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12/04/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Il passerotto blu che divenne un'aquila

twitter
Sono già più di 500 i milioni di utenti che nel mondo cinguettano. 140 caratteri per informare, denunciare, condividere e dialogare. In bilico tra gli snob della prima ora che si tengono lontani da facebook – Zuckerberg? giammai! - e denunciano i nuovi twittatori che usano il nobile strumento e la sua sintesi da sms per chattare. La pletora dei vip lo preferisce, con scoop e guerre nate per un tweet di troppo, come la famosa querelle tra il blogger Perez Hilton e la figlia della testa rasata e calda di Bruce Willis e Demi Moore, nata dai commenti al peperoncino per la generosa scollatura della baby Tallulah. Se Oltreoceano il passerotto blu vola sempre più su, oltre le antenne e gli aquiloni, qui nell'italico Stivale l'ultima moda è abbandonare la piattaforma. A iniziare sempre lui, Fiorello, lo showman siculo, dopo gli elogi sperticati del sempre ruvido Aldo Grasso, ha lasciato orfani i suoi 539mila follower per migrare con la sua rassegna stampa arruffata su YouTube. L'ha seguito a ruota qualche altro vip o aspirante tale che dopo aver scoperto come impiegare il costosissimo tablet o lo smartphone più complicato della plancia comandi d'uno Shuttle ha preferito tornare al silenzio stampa per evitare fraintendimenti.

S'arricchiscono invece le fila dei politici folgorati sulla via del microblogging, pesi massimi digitali del calibro di Tonino Di Pietro e di Nichi Vendola che del comizio virtuale ne hanno fatto una vera e propria religione, non perdono occasione per glorificare internet, il più grande dono all'umanità, capace d'annullare distanze e spostare voti. E anche in Vaticano il passerotto blu conquista porporati del calibro del Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura Gianfranco Ravasi. Il Cardinale e biblista condivide le perle delle Sacre Scritture con più di 16mila follower. E alla nuovissima cyberteologia è dedicato l'ultimo libro del direttore della Civiltà Cattolica Antonio Spadaro che ha dedicato a twitter un articolo sulla sua prestigiosa rivista, dal titolo inequivocabile “Twitter cambierà la nostra vita?”. Dove la piattaforma viene elogiata come “una realtà molto flessibile perché può assumere varie valenze: dall’instant messaging, al pari di un sms, a un vero e proprio strumento di social networking come forma peculiare di blog collettivo, che permette di creare, scambiare e integrare idee, notizie e concetti: insomma un vero e proprio laboratorio di micro-comunicazione in fermento”. Un altro strumento nella faretra digitale delle aziende che dalla strategia 2,0 della Chiesa hanno solo da imparare. Del resto da qualche mese gira un tweet che meraviglioso: “Gesù aveva solo 12 followers, ma ha avuto un gran successo”. Tra i casi di eccellenza tutti italiani, la casa editrice Einaudi merita un posto d'onore per come è riuscita, hashtag dopo hastag a rendere nuovamente popolare la letteratura, anche ai tempi della sintesi estrema. Rivivono così grandi capolavori e autori dimenticati che vengono degnamente celebrati con coccodrilli e apologie di appena 140 caratteri.

E anche uno degli ultimi numeri dell'Espresso, dopo che una delle sue firme di punta, il satireggiante Michele Serra ha stroncato il manicheismo di twitter e il suo “linguaggio totalmente binario, o X o Y, o tesi o antitesi”, ha dedicato un servizio al fenomeno elargendo preziosi consigli alle aspiranti twittstar. Per non dimenticare mai che “il microblogging è solo uno dei tanti modi in cui si può utilizzare la Rete”. L'illusione della disintermediazione  non significa controllare l'informazione e soprattutto il mondo non finisce nel nostro quartierino virtuale di follower. Il mondo twitta e retwitta, mentre dietro l'angolo incombe già la prossima moda virtuale, la lavagna di Pinterest in cui “pinnare” il nostro universo.

Antonino Pintacuda
@toninopintacuda


Redazione MyMarketing.Net
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