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04/05/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Cosimo Palmisano, dalla Puglia con furore

Dalla Puglia alla Silicon Valley, dritto come una freccia il percorso di Cosimo Palmisano, ideatore e fondatore di Ecce Customer, italianissima start-up che aveva intuito più di tre anni fa le potenzialità dei social network prima che si consolidasse il loro impero a livello mondiale. Tra i suoi clienti colossi del calibro di Telecom Italia, Rcs, Ikea, La Perla. Un successo che è frutto di intuizione, passione e di un pizzico di fortuna che premia da sempre l’audacia.

Come nasce Ecce Customer?

Nasce da una mia idea del 2009 quando svolgevo attività di data mining per il Gruppo Fiat e dopo due anni di attività avevo visto il fenomeno dei social network non come un semplice giochino ma come un fenomeno nuovo che le aziende potevano sfruttare per le loro attività di gestione clienti; nel 2009 ho così  vinto una borsa  Fulbright per la Silicon Valley e ho scritto un business plan per Ecce Customer. Lì ho incontrato un imprenditore italiano, Franco Petrucci, founder e Ceo di Decisyon, una società di Business Intelligence, che ha deciso di credere e investire per lo sviluppo del mio progetto, appoggiandolo con la sua tecnologia. Abbiamo iniziato a collaborare nel 2010 e in cinque mesi è stata creata la piattaforma di Social CRM che aggrega le informazioni che provengono dai vari social network per le aziende clienti, a loro volta riunite in un unico cruscotto. A marzo 2011 abbiamo lanciato la piattaforma sul mercato in Italia e avevamo già i primi tre clienti: Alpitour, Telecom Italia e Unicef.
Siamo partiti veloci, posizionandoci sin da subito come strumento corporate e ci siamo focalizzati su realtà molto grandi. Multinazionali che gestiscono l’intera struttura social attraverso Ecce Customer. E' trascorso poco più di un anno e possiamo vantare una clientela diversificata: partiti politici, aziende dell’automotive, broadcaster, aziende delle comunicazioni, gruppi editoriali. E ancora Gruppo Coin, Ermenegildo Zegna, Ikea, Rcs – Gazzetta dello Sport, La Perla,  Audi, Benetton. Grandi multinazionali hanno scelto una start-up italiana.

Una piattaforma che aggrega i dati dei principali social network. Cosa offrite ai vostri clienti?

Raccogliamo informazioni dalle pagine ufficiali di Facebook, Twitter, YouTube e Pinterest  e offriamo  panelli di dati utili al marketing e al CRM. Cruscotti che aggregano strumenti che concretamente offrono soluzioni  dirette per la gestione concreta delle pagine, ad esempio un tool che replica le funzioni di un call center sfruttando il canale social.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Stiamo crescendo in senso orizzontale. Dopo il successo su Facebook, siamo i primi  - grazie a un accordo direttamente con Twitter - ad avere accesso ai dati e abbiamo mappato Pinterest e YouTube. Stiamo cercando di allargare il numero di social che mappiamo. E poi stiamo ampliando il nostro cerchio d’azione per venire incontro all’esigenza dei nostri clienti di portare il dato sociale all’interno dell’azienda per scoprire se un fan è già cliente o viceversa e per sviluppare attività ad alto valore aggiunto. Stiamo sviluppando anche delle applicazioni che permettono questo aggancio, che non è affatto banale e da lì in poi svilupperemo schemi di social recommendation per  prodotti o servizi a gruppi di persone connesse attraverso i social.

Quali sono i costi del vostro servizio?

I prezzi sono variabili e dipendono da quanti canali si vogliono monitorare e dal numero di fan della singola pagina. Quindi abbiamo il nostro modello è un software 'as a service', a bolletta mensile. Esso varia al variare delle dimensioni: si passa da 200 a diverse migliaia di euro al mese. Inoltre forniamo una tecnologia, non servizi associati.

Quali sono i nuovi scenari che si delineano nella comunicazione aziendale?

Sicuramente i social diventeranno uno strumento non per risparmiare ma diventeranno piuttosto uno strumento di guadagno, diventando canali privilegiati per il social commerce. Sarà necessario quindi sempre più portare il dato sociale all’interno dell’azienda e viceversa. Il cliente va mappato e incrociato con i dati dei follower e fan.

Un’azienda che ha il cuore in Italia ma che è pronta a espandersi nel mondo. È prevista una campagna di comunicazione?

Tutta la parte di sviluppo è in Italia, a Latina; il team che sta costruendo il mercato mondiale è negli Usa, nella Silicon Valley. In questo primo anno ci siamo focalizzati sul mercato italiano ed europeo. Uno dei canali privilegiati è il passaparola positivo dei clienti, ma investiremo sui canali sociali. Siamo come i ciabattini con le scarpe rotte, ci muoveremo in questa direzione entro la fine dell’anno.

Antonino Pintacuda


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