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22/04/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Design Paradiso

 

“Il  design è una freccia che vola verso il cuore e trafigge”
 (Giovanni Lavazza)

“Dieci designer come i dieci comandamenti, osservando i quali si aprono le porte del paradiso”– ha spiegato Virginio Briatore, noto critico del design, nonché curatore del progetto LavazzaDesignParadiso, durante la conferenza stampa tenutasi ieri sera presso gli spazi dell’ex Carrozzeria di via Tortona 32
Lavazza ha riconfermato quindi la sua presenza nella settimana del Salone del Mobile di Milano, presentando un percorso intrapreso negli anni nel mondo del design, che la vede protagonista del programma di eventi in zona Tortona con LavazzaDesignParadiso, una mostra e contemporaneamente uno spazio sorprendente nel quale invita a scoprire sensazioni paradisiache per 5 giorni a Milano.

Il progetto, nato più di due anni fa e la cui realizzazione ha richiesto diversi passaggi, dal momento del brief ai disegni, alla selezione, fino alla prototipazione e realizzazione vera e propria degli oggetti, è stato curato in tutte le sue fasi da Virginio Briatore, che ha inoltre realizzato il libro dal titolo omonimo che racconta il progetto nella sua evoluzione.
Il tema che appassiona gli umani da sempre e che da 14 anni “ispira storie che si raccontano attorno ad un caffè”, diventando una sorta di “teleluogo” immateriale, è considerato il più favoloso dei luoghi, il Regno per eccellenza, e Lavazza per interpretarlo e renderlo tangibile ha chiamato 10 designer, che hanno avuto il compito di progettare oggetti immediatamente riconducibili al Paradiso Lavazza.
Sono nate così forme sorprendenti che “giocano” con il Paradiso così come viene visto nell’immaginario comune più gioiosamente infantile, lo stesso Paradiso che Lavazza propone al suo pubblico secondo uno stile leggero, ricalcando in modo ironico la Commedia all’italiana.
Altromodo, Enrico Azzimonti, Francesco Castiglione Morelli, Sara Dal Gallo, Laura Fiaschi, Ilaria Gibertini, Giulio Iacchetti, Shinobu Ito, Raffaella Mangiarotti, Matteo Ragni, si sono così cimentati dando vita a 70 progetti, 10 dei quali sono stati selezionati per essere prodotti e diventare icone della marca.

La poltrona Santapace per sorseggiare comodamente un caffè, la caffettiera alata Santina, la tazzina Angiolina con l’aureola che diventa cucchiaino, un pouff Nuvolona per sentirsi fra le nuvole e persino le chiavi Cherubini per aprire le porte del Paradiso… sono soltanto alcuni degli oggetti nati nel nome della creatività e della sperimentazione –  che l’azienda torinese ha da sempre nel suo dna - ma non solo, dato che Lavazza intende nel futuro legare tutti e dieci gli oggetti prodotti ad una promozione per renderli fruibili ai suoi estimatori.

“Lavazza si intreccia con la cultura e con lo stile storico italiano, per l’utilizzo di immagini e per il design con cui è venuta in contatto, sin dal 1946 (nascita del primo marchio). Tale binomio è  proseguito negli anni ’60 con Carmencita, giungendo alla realizzazione della prima macchina a cialde firmata Pininfarina del 1995. Gli oggetti Lavazza si pongono come icone del proprio tempo ma sono anche utilizzabili quotidianamente – ha dichiarato Francesca Lavazza, Direttore Corporate Image del Gruppo - Il paradiso Lavazza è di ognuno, ma di tutti in modo diverso. Per me è un’idea… talmente verosimile da sembrare reale. Grazie ai dieci designer che hanno interpretato il nostro Paradiso, e ci hanno permesso di scrivere un nuovo capitolo su questo tema, sono nate linee, forme e oggetti unici e originali”.

LavazzaDesignParadiso è un progetto di design, fruibile a tutti i visitatori, non solo per gli oggetti in mostra, ma anche per il caffè, che qui diventa complemento necessario e sinergico per sentirsi veramente in Paradiso: il pubblico potrà infatti essere parte attiva del progetto ogni giorno, facendo colazione con il curatore della mostra e con due dei designer che hanno partecipato al progetto.

In occasione del Salone del Mobile, l’azienda ha inoltre dedicato agli appassionati del design e del buon caffè italiano, una Lavazza A Modo Mio Limited Edition. La macchina per espresso dal design che ricorda gli anni ’70, viene proposta per l’evento in 4 inediti colori: fucsia, verde acido, arancione e azzurro. Fucsia come i dettami dell’ultima moda suggeriscono, azzurro come il cielo dei fumetti, verde acido come una tempera di un artista pop e un arancione vibrante ed energico.

Questa la palette di colori proposta per cancellare anche la più piccola traccia di noia da una cucina semplice o come complemento ideale per una cucina d’avanguardia o più semplicemente per dare un tocco glam e di raffinatezza ad un ambiente neutro.
Lanciata nell’autunno del 2007, è una delle icone dell’Italian Style, attirando un numero sempre più grande di appassionati di ogni età, perché un eccellente caffè italiano piace davvero a tutti.

Un marchio che ha una storia è come una persona: una storia che si può raccontare, immaginare e riempire di simboli – ha spiegato Giovanni Lavazza, Vicepresidente e Direttore Marketing Strategico -  Vogliamo esprimere uno stile riconoscibile, solare, cercando di proporci in maniera innovativa. La comunicazione, figlia del tempo, è transitoria; invece, il design è antagonista del tempo che scorre, non è un ricordo ma una testimonianza e per l’azienda il ricordo è importante.
Il design, poi, ha sempre accompagnato la storia del caffè, dalle macchine agli oggetti di arredamento. Sperimentare attraverso la forza seduttiva del design, per esprimere: solarità, piacere, brevità, spensieratezza, leggerezza”.


Lavazza ha contribuito nel corso della sua storia ad affermare che tutto nella vita è design, che tutto deve essere fruibile anche esteticamente, diventando parte della quotidianità per milioni di persone e lasciando un proprio segno nel campo del design.
L’azienda torinese ha così dimostrato nel tempo di non essere più esclusivamente produttrice di caffè ma anche di espressioni e scelte artistiche mirate. Non più solo bevanda, rito, socialità ma anche life style: un vero e proprio modo di vivere.

 

Deborah  Baldasarre

In allegato alcuni approfondimenti

 



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