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31/05/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Il Pakistan sotto bombardamento

Una situazione sempre più critica quella del Pakistan, con più di 683mila sfollati nelle regioni di Kpk e Fata. E tremila nuove famiglie che ogni giorno vanno a ingrossare le fila del campo Jalozai. Tutte vittime involontarie dell'operazione di sicurezza avviata dal Governo pakistano per snidare le milizie talebane della zona. Un'operazione che potrebbe continuare per altri nove mesi. È questo il quadro dell'emergenza umanitaria segnalata dal Forum Umanitario Pakistano (PHF) e dal Network Umanitario Internazionale (NHN). Solo il 10% degli sfollati riesce a ottenere un minimo di assistenza sanitaria, per gli altri iniziano a scarseggiare acqua e cibo.

Immediata la reazione della comunità internazionale che, in coordinamento con il governo e le autorità locali, ha sviluppato un piano per far fronte alla situazione degli sfollati per almeno i prossimi 9 mesi. Scende in campo anche Cesvi, che èpresente in Pakistan dal 2006, e ha già iniziato un’attività di monitoraggio nell’area di Nowshera, avviata a metà marzo e all’indomani del primo grande afflusso di sfollati nel campo di Jalozai e nelle aree circostanti.

“Il Cesvi è stato tra le prime ong ad organizzare team di lavoro e a svolgere un rapido monitoraggio dei bisogni sia all’interno del campo sia all’esterno, in coordinamento con l’Ong Iscos/CISL –spiega Pietro Fiore, rappresentante del Cesvi in Pakistan-. L’attenzione è rivolta in modo particolare alle famiglie più vulnerabili, con un elevato numero di bambini o con nessuna possibilità di guadagno. Tali famiglie hanno più che mai bisogno di un supporto data la criticità della situazione. Oltre alla distribuzione di beni non alimentari - in primo luogo tende e ripari – Cesvi ha avviato attività di cash for work con l’obiettivo di generare un piccolo reddito per le famiglie sfollate e soddisfare così le loro necessità di base in maniera flessibile”. In particolare Cesvi coinvolge gli sfollati nella creazione di canali di raccolta delle acque piovane all’interno del campo, attività fondamentale in vista della stagione monsonica per arginare il rischio di allagamenti. Completata la realizzazione di tali canali, si procederà poi alla pulizia e riparazione del sistema di drenaggio.

L’ong italiana si sta occupando anche della sicurezza alimentare nel distretto, sostenendo le attività di allevamento degli sfollati e delle famiglie ospitanti. “In queste aree rurali l’agricoltura e l’allevamento sono le principali fonti di sostentamento della popolazione. La vendita di bestiame -spesso a prezzi inferiori- e la riduzione della produttività agricola sono fra i problemi principali. Per questo motivo abbiamo attivato distribuzioni di mangimi nutrienti e di vaccini che aiutano a migliorare la produzione animale. Queste azioni risultano fondamentali per garantire la sicurezza alimentare della popolazione”, conclude Fiore. 


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