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26/06/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Politica e imprenditoria, l'incontro

'L’Italia verso Europa 2020: come prosperare in una decade di crescita zero'. È questo il titolo del Rapporto presentato da Business International, di Fiera Milano Media, in occasione della Tavola Rotonda con il Governo Italiano (Roma, Villa Miani), uno dei più noti e autorevoli eventi che mettono a confronto mondo politico e imprenditoria sui temi cruciali della politica economica e dello sviluppo. Tra le presenze istituzionali di spicco della Tavola Rotonda 2012 il Direttore Dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale, Carlo Cottarelli; il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi; il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà; il Viceministro per il Lavoro e le Politiche Sociali Michel Martone. Il rapporto è basato su un sondaggio mirato che tra aprile e maggio 2012 ha coinvolto il Top Management di un campione significativo di aziende italiane tratto dal data base di Business International.

Burocrazia inefficiente, pressione fiscale eccessiva, marginali liberalizzazioni, inefficace riforma del lavoro e ritardo tecnologico, sono gli ostacoli sulla via della ripresa. Questi i principali risultati del Rapporto al centro della Tavola Rotonda, un’occasione per riflettere proprio sulle strategie necessarie per rilanciare la competitività del Sistema Paese in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea. Lo studio si è posto l’obiettivo di analizzare esperienze e percezioni degli attori chiave del Sistema Paese, per comprendere la situazione attuale del mondo produttivo e capire come orientare l’azione di governo. L’analisi complessiva del quadro macroeconomico e il raffronto con ricerche internazionali mettono in luce uno scenario globale a tinte fosche a causa della crisi del debito sovrano nell’area Euro e del rallentamento delle economie emergenti, anche se è prevista una ripresa contenuta del PIL a partire dal 2013 e i segnali di crescita dell’economia statunitense lasciano ben sperare per effetto traino.

È quindi un quadro congiunturale ancora difficile, quello che emerge dal Rapporto, fondamentalmente legato alla contrazione della domanda, al ritardo nei pagamenti e al credit crunch, e una serie di criticità indicate dagli imprenditori, in alcuni casi sorprendenti, a cominciare dall’ultima posizione, tra i problemi sul tappeto, in cui viene relegata la riforma del mercato del lavoro e dal modesto rilievo attribuito alle politiche di liberalizzazione e privatizzazione.

“Fotografando la realtà imprenditoriale italiana, il Rapporto elaborato da Business International contiene indicazioni utili per orientare l’azione del Governo e offre un supporto per decisioni future in grado di rilanciare la competitività del Paese in linea con le strategie europee. Il quadro è complessivamente pessimistico poiché c’è una diffusa convinzione che la crisi è ancora lontana dal suo epilogo, anche se emergono segnali incoraggianti legati alla proattività e capacità di reinventarsi degli uomini d’impresa che cercano di reagire alla crisi con nuove strategie di business, all’orgoglio italiano con cui non vogliono rinunciare alla propria identità imprenditoriale e non temono la minaccia dell’importazione straniera e infine alla fiducia verso la cultura dell’innovazione per cui la tecnologia viene identificata come un fattore imprescindibile ai fini del rilancio del Paese. Gli imprenditori considerano inoltre prioritaria un’azione di governo rivolta verso quelle che rappresentano le loro principali preoccupazioni, ovvero snellire la burocrazia e ridurre la pressione fiscale. Ci auguriamo che rappresentanti istituzionali ed esponenti del mondo industriale possano far tesoro degli spunti di riflessione al centro del Rapporto e della Tavola Rotonda per dare avvio a un’efficace collaborazione tra pubblico e privato in modo effettivamente funzionale alla ripresa”, ha commentato Antonio Greco, AD di Fiera Milano Media.

La situazione italiana è ancora delicata, nel dettaglio il 66% degli imprenditori dichiara di aver subito gli effetti della crisi. Tre anni fa il 31% poteva ancora dichiarare condizioni immutate rispetto all’anno precedente, mentre oggi lo fa solo il 21%. Una nota positiva, seppur non eclatante è data dal il 13% che sostiene di aver migliorato la propria posizione, a differenza dell’11% del 2009. Nel complesso comunque nel 47% dei casi il fatturato è diminuito nell’ultimo biennio e manager e imprenditori sono meno ottimisti, poiché oltre il 70% del campione ritiene che la crisi avrà ancora effetti di medio-lungo termine sulla propria azienda. Tra le principali criticità affrontate dalle imprese in questo periodo emergono la diminuzione degli ordini e delle vendite (62%) e l’insolvenza dei clienti (60%), a cui si sommano l’inefficienza della burocrazia (50%), l’aumento del costo del credito (40%) e la difficoltà ad accedervi (39%), l’aumento dei prezzi delle materie prime (29%) e il ritardo nei pagamenti della P.A. (25%). Mentre l’aumento della concorrenza straniera non rappresenta una minaccia significativa: solo il 16% lo indica tra le difficoltà del periodo.

I problemi più acuti da fronteggiare e risolvere per sbloccare la ripresa sono, dal punto di vista delle aziende: inefficienza della burocrazia, pressione fiscale eccessiva, ritardo dell’infrastruttura telematica del Paese. Al di là delle loro azioni concrete per reagire alla crisi, gli imprenditori ritengono sia in primo luogo fondamentale procedere a una riforma della P.A. (77%), e del resto l’OCSE stessa considera la burocrazia una delle prime cause dello svantaggio competitivo italiano, collocando il nostro Paese al penultimo posto in Europa, seguito solo dalla Grecia. Richiedono poi al Governo interventi di natura fiscale, ovvero riduzione della pressione fiscale (68%) e defiscalizzazione degli utili reinvestiti nell’impresa (60%). Per ovviare al problema della scarsa liquidità si desidererebbe anche un nuovo rapporto banca-impresa che valorizzi i progetti imprenditoriali (50%). Vengono ritenuti utili gli incentivi alle imprese e le agevolazioni per l’accesso al credito, ma non sono considerate prioritarie politiche di liberalizzazione e privatizzazione, ritenute importanti solo dal 31% e dal 22%.

Ma quello che stupisce è la mancanza totale di percezione dell’urgenza di una riforma del mercato del lavoro e per misure previdenziali. E per adeguare il sistema infrastrutturale italiano agli standard europei, la priorità evidenziata dagli imprenditori non riguarda le infrastrutture fisiche, bensì la rete telematica (75%). Dopotutto in Italia il Digital Divide è ancora un problema rilevante e l’attuale Governo ha in effetti inserito l’Agenda Digitale tra le sue priorità anche se la sua attuazione è in ritardo e gli imprenditori concordano nell’identificare tra le cause la congiuntura economica sfavorevole (53%), ma anche l’eccessiva burocratizzazione delle procedure (43%) e la carenza di infrastrutture tecnologiche (41%). Da parte loro gli imprenditori si rivelano tenaci e stanno cercando di reagire alla crisi attraverso nuove strategie di business, mentre non vengono viste come soluzioni primarie la riduzione del personale e l'aggregazione a scapito della propria identità imprenditoriale.





Redazione MyMarketing.Net
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