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20/08/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

La carica dei nuovi manager

In un mondo in costante cambiamento, non è risparmiata neanche la figura del manager costretto a confrontarsi con una competitività crescente che richiede una flessibilità mai raggiunta prima nelle strategie messe in campo, che devono dimostrarsi capaci di assecondare l’onda del cambiamento diffuso e generalizzato che tutto travolge. Manager di tutti i livelli devono chiarire ambiguità, risolvere conflitti organizzativi, riuscire a far comunicare diverse unità operative. I privilegi dei folli e rampanti anni Ottanta e Novanta hanno ceduto il passo alla suddivisione di responsabilità, come dimostra il recente caso della banca JP Morgan che s’è fatta restituire i ricchi bonus dai manager che avevano contribuito allo scandalo dei derivati dello scorso maggio. Incredibile a dirsi, invece di giocare allo scaricabarile che di solito investe i gradini più bassi dell’organigramma aziendale, il colosso statunitense ha tagliato direttamente ai vertici.

Non ci sono più intoccabili ‘direttori d’orchestra’ per usare una metafora cara al mondo del management, la crisi ha obbligato grandi e piccoli brand a riorganizzare le priorità degli head hunter. Emblematico il caso di Yahoo!, il colosso in viola protagonista del boom online della fine degli anni ‘90 che non ha esitato a rivalersi sui suoi ultimi Ceo. Prima la defenestrazione via mail di Carol Bartz, seguita dall’allontanamento del suo successore Scott Thompson, reo d’aver mentito sul suo curriculum sui suoi trascorsi universitari . Oggi Yahoo! diventa un modello delle nuove tendenze del management puntando su Marissa Mayer, ex dirigente di Google, 37enne e incinta, scelta dal Time come una delle 50 donne più influenti al mondo. La Borsa ha scelto di premiare la Big Y facendo guadagnare alle azioni ben 2 punti percentuali dopo un lungo periodo di turbolenze finanziarie. E tutta la stampa non ha fatto che amplificare la portata storica del pancione della manager.

La morte di Steve Jobs ha accelerato la sua mitizzazione, già in atto negli ultimi anni del suo impero, così i nuovi Ceo in cerca di implementare il proprio carisma hanno un costante modello di riferimento con cui confrontarsi. Ecco che la prima e unica biografia ufficiale del fondatore della Apple brucia ogni record di vendite per scoprire che l’uomo in jeans e maglioncino nero aveva mangiato semi e granaglie per purificare i suoi umori corporali, ottenendo come primo risultato di emanare un odore che spiazzava i suoi interlocutori e lo obbligava ai turni di notte per non offendere le narici dei colleghi.

Ma non c’è dubbio: il modello di manager del primo decennio del nuovo millennio è lui, il golden boy dei social network, Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo di Facebook. Osannato anche da Hollywood con la pellicola pluripremiata The Social Network, che ha contribuito a costruirne il mito di nerd in felpa con cappuccio e infradito capace di dare al mondo uno strumento che ha rivoluzionato il modo di comunicare, riuscendo a compiere il miracolo: avvicinare alla tastiera di un pc persone che fino ad allora l’avevano ignorata. Il manager spietato in doppiopetto, immortalato nel film Wall Street di Oliver Stone nell’incarnazione di Michael Douglas, cede il passo a un 27enne solitario che coccola un cagnolino bianco che, in un momento di particolare creatività, ha chiamato Beast.


Redazione MyMarketing.Net
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