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24/10/2012  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

AppsBuilder, un successo tutto italiano

250mila gli sviluppatori registrati, 3 mila le app realizzate ogni mese, 7 le lingue in cui è disponibile. Questi i numeri di AppsBuilder, la start-up italiana che ha appena ottenuto un'iniezione di capitale da 1,5 milioni di euro dai Business Angel Massimiliano Magrini (Annapurna Ventures), lead investor dell’operazione e Mario Mariani (The Net Value) che hanno convinto i gestori dei fondi Vertis Venture e Zernike Meta Ventures a scommettere sul progetto. Abbiamo intervistato il co-fondatore e Ceo, il 27enne Daniele Pelleri. Che ci ha svelato il futuro delle app, sempre più indispensabili strumento di marketing.

Già selezionata tra le migliori start-up italiane da Tech Crunch Italy, AppsBuilder permette di realizzare la propria app senza conoscere una sola riga di codice. I principali utilizzatori della piattaforma sono gli stranieri, che incidono per il 70% del fatturato. L'obiettivo è quello di lanciarla a livello mondiale per far spiccare il volo a un'idea tutta italiana.

Com'è nato AppsBuilder?
Nel 2010 io e Luigi Giglio siamo partiti ad agosto 2010. L'idea era di permettere a chiunque, senza competenze tecniche, la possibilità di creare la propria applicazione mobile e distribuirla sui principali store. Con un piccolo budget e con un grosso bagaglio personale di competenze tecniche abbiamo creato il sito e siamo andati da Magrini e Mariani a presentare la nostra idea. Loro hanno creduto in noi e ci hanno incubato per un anno e mezzo, sostenendoci sia dal punto di vista economico e manageriale. Sono stati loro a far diventare la nostra idea un prodotto aiutandoci a sviluppare il nostro business plan. Dopo un anno e mezzo di incubazione abbiamo visto crescere visite e fatturato e i numeri sono esplosi.

Già Tech Crunch vi aveva selezionato tra le migliori start up italiane e la notizia del finanziamento è stata rilanciata dal portale. Un'idea che ha già valicato i confini nazionali, l'estero è il vostro mercato di riferimento?
Sì, siamo stati selezionati da TechCruch. E proprio dall'estero arriva più del 70% del nostro fatturato. Il nostro obiettivo è espanderci anche sul mercato italiano, arrivando al 5% del fatturato. I soldi raccolti oggi ci aiuteranno a espanderci ancora di più. Con un milione e mezzo di euro possiamo assumere nuove figure tecniche e professionisti del marketing per espandere il nostro prodotto in tutto il mondo, diventando il sito di riferimento per gli sviluppatori che vogliono creare un app.

Il PoliHub del Politecnico di Milano punta a far diventare Bovisa un punto di riferimento per le start-up italiane. Che ne pensa?
Le istituzioni devono contribuire allo sviluppo delle start up del futuro, stimolando la curiosità di studenti sin dal liceo. Anche i nuovi provvedimenti del governo sono un buon punto di partenza. Ma è soltanto un timido inizio che deve avere un seguito. Si deve soprattutto lavorare sulla parte economica, troppi sono gli ostacoli per un'azienda italiana che vuol fare business all'estero.

Qual è il segreto di un app di successo?
Il futuro delle app è nello streaming e nei videogiochi. Ma in Italia forse mancano ancora le competenze per creare un videogame di successo, o, almeno, i capitali per svilupparlo. L'app vincente si affianca agli strumenti già esistenti, soprattutto nel caso di un editore o di una pmi per fidelizzare ulteriormente i propri clienti. L'app è uno strumento alternativo e non sostitutivo alle email. Chiunque scarica un'app può essere raggiunto da una push notification che permette di entrare in contatto con un potenziale cliente nel pieno rispetto della privacy, senza conoscere il suo numero di cellulare. È un altro ingrediente per un marketing a 360 gradi che affianca le dem e le newsletter, uno strumento di crm.

Antonino Pintacuda


Redazione MyMarketing.Net
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