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14/08/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Africa 2.0: la rivoluzione è donna

Chi educa una donna educa un’intera nazione perché sarà lei a tramandare ciò che ha imparato alla generazione che verrà. In bilico tra ricordi ancestrali e tradizioni millenarie, la tecnologia può rappresentare per l’intero continente africano il volano dello sviluppo, nel pieno rispetto di una rigida codifica dei ruoli di genere che, ad esempio, ancora inibiscono gli spostamenti su lunghe distanze anche per le donne manager. I nuovi device non rappresentano per un’intera nazione solo costosi tecno-gingilli, che permettono alle donne di battagliare ad armi pari con i colleghi in doppiopetto blu, ma un enorme acceleratore del cambiamento, capace di annullare le distanze, snellire la catena di produzione. È quanto emerge da un recente articolo pubblicato dalla BBC, una lucida analisi di Barbara Birungi, direttrice di Hive Colab, una community aperta e collaborativa di giovani imprenditori africani. Un gruppo che ha scelto come simbolo proprio l’alveare delle operosissime api. Gli strumenti tecnologici possono migliorare business e vita al femminile, permettendo loro di muoversi con sicurezza nel mercato globale. Con la libera circolazione dell’informazione saranno proprio i Paesi emergenti a ricavarne i più grandi benefici, un processo che deve coinvolgere direttamente le donne perché sono loro, a ogni latitudine, a educare le nuove generazioni. Soprattutto nello scenario africano, dove le imprese da loro gestite sono un affare di famiglia che coinvolge figli e parenti. Un diapason che vibrando propaga le onde del progresso lungo tutto l’albero genealogico. Per diffondere un modello vincente i governi devono avere il coraggio di scommettere proprio su di loro, incentivando l’uso della tecnologia con corsi di formazione ad hoc.

Un’altra donna fiera di essere africana e in prima linea per difendere tutto il suo continente è la senegalese Marieme Jamme, Ceo di Spot One Global Solutions, una società con sede in Gran Bretagna che attira investimenti nelle infrastrutture IT in Africa. Intervistata dalla CNN, la co-fondatrice della piattaforma Africa Gathering che punta al dialogo costruttivo tra gli imprenditori per lo sviluppo degli stati africani. Il suo principale obiettivo è raccontare ‘buone storie’ sull’Africa, contribuire a diffondere piccoli e grandi successi d’un continente che reclama a gran voce il suo posto nel mondo per scrollarsi di dosso tutti i luoghi comuni che l’hanno avvolto per anni. Il boom tecnologico africano deve essere armonico e tenere in giusta considerazione soprattutto le nuove generazioni, educandole all’uso corretto e responsabile, in modo da diventare un plus da spendere proficuamente nel mondo del lavoro. Da qui l’impegno in prima persona proprio di Jamme che fa da tutor ai suoi giovani connazionali per aiutarli a vendere le loro idee e delineare strategie vincenti e che realizza ogni cosa nel pieno della sua identità di donna africana, di cui è sempre e legittimamente più orgogliosa.



Redazione MyMarketing.Net
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