non è solo di andare online ma di andarci in forma aggregata. Ci si attende molto dall´agenda digitale di questo governo: noi abbiamo a che fare molto con loro, ma non vi nascondo che i problemi sono tanti, ad esempio un sistema di e-payment che fa ancora molta fatica a decollare in Italia. Questo però può essere il Governo giusto per far mettere insieme questa spinta dal basso fortissima con la logica dall´alto che deve favorire un processo già in atto''.

Il futuro dell'e-commerce. ''La realtà è molto più preoccupante per il commercio elettronico in Italia. - ha spiegato Roberto Liscia, presidente Netcomm - Perché l´Italia è così indietro? Noi siamo un Paese debitore in termini di importazione sul canale digitale: cioè importiamo più merci di quante ne esportiamo. Questo è un fatto gravissimo per il nostro Paese, che è per natura esportatore. Il secondo dato preoccupante è che a livello europeo, i cittadini europei comprano poco al di là del Paese nel quale vivono: non esiste l´Europa, per cui ogni paese europeo è un paese ancora "bloccato". Un altro dato: se si fa la somma delle 30 imprese europee che vendono online - escluse le .com, cioè le imprese "internettiane" - il fatturato online di queste 30 imprese è 4 volte il fatturato di tutto l´online italiano. Sono tre i temi sui quali bisogna intervenire: sostenere, supportare e stimolare la domanda (ad es. iva che favorisce il compratore, elementi di credito all´acquisto), sostenere, supportare e stimolare l´offerta (ad es. l´offerta ha bisogno di aggregarsi e implementarsi), e avere regole che facilitino il sistema''.

Nino Fricano


Redazione MyMarketing.Net
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