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26/09/2013  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Enel's Debacle on Social Network

Ogni tanto qualcosa non va per il verso giusto. Succede moltissime volte nella vita delle aziende, dei brand, dei grandi gruppi. Succede, a volte, per investimenti sbagliati, per scelte avventate, per l'incompresione del mercato o dei propri utenti. Tutto questo succede anche nella pubblicità, uno dei peggiori boomerang nella vita dei grandi brand, in caso di mosse non oculate. Come nel caso recente di Enel: dopo aver mietuto numerose vittime grazie alla potenza dei propri hashtag, questa volta Twitter fa dei #guerrieri della società di energia elettrica un sol boccone, rimasti sul campo dopo lo scontro con la rete.

I casi celebri, in senso negativo, sono tanti e sono diventati storia, nati e cresciuti per ammonire le future agenzie di comunicazioni sulla pericolosità della rete. Solo per citare uno dei casi più famosi, anche McDonald's, uno dei più importanti brand a livello globale, fu investito dalla violenza degli hashtag cinguettanti. Era il gennaio dello scorso anno, e il gruppo statunitense invogliava i suoi più affamati sostenitori a raccontare una #McDStories, una 'storia di McDonald's'. Una storia positiva, ovviamente, anche se la rete non l'ha intesa allo stesso modo: è bastata un'ora, tantissimi colpi a 140 caratteri (sulla scarsezza di igiene dei fast food, sul trattamento dei dipendenti, sulle addirittura sospettate contaminazioni di hamburger e patatine), e subito la campagna è stata ritirata. "Dopo un’ora, abbiamo capito che non stava andando come speravamo, e abbiamo fatto un cambio di rotta", ha  infatti ammesso Rick Wion, direttore della comunicazione tramite social media di McDonald’s, mostrando quanto sia potenzialmente fragile una campagna di comunicazione sui social network.

Ora come allora, l'effetto boomerang va a colpire un'altro grande gruppo, addirittura il maggior fornitore di energia elettrica in Italia. Lanciata il 26 agosto scorso, studiata dall'inglese Saatchi & Saatchi, per la sua ultima campagna di comunicazione Enel ha creato una piattaforma dove gli utenti sono invitati a condividere le proprie storie, le proprie battaglie affrontate nella vita di tutti i giorni. “Cerchiamo i #guerrieri del quotidiano”, si legge nel sito del gruppo, “quelle persone che, tra mille difficoltà, stringono i denti e vanno sempre avanti. Che sia sul posto di lavoro, in famiglia, nel volontariato, che sia in risposta a una malattia o a un problema economico, i #guerrieri non mollano”. E, tra tutte le storie inviate, Enel premierà quelle con più seguaci, estraendo a sorte cinque vincitori (tra i 100 più seguiti) e regalando loro una bicicletta elettrica. Fin qui, tutto bene, fino a che non scende in campo il malefico Twitter, scelto dalla stessa azienda come amplificatore della campagna tramite l'acquisto dei uno dei top trends: la rete si riempe si riempie sì di storie, sì di guerrieri, ma tutti impegnati contro l'Enel, contro le 'centrali a carbone', a fianco di quelli che 'devono pagare la bolletta più cara d'europa', di quelli che 'sono in cassa integrazione'. Una campagna tornata indietro al mittente, con più lati negativi che positivi. La rete non ha perdonato neanche questa volta, mostrando come possono bastare 140 caratteri per mettere in difficoltà i maggiori brand del mondo.

Fabio Sarpa
@FabioSarpa


Redazione MyMarketing.Net
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Commenti: 1
Commento di:  fabrizia.dare
Il: 02/10/2013 alle 10:32 
Ben detto e ben scritto. Sembra assurdo ma continua ad essere così: marketing e comunicazione non si rapportano al mondo reale! Tanta, troppa comunicazione continua ad essere auto-referente ed incensante. E poi ci stupiamo se mkg e comm. non avvicina le aziende!

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