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17/05/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Tecnologia e cultura, questione di DNA

tecnologia
Entusiasti, Infomaniaci, Pragmatici, Disconnesi. Sono questi i quattro grandi gruppi che, tra le mille difficoltà di approccio alla tecnologia, sono accomunati da una richiesta: per tutti l'oggetto tecnologico del desiderio deve essere semplice. Proprio come ha insegnato al mondo Steve Jobs con la filosofia alla base della Apple. È quanto emerge dalla ricerca Ketchum Digital Living Index che ha analizzato un campione di 6mila consumatori di  tati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Cina. Il 76% non è soddisfatto dei servizi resi dai suoi device tecnologici, che spesso invece di semplificare la vita come promettono la ingarbugliano ancora di più. La richiesta di semplicità d'uso e di semplificazione dei fardelli quotidiani è la richiesta principale, dai piedi della Statua della Libertà sino alla Grande Muraglia è un coro unanime.

Gli entusiasti rappresentano il 37% del campione, seguiti dagli Infomaniaci (25%) pronti a tutto per raccogliere sempre più informazioni, i pragmatici (22%) alla semplicità abbinano il desiderio di relazionarsi al meglio con gli altri grazie ai gadget tecnologici. I disconessi (16%) chiedono soprattutto semplicità.

“Un desiderio travolgente di semplificazione” è il dato principale che emerge dalla ricerca, come commenta Esty Pujadas, Partner e Direttore della Global Technology Practice di Ketchum: E’ intuitivo pensare che la tecnologia renda sempre “più grande” o “migliore” o “più veloce” un’esperienza, ma i dati mostrano che ciò che la gente vuole veramente è comprendere come tutti questi dispositivi tecnologici possano rendere le esperienze che desiderano più facilmente accessibili. I produttori hanno bisogno di usare meno espressioni gergali e comunicare di più l'esperienza umana, non solo l'oggetto in sé."

Un ritorno alla centralità dell'esperienza d'uso dell'utente finale, quindi. Perché i numeri della ricerca non lasciano spazio a nessun fraintendimento: i consumatori intervistati hanno rivelato che preferiscono una tecnologia facile da usare (54%) e che semplifichi la loro vita (46%), piuttosto che una tecnologia che li faccia divertire (35%) o li aiuti a meglio comunicare al mondo se stessi, i loro ruoli e posizioni (11%).
Soprattutto se si considera che il ciclo di vita della tecnologia si riduce esponenzialmente, sino ad arrivare a situazioni paradossali: “Con oltre 20.000 nuovi dispositivi lanciati in occasione dell’”International Consumer Electronics Show 2012”, per esempio, una persona impiegherebbe ben 55 anni per provare un nuovo prodotto ogni giorno” aggiunge  Pujadas.

Un quadro che però si differenzia da Paese a Paese quando si passa ad analizzare i tassi di gradimento, in Cina son tutti pazzi per gli smartphone, una quota praticamente raddoppiata rispetto alla Francia. "Il dato più sorprendente per me come antropologo è che la cultura conta davvero. Non me lo aspettavo, perché l’approccio dominante oggi è che la tecnologia vende se stessa. Ma i dati mostrano che questo non è vero", ha commentato l’antropologa Emma Gilding, che ha collaborato con Ketchum nel disegnare lo studio e nell’interpretare i risultati. "La risultante tra ciò che le persone trovano attraente e i valori delle loro esperienze tecnologiche differisce profondamente da Paese a Paese e da DNA culturale. Ad esempio in Cina la gestione delle relazioni e della salute sono fortemente influenzate dall’uso della tecnologia. Per i francesi, la gestione delle relazioni è meno importante della creazione intenzionale di nuove esperienze, come divertirsi con gli amici. Gli americani invece hanno evidenziato una maggiore propensione rispetto alla media all'uso di tecnologie per segnalare chi sono, che è un modo per attirare persone con valori simili ai propri, al fine di costruire una tribù di riferimento”.

Antonino Pintacuda




Redazione MyMarketing.Net
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