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17/09/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Sono tempi bui. Che faccio, lascio?

Sono tempi bui e sono in tanti che sperano di trovare una prima occupazione oppure di reinventarsi secondo le proprie capacità. Non sono tempi felici. La crisi colpisce l'occupazione e si restringono le prospettive di nuove assunzioni, non solo per gli italiani, ma anche per gli stranieri. Non sono tempi facili per le donne italiane, né sono tempi di grande ottimismo.
Sono tempi veloci, che smontano le certezze e chiedono rapidi adeguamenti.
Sono tempi difficili, ma il Web può davvero dare una mano a tutti coloro che cercano un occupazione. Ma sono tempi difficili per la libertà della Rete.
Sono tempi bui, la cui cupezza è amplificata da una diffusa mancanza di compassione ma soprattutto dal tripudio dell'egoismo personale esibito con orgoglio.
Sono tempi di spread calanti, tempi duri per la old generation, non sono tempi maturi per cambiamenti o mutazioni. Sono tempi difficili per le casse dello Stato : 'Questi sono tempi di scoperte quotidiane dei modi fantasiosi in cui viene usato il denaro pubblico destinato ai partiti'. (La Repubblica - 5 apr 2012)

Sono tempi strani, non c'è che dire.

Non ci sono certezze su nulla. Eppure, abbiamo letto, ascoltato e a volte scritto queste parole così spesso in quest'ultimo anno, che ormai non si tratta più di una premessa, ma di una certezza. Più che di una situazione acuta e passeggera ora è meglio parlare di una nuova realtà con cui fare i conti. Lo stanno capendo bene gli Italiani, che dopo un paio d’anni di indecisione sul da farsi, stanno ormai prendendo posizioni definitive sul fronte consumi.  È quanto emerge dai risultati dell’Osservatorio 2012 di SIGN – M&T sulle tendenze del consumo in Italia, che traccia sei profili di shopper italiani e la classifica delle insegne preferite.

Continuano i tagli ai consumi (il 78% degli intervistati ha dichiarato di averli ridotti anche nel 2011), soprattutto quelli per il tempo libero e per gli acquisti di impulso. La convenienza è sempre elemento importante di scelta ma emergono anche altre tendenze: le forme alternative all’acquisto (noleggio, baratto) e in generale un sentiment più attento alla collettività, alla sostenibilità, alle ricadute non solo economiche, ma anche etiche delle decisioni individuali di consumo. In generale si sta modificando in modo importante il modo con cui le persone si relazionano al mondo e ai luoghi dello shopping: meno fascinazione e più riflessione, meno centralità nella vita quotidiana e maggiore ricerca di soluzioni pratiche e di valore. I luoghi di acquisto dell’oggi e la composizione dei carrelli di spesa sono definitivamente cambiati e altre rivoluzioni sono nell’aria. Anche in questo caso le tendenze che emergono dall’Osservatorio Consumatori sono sintomatiche.

Più che di rivoluzione, è meglio parlare di evoluzione, che rende l’idea di un futuro che si mischia con la migliore parte del passato: il recupero di un dettaglio storico e di quartiere (ancorché decimato); il primato della qualità e il valore solo tattico del prezzo; l’importanza delle relazioni. L’Osservatorio Consumatori di Sign traccia sei profili di shopper italiani e disegna la preferenza tra le diverse insegne distributive (oltre 100) nel nostro Paese.

OK IL PREZZO È GIUSTO
Li incontrate mentre vorticano tra supermercati e discount, armati di volantini alla ricerca dell’offerta perfetta, senza guardare in faccia a nessuno per arraffare l’ultima lattina di pelati a pochi centesimi. La scelta delle migliori occasioni non è più da tempo una reazione alla crisi, ma è diventato un vero e proprio lavoro a tempo pieno. Insegne di riferimento: LIDL, Oviesse, Carpisa.

CRITICA DELLA RAGION PRATICA
Sono i consumatori più evoluti, quelli che hanno trovato la best way per combinare in modo equilibrato semplicità ed esperienzialità, riuscendo così a cogliere il meglio da ogni canale della distribuzione moderna. Nei loro acquisti hanno un caposaldo: mantenere sempre al centro qualità ed eticità, e non sono disposti a scendere a compromessi. Insegne di riferimento: Esselunga, Serravalle Designer Outlet, H&M, Diesel.

TARTASSATI
La tradizionale famiglia numerosa borghese, prima abituata a potersi permettere qualche spesa extra, è rimasta paralizzata dalla crisi. Travolta da un abbassamento generalizzato del proprio potere d’acquisto, questo cluster ha preferito reagire congelando le proprie spese, concentrandosi sul breve termine per far quadrare i conti familiari, nell’attesa di tempi migliori. Insegne di riferimento: IperCoop, Penny Market, Mondadori Mediastore.

NONNO ITALO
L'Italia che invecchia continua a barcamenarsi tra salute, famiglia, spesa quotidiana e gestione della casa. La ristretta capacità di spesa li ha resi allergici alle perdite di tempo e sempre più affezionati agli acquisti di prossimità, valutati positivamente perché percepiti come più semplici e genuini. I formati più comodi ed economici mantengono un posto speciale nel loro cuore. Insegne di riferimento: Carrefour Market, Brico, Benetton, Optissimo.

I LOVE SHOPPING
Stufi di deprimersi con i telegiornali, che parlano solo di crisi, questi giovani hanno deciso di cambiare canale per distrarsi un po’ e tornare a passare il tempo nei centri commerciali. Guidati dall’obiettivo di mettere le mani per primi sull’ultimo marchio all’ultima moda, acquistare torna ad essere uno stile di vita e di essere, di presentarsi al mondo. Insegne di riferimento: The Style Outlet Vicolungo, Zara, Levi’s, Kiko.

GENERAZIONE A_mici

Lo shopping per questo cluster è un’esperienza altamente 'sociale', quasi televisiva da condividere e cercando di ottenere il massimo delle informazioni dagli altri consumatori. Si tratta di una fascia di consumatori che vorrebbe poter tutto, ma che a causa della bassa capacità di spesa si limitano a scatenarsi durante i saldi. Insegne di riferimento: Nike, Gamestop, Bershka, the Space.



Roberta Masella



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