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19/09/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Danilo Gallinari: sport, business, management

E' stato conferito ieri al campione di basket Danilo Gallinari lo Sport Business Academy Award, il primo premio ideato dalla Sport Business Academy, centro di cultura manageriale sportiva per manager e dirigenti dello sport,  promosso dal 2010 da RCS Sport e SDA Bocconi School of Management. Ambasciatore dello sport italiano nel mondo, il fuoriclasse lodigiano vanta numerosi risultati, ottenuti con le maglie della Nazionale e dei Denver Nuggets.

Con le sue straordinarie doti di manager e testimonial, Gallinari ha saputo interpretare al meglio il ruolo di uomo immagine per grandi brand internazionali, impegnandosi nel progetto grassroots 'Gallo Camp' e pubblicando il libro Da zero a otto, la sua prima autobiografia scritta con il supporto della voce del basket di SKY Sport Flavio Tranquillo.
“Le competenze manageriali più importanti sono due: la conoscenza dell'atleta, per instaurare con la squadra le giuste sinergie che poi consentono di offrire un'immagine positiva al pubblico, e la conoscenza del territorio, per sponsorizzare in maniera ottimale la stessa squadra - ha dichiarato il campione -. La gestione degli atleti è difficoltosa ma, mentre in America si hanno obblighi contrattuali riguardanti la partecipazione a eventi e iniziative di charity, in Italia gli atleti sono meno disponibili a presenziare tali eventi, pur essendo questi ultimi organizzati nel loro interesse e in quello della società sportiva”.

Danilo Gallinari ha parlato del Rookie Transition Program, una tre giorni durante i giocatori, senza alcun contatto con l'esterno, apprendono per 10 ore al giorno tutte le regole di comportamento da seguire scrupolosamente nella vita quotidiana. In America il giornalista cerca infatti la bad story, che è un concetto simile a quello che accade qui con alcuni giocatori che sono sempre alla ribalta sui giornali. Da un lato bisogna essere bravi ad ascoltare i media e a gestire ciò che si dice. Dall'altro alcune aziende poi selezionano i testimonial proprio secondo questa logica. Tale modello esportabile in Italia? “Sì, ma bisognerebbe adattarlo alla nostra cultura, che è completamente diversa” - risponde Gallinari -. Il mondo Nba  viene dal ghetto, quindi bisogna imparare a comportarsi in un certo modo con le persone che ti stanno accanto e imparare a dire di no, perché spesso quando sei famoso capita che parenti con cui non hai contatti da anni ti cerchino improvvisamente... È altissima la percentuale di giocatori in bancarotta!”.

Lo chiamano Gallo, appellativo su cui ha costruito la sua immagine, il nick utilizzato sui social network, le iniziative a cui ha preso parte e i relativi loghi. Un marketing manager d'eccellenza, secondo cui “è da cambiare il concetto di business, che in America è correlato allo sport, all'azienda e al giocatore. Presidenti, manager e giocatori dovrebbero approcciarsi a questa logica, così come l'atleta nel momento in cui sceglie l'azienda per cui fare il testimonial”. Un percorso di formazione in cui si coglie l'importanza dei social network, che fanno parte anche del Transition Program e che sono alla base delle contrattazioni commerciali.

Gallinari conclude: “La pallacanestro è importante ma conta di più chi sei in quanto persona nel mondo. E' questo l'insegnamento della mia famiglia: mantenere un equilibrio costante tra lo sport e la vita privata”.

Deborah Baldasarre

Per visualizzare la video intervista clicca qui




Redazione MyMarketing.Net
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