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11/07/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

A lezione di marketing da Napoleone

Tra i grandi condottieri del passato, l'Imperatore francese merita da sempre un posto d'onore, catapultato nell'olimpo della storia per la sua capacità di coniugare le istanze del suo presente con un'intuizione senza pari del futuro. Sconfisse i retaggi della monarchia pur essendo il nuovo re e le tracce del suo impero vivono ancora oggi. Fu lui a volere un logo semplice e geniale come la sua iniziale, la N maiuscola che continua a essere uno dei brand più longevi e di maggior successo, stesso destino per l'aquila che fu l'emblema della Grande Armata. Il primo matrimonio come evento mediatico con tanto di merchandising fu proprio il suo.

Virtualmente infinita la bibliografia sul prode condottiero a cui s'aggiunge un volume che ne traccia un profilo nuovo: 'Napoleone il comunicatore. Passare alla storia non solo con le armi' pubblicato da Egea, la casa editrice della Bocconi. A firmarlo è Roberto Race, giornalista professionista e consulente in comunicazione e public affairs, che ha lanciato in Italia la figura del direttore relazioni esterne e comunicazione “in affitto” e lavora oggi come temporary manager per alcune delle più dinamiche e innovative aziende italiane. È l'unico Aspen Junior Fellow dell’Aspen Institute Italia ancora residente nel Sud Italia, socio di Rena Rete per l’eccellenza nazionale, della Ferpi, de Il Chiostro e del consiglio direttivo di Inward Osservatorio Internazionale sulla Creatività Urbana. È segretario generale della Fondazione Valenzi, l'istituzione internazionale attiva nella cultura e nel sociale dedicata all'ex sindaco di Napoli.

“Un libro dalla lunga gestazione”, racconta Race a MyMarketing.Net, “Ero tentato fin dall’inizio di sviluppare un’indagine sulla sua incredibile capacità di autorappresentazione, che finiva per colpire al cuore l’immaginario collettivo della sua epoca e che si è rivelata determinante anche per la percezione che di Bonaparte hanno avuto i posteri. Occuparmi del Bonaparte nella versione fuori dagli schemi che volevo far emergere significava conciliare due aspetti del mio vissuto, l’ammirazione per il personaggio storico che mi aveva colpito fin dall’infanzia e quelle grandi passioni che sono per me la comunicazione e il giornalismo. Un condottiero dalle immense capacità di comunicatore, capace di dare la visione ai suoi uomini, lì, sempre in prima linea. L'unico perdente che nell'esilio di Sant'Elena, sperduto in mezzo all'Oceano ha avuto la possibilità di scrivere lui la sua storia, reimpostando il racconto e inaugurando la moda dei memoriali”.

Napoleone inventore dell'opinione pubblica?
Il sapiente utilizzo che fa dell’opinione pubblica, un concetto-categoria che, se non inventata, sicuramente si consolida con lui, dimostra che un leader può vendere la sua immagine, con gli strumenti e le opportunità consentite dalla sua epoca. Come ha bene sottolineato Mario Rodriguez, recentemente il ruolo dei moderni mezzi di comunicazione come la tv, internet e i social network, viene enfatizzato al punto da vederci l’origine del fenomeno del ‘marketing  politico’. E’ un errore. Napoleone è stato un grande propagandista di se stesso senza aver bisogno di telegiornali o blog. L'imperatore si faceva leggere gli articoli della stampa straniera secoli prima dell'avvento dell'iPad... E nella campagna d'Egitto pretese di avere con sè tutto l'occorrente per impiantare una vera tipografia viaggiante per diffondere con una testata ad hoc le sue scoperte di altissimo valore culturale.

Generale, Imperatore, Comunicatore. Cos’altro?
Il Napoleone che racconto in questo volume fa pensare a quegli imprenditori e a quei manager che sanno motivare e coinvolgere i loro collaboratori rendendoli partecipi delle sfide che dovranno affrontare assieme. Quello che per Napoleone è il campo di battaglia per l'imprenditore e il manager sono la fabbrica ed il mercato dove solo chi sa cosa vuol dire essere in prima linea può dare gli ordini ed essere ascoltato. Proprio come tanti leader d'Impresa Napoleone sa che conta più essere autorevole che autoritario.

Napoleone come 'guru della comunicazione'. Perché?
Per Napoleone comunicare è una modalità di azione che consente di anticipare le mosse dell’avversario e sbaragliarne gli schieramenti. È altresì uno strumento di rappresentazione, con il quale si inscena un summit come si commissiona un quadro, il cui scopo ultimo è di rafforzare l’immagine vincente conquistata sui campi di battaglia e nell’azione riformatrice interna ed esterna ai confini della Francia. Napoleone comunica precorrendo mode, idee, vezzi, tendenze. E’ creatore del merchandising, ispiratore di sistemi di interazione bellica simili alla moderna comunicazione integrata aziendale, fondatore, censore e controllore di organi di stampa, inventore delle moderne veline attraverso i suoi compiacenti e compiaciuti bollettini militari.

Napoleone quindi può essere anche un esempio?
Napoleone, a modo suo ed ovviamente entro i limiti di uno scenario attuale che vede come capisaldi i valori della democrazia e della libertà di espressione e partecipazione, è anche un esempio di quella classe dirigente che oggi manca nel mondo politico europeo. Napoleone sa bene che "non si può guidare un popolo senza indicargli un futuro". Direi che dà dei punti a tanti leader o pseudo leader moderni anche sotto il profilo lessicale. Le massime napoleoniche, ad esempio, dimostrano spesso con quanta efficacia si può sintetizzare una lezione di vita, dare un’indicazione di percorso, formulare un giudizio su fatti e persone. Costituiscono un altro indicatore di una componente spesso mancata ai governanti italiani e anche a chi ha retto negli ultimi anni le sorti dell’Unione Europea: la capacità di decidere.

Antonino Pintacuda


Redazione MyMarketing.Net
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