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19/04/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

L'E-commerce e il tricolore: tra sfiducia e autarchia

ecommerce
“Internet non è un’economia né un’infrastruttura: è una nuova istituzione economica – ha dichiarato Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia Aziendale all'Università Bocconi a un recente convegno- Internet servirà a questo Paese per riunificarsi; è un’internet mazziniana quella che dobbiamo costruire perché unifica l’Italia e unifica l’Italia all’Europa''. Un'infrastruttura che accelererà la ripresa mentre la recessione continua a volteggiare come un avvoltoio sulle ossa spolpate di tanti colossi che non hanno saputo reinventarsi. L'ultima ricerca di Casaleggio Associati, sviluppata in partnership con Adobe System fotografa l'andamento e i trend di sviluppo dell'e-commerce italiano. Un mercato che oggi nel Belpaese ha un valore che s'aggira sui 19 miliardi di euro. "La Rete continua ad ottenere performance migliori rispetto alla distribuzione tradizionale" ha affermato Davide Casaleggio, Partner di Casaleggio Associati, "è il canale di vendita che offre ad oggi le maggiori potenzialità in termini di crescita, nonostante la congiuntura economica non favorevole”. I settori che registrano una crescita maggiore sono il tempo libero, dove a primeggiare sono i giochi d'azzardo, il turismo e le assicurazioni, grazie ai prezzi più competitivi delle polizze online. Un mercato che però ancora resta ancorato a una prospettiva autarchica, senza sbocchi internazionali. Un terzo delle aziende continua ad avere come unico destinatario il mercato interno. E per chi riesce ad allargare i confini del proprio store virtuale lo fa ancora attraverso il sito in lingua italiana (24%). risulta limitata infatti la presenza di strutture o sedi all’estero, che rappresentano solo il 5% del mercato complessivo. La storica sfiducia italiana verso le vetrine virtuali non accenna a tramontare, malgrado i big del settore stiano dedicando risorse e gran parte dei cervelli dell'R&D per offrire al potenziale cliente uno store più che sicuro, attraverso nuove forme di pagamento. Come ricorda amareggiato Roberto Liscia, presidente del consorzio Netcomm “solo il 5% delle imprese italiane ha messo la propria offerta online, contro una media europea del 15%”.

"L’e-commerce rappresenta un canale sempre più strategico per le aziende che desiderano essere competitive e raggiungere il proprio target in modo efficace e differenziato permettendo, attraverso esperienze digitali coinvolgenti e fruibili su più piattaforme, un alto tasso di conversione da utente a cliente” ha dichiarato Annasara Bonandrini, Marketing Manager Digital Marketing, Adobe Systems Italia. Nello spossamento del brand il passo dalla discussione su wall e forum specializzati all'acquisto vero e proprio dovrebbe essere breve, invece, come dimostra la fusione delle librerie della catena Melbookstore con Ibs, in Italia chi non vede, non sente e non tocca non apre il portafoglio reale o virtuale che sia. Tutti novelli santommasi che perfino per acquistare un libro devono annusare carta e saggiar la consistenza della copertina.

Le aziende non hanno ancora trovato la chiave di svolta per mutar le dure cervici dell'utenza che avrebbe tutto l'interesse a risparmiare nel taglio dei costi di stoccaggio e distribuzione. In quel grande magazzino digitale che è la Rete c'è sempre un'offerta che permette un risparmio assicurato. Ma spesso manca poi un supporto logistico per compiere l'ultimo miglio della relazione tra merchant e consumatori. Il ring in cui si gioca la finale tra una transazione conclusa e una andata in fumo. I brand prediligono il paleomarketing delle keyword advertising che divora il 23% delle risorse disponibili e di SEO (17%). E all'e-mail marketing viene destinato in media il 12% delle risorse, seguito da attività sui social media (11%) e presenza nelle aree di shopping o siti comparatori di prezzi, come Kelkoo o Virgilio Shopping (11%). I valori più bassi si riscontrano per le attività legate ai media tradizionali (stampa, televisione, radio) e per gli investimenti in banner e sponsorship.
Al di là dei confini italiani le aziende tricolori sono presenti in Germania, Francia e Svizzera, seguite da Spagna, Regno Unito e altri Paesi dell’area nord-europea. Non riescono ancora a imporsi nei Paesi orientali, nel continente africano e nell'America del Sud.

Antonino Pintacuda


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