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08/08/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Il collocamento passa dal web

L'universo professionale e la Rete sono sempre più strettamente collegati. Con l'aiuto di Internet è possibile ottenere molta visibilità arrivando a chiunque e ovunque e ciò porta con sé l'opportunità di creare nuovi posti di lavoro legati proprio al mondo virtuale. Dalla ricerca The Social Job Seeker di Jobvite, un software dedicato per chi cerca lavoro, emerge in maniera evidente questo collegamento tra 'social' e 'job'. Secondo lo studio, il 92% delle offerte di lavoro fatte dalle imprese passa dai social network; dall'altro lato, la percentuale di chi cerca lavoro ed è iscritto ad un social è dell'86%; inoltre, di 6 persone che hanno cercato lavoro, una viene assunta grazie alle interazioni che ha saputo gestire. Linkedin è la piattaforma che detiene la leadership di connessioni create tra chi cerca lavoro e le aziende e, a conferma di questo dato, basta guardare il recente incremento di iscritti al social più focalizzato sul mondo del lavoro. In Italia, secondo i rapporti di Google, 'lavoro' viene ricercata 14 milioni di volte, associata a parole come 'concorsi' o 'offerte'. Molte sono le imprese - Ferrari, Eni, Telecom Italia, Gucci, Ferrero e molte altre - che da questa parte dell'oceano hanno un profilo professionale su Linkedin, assieme a molte figure di spicco delle aziende stesse. I numeri parlano chiaro per chi cerca lavoro: il nuovo ufficio di collocamento passa attraverso il web.

Da qui l’esigenza che il profilo ricercato sia quanto più possibile appetibile per le aziende, quindi l’interesse ad avere una buona reputazione online. Allo stesso modo, le aziende cominciano ad ‘annusare’ le opportunità e le problematiche legate a tale aspetto per la promozione del brand. E se costruirla è un processo lungo e difficile, la vera impresa è mantenerla. Comprometterla o perderla del tutto, invece, è molto più facile del previsto. In un mondo sempre più strettamente collegato, sempre più social, per un'azienda o per un singolo è di vitale importanza costruire un'immagine rispettabile e affidabile per vedersi riconosciuto un certo credito. Per questo ci si affida a esperti di comunicazione, solitamente interni al gruppo, e consulenti legali, talvolta esterni. Recentemente, però, qualcosa è cambiato. È sempre più probabile infatti che i due aspetti, comunicativo e legale, lavorino sinergicamente, unendo le forze per raggiungere un unico obiettivo: sconfiggere e reagire a una crisi, di qualunque tipo.

Aziende sotto tiro
Proprio analizzando la comunicazione impiegata durante i periodi di difficoltà Weber Shandwick, ha condotto uno studio per le aziende che aiuta gli esperti a non commettere 'scivoloni' comunicativi in tempo di crisi. Tra gli errori in cui è facile incorrere, spicca quello della sottovalutazione nella gestione dei social network o del web in generale: capita sempre più spesso che alcune aziende si ritrovino al centro di un tiro a bersaglio mediatico e che vengano messe sotto scacco da blog o utenti-attivisti. Negli anni le varie imprese hanno dovuto imparare a considerare le piattaforme sociali come degli stakeholder, attivandosi così sui social network più importanti per prevenire, o meglio prevedere, eventuali crisi e cominciare a muoversi per saperle poi affrontare. Le scelte strettamente legali non bastano più, quindi: alle manovre di 'difesa' bisogna saper affiancare un buon iter comunicativo, che riesca così a unire la praticità delle azioni legali, con una comunicatività efficace e propositiva.



Redazione MyMarketing.Net
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