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03/05/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

La neo-lingua dei social network

do you speak social

I social, croce e delizia d'ogni marketer. Una miniera di dati che bisogna aggregare in una visione d'insieme, senza perdere le specifiche tecniche di ogni piattaforma. Un alleato per ogni brand, un ingrediente chiave del marketing mix in grado di far lievitare contatti e fatturato.
È il quadro che emerge dallo studio di Ebuzzing 'Do you Speak Social. Come costruire la leadership dei brand in un contesto social e misurarla'. Un'analisi dettagliata del fenomeno in cui emerge chiaramente che “se Facebook è diventato il terzo paese del mondo, i social media parlano una nuova lingua che ogni marketer deve apprendere”. Una lingua che s'impara solo parlandola quotidianamente. Perché acquistare impression e GRP è alla portata di tutti ma conquistare il cuore di un fan e spingerlo a condividere uno status, una foto, un evento per pura e leale passione è tutta un'altra storia.

Ogni brand si concede volontariamente nel mondo social, diventa un bene comune, con tutto il suo carico di storia e valori. Non ci sono più strategie e piani d'azione da progettare trimestralmente, tutto avviene nel turbine di una costante comunicazione in cui è facile perdersi, come dimostrano alcuni epic fail diventati ormai leggendari come l'hashtag indigesto per Mc Donald's, atroce effetto boomerang che il colosso del fast food è riuscito a fatica a domare. Questa lingua meravigliosa, mai parlata prima ha innescato una deflagrazione che ha scompaginato le abitudini dei brand e dei consumatori. Tecnofobi di vecchia data si sono convertiti alla statusfera, scoprendosi grafomani in mini-aggiornamenti costanti in 140 caratteri tra il serpentone di twitter e le bacheche di facebook, accesso privilegiato per la stragrande maggioranza dei siti. La rivoluzione del web 2.0 iniziata al principio degli anni Duemila con l'esplosione del fenomeno blog ha avuto la definitiva consacrazione con il progressivo affermarsi dei nuovi protagonisti della rete, tutti uniti sotto lo slogan della condivisione costante di pensieri, opere, parole e idee. Fenomeni che hanno creato un nuovo equilibrio in cui chiunque può dialogare con il brand che ama o detesta. E il brand non può chiudersi in una sordità selettiva. Un solo commento volontariamente ignorato può causare una valanga di opinioni negative. Ed ecco emergere nuove figure professionali, capitanate da social specialist che si sono trovati prima degli altri a confrontarsi con un fenomeno che non ha precedenti nella storia del marketing. Una battaglia quotidiana, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 che necessita di nuovi strumenti, come quelli che offre proprio Ebuzzing che nello studio Do you speak social? Stila le sette regole d'oro per guidare la partita social.



Bisogna per prima cosa dimenticare programmazioni, la mossa vincente è quella in tempo reale. Non più siti vetrine ma azioni orientate verso il pubblico per sbrogliare in modo vincente il potere dei dati che i social offrono praticamente a costo zero. E il posto d'onore è quello de video, fulcro di ogni nuova strategia pubblicitaria. Proprio i video sono il must di questi anni, con più di 5,6 miliardi di visualizzazioni previste per il 2012. Il messaggio scivola in secondo piano, qual è il valore aggiunto che offro? Ogni campagna è unica, il suo impatto sociale va seguito e curato costantemente. Ma come districarsi in questo labirinto di strumenti e metriche da parte di attori non sempre affidabili e trasparenti. Una visione non uniforme della propria posizione social. Per esserci davvero serve una visione olistica, unificata di tutte le possibili declinazioni. Perché sembra sempre più vicino lo scenario immaginato da Shiv Singh, Responsabile Globale Digital per PepsiCo Beverages:  "Grazie alle tecnologie offerte da aziende quali Blue Fin e Networked Insights, so quali programmi TV (e quali annunci Pepsi) hanno scatenato il maggiore coinvolgimento sociale online. Inoltre, so quali programmi TV sono maggiormente attraenti per i consumatori Pepsi, in modo specifico. Possiamo scommettere che le informazioni peseranno enormemente sulle decisioni di pianificazione del futuro. Infatti, dirò addirittura che in futuro, la metrica GRP (Gross Rating Points, che tiene conto della portata e della frequenza) si trasformerà in GRPE, dove 'E' sta per 'engagement', coinvolgimento. Fotografando in questo modo il lato social di un particolare programma TV. In quanto pubblicitari, daremo maggiore peso ai programmi che presentano la componente". Il mondo social si espande verso i mediasauri, li conquista e li trasforma in un inarrestabile proliferare di pollici alzati, un tripudio di mi piace e condivisioni.

Antonino Pintacuda

In allegato lo studio di Ebuzzing


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 Do you speak social?
Redazione MyMarketing.Net
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