Federcongressi&eventi stila le dieci regole per una gestione efficiente dei contratti di lavoro nella meeting industry, dove la flessibilità del lavoro costituisce uno dei fondamenti del settore, da sempre caratterizzato da stagionalità e con un continuo turn-over. I contratti più diffusi sono raggruppabili in quattro macro-categorie: il lavoro intermittente, il co.co.co. e co.co.pro., i collaboratori occasionali e il piccolo esercito delle partite Iva.
A delineare il decalogo Mauro Zaniboni, responsabile Federcongressi&eventi per la fiscalità di settore, e il consulente del lavoro Luca Piscaglia. Consigli pratici, facilmente applicabili dai protagonisti dell’industria italiana dei convegni, congressi ed eventi.
Per prima cosa va individuato il contratto da applicare tra quelli disponibili, per evitare ogni abuso del lavoro autonomo. I servizi vanno appaltati solo se le risorse interne si rivelano insufficienti. E per ogni appalto utilizzare solo società di cui è comprovata serietà e affidabilità. Quarto punto, nelle situazioni promiscue che si possono creare, ricorrere preferibilmente al lavoro a chiamata, a quello tramite voucher e al contratto di somministrazione. Apprendistato sì, ma con giudizio vista la rigidità delle regole in uscita. Anche il ricorso al tempo determinato va meditato per la difficoltà di giustificarlo. Tra tutti i contratti disponibili, quello più in sintonia con le necessità della meeting industry è quello a chiamata, da utilizzare con oculatezza visto il costo tendenzialmente fuori mercato. In attesa della riforma dei voucher, va comunque privilegiato considerandone costi e benefici. Per ogni evento vanno ben delineate le limitazioni d'orario per evitare picchi di carichi eccessivi. Ultimo punto: il licenziamento va sempre gestito con estrema attenzione.
Federcongressi&eventi è l’associazione delle imprese e dei professionisti che lavorano nell’industria italiana dei convegni, congressi ed eventi: un’industria che dà lavoro a 287.741 persone, di cui 190.125 dipendenti a tempo pieno e 97.616 professionisti autonomi. Grazie al suo impegno la produzione delle aziende agricole segna +97 milioni di euro, più 3,65 miliardi per delle aziende industriali, di 6,9 miliardi quella degli alberghi e di 4,9 miliardi quella dei ristoranti. Il PIL congressuale ammonta a 15 miliardi e 88 milioni di euro. (fonte: Il conto economico del settore congressuale, Università di Bologna).
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