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17/09/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Far sistema per il brand Italia

Una polverizzazione delle risorse impedisce al settore turistico italiano di mettere a frutto il suo immenso patrimonio. Una forza che si disperde in migliaia di attività senza nessuna coordinazione. È sufficiente far parlare i numeri: in Italia sono più di 13mila gli enti che si occupano di management turistico, contro i 66 della Germania. Bisogna puntare sul turismo, come dimostra il caso eccellente della Spagna che, invischiata in una delle crisi più nere dal Dopoguerra, ha investito sulla promozione turistica ottenendo risultati strabilianti.

Una possibile soluzione per uscire dalle sabbie mobili della crisi è proprio quella di strutturarsi come un grande gruppo multinazionale. Questa la profonda convinzione di Monica Mailander che ha festeggiato i primi 25 anni della sua agenzia presentando il portale marketingdelterritorio.info e il volume 'Il nuovo marketing dei sistemi territoriali' in una tavola rotonda presso la sede del Sole 24 ore dedicata  all'Italia del turismo. Secondo le proiezioni degli analisti, nel 2020 i turisti internazionali nel mondo saranno 1,6 miliardi. Nel ventennio 200-2020 i viaggiatori verso il vecchio Continente raddoppieranno. L'Italia al momento partecipa con una quota del 18%, per un giro d'affari che si attesta sui 100 miliardi di euro.

Bisogna ripensare tutto il processo perché il viaggio ai tempi del tablet inizia ancora prima di partire. Se si vuole puntare ai viaggiatori del mondo non si può continuare a promuovere piccoli paesi e singole regioni, l'offerta deve riguardare il brand Italia, obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso investimenti strutturali. E va ripensata una cultura dell'accoglienza più professionale, spazzando via il luogo comune che depotenzia gli istituti alberghieri relegandoli nel limbo dell'istruzione di serie B. E' sempre più necessario fare sistema integrando marketing, comunicazione e relazioni pubbliche valorizzando il concetto di place branding. Il focus deve spostarsi dal singolo prodotto/servizio al territorio nel suo complesso. Perché come sottolinea Giuseppe Arcucci, direttore dell'area investimenti esteri di Invitalia: “Non può una Provincia o una Regione andare da sola in Oriente dove a malapena sanno che l'Italia fa parte dell'Europa”

La storia del marketing territoriale inizia al di là dell'Oceano, per attirare forza lavoro e capitali dove scarseggiavano, come la corsa verso le pianure sterminate del Far West e l'America dove le strade erano lastricate d'oro, i polli alti come cavalli e le carote grosse come canoe.  
Qualsiasi progetto di marketing territoriale standard inizia dalla fase organizzativa che mira a trovare il finanziamento e a delineare le strategie generali che possono contare su una partnership pubblico-privata. La seconda fase è la ricerca che fa leva su studi qualitativi e quantitativi che servono a capire come il progetto viene percepito da gruppi di possibili clienti. Il terzo step serve a formare l'identità per trarre le giuste conclusioni dalla fase due e identificare i mercati target. Nella quarta fase si elabora un programma di attività e si stabilisce il budget. L'ultima fase è l'esecuzione che di norma avviene, nella più felice delle ipotesi, a cinque anni dal lancio.

Bisogna credere nel territorio, riuscendo attraverso sistemi integrati di offerta a far diventare poli d'attrazione le immense risorse culturali attraverso la crescita omogenea del territorio.
Senza dimenticare che è impossibile promuovere indistintamente tutto a tutti. L'Italia si conferma una volta in più attraente ma non attrattiva. Servono manager del turismo, capaci di compiere i piccoli grandi miracoli che sono sotto gli occhi di tutti. La Spagna è riuscita a far diventare meta main stream Bilbao. In Italia la Puglia rappresenta un caso d'eccellenza, come afferma Alfredo De Liguori, responsabile marketing Agenzia Puglia Promozione in una delle interviste che chiudono il volume. “Non so se possiamo essere definiti il benchmark della promozione a livello nazionale, ma certo il successo della Puglia è frutto di importanti investimenti realizzati dalla Regione in questi anni nel campo della promo­zione e del turismo, anche grazie all’utilizzo dei fondi comunitari. Un processo in atto almeno dal 2005”. Un successo originato dal mix tra pubblico e privato: “gli incentivi a disposizione hanno avuto un ruolo significativo per favorire gli investimenti, ma sicuramente la risposta imprenditoriale è stata decisiva nella valorizzazione dell’offerta turistico-alberghiera”. Ma l'asso nella manica, uno dei punti di forza del rinascimento pugliese è stato il ruolo strategico dell'Apulia Film Commission che ha portato al finanziamento anche di una pellicola di Bollywood (A.P.). 


Redazione MyMarketing.Net
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