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28/05/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

CFO, più valore per l’azienda

 

HSM ha organizzato una conferenza per analizzare e costruire scenari possibili attorno alla figura aziendale del CFO, acronimo di Chief Financial Officer, che corrisponde al responsabile della gestione finanziaria ed economica di un’azienda. Relatori di questa figura professionale Sandro Vita, responsabile della comunicazione interna di Mediolanum Comunicazione, che ha pubblicato il manuale ‘i nostri soldi’, che si pone come guida per investire correttamente le proprie risorse, e l’esperto a livello mondiale di gestione delle performance Jeremy  Hope, autore di ‘reinventing the CFO’, che ha reinventato, per l’appunto, il ruolo del dipartimento finanziario delle organizzazioni. Una figura professionale, il CFO, che ha subito notevoli variazioni con il trascorrere degli anni e il modificarsi delle gerarchie aziendali. A cavallo tra gli anni ’50-’60, colui che custodiva e gestiva il patrimonio aziendale era il ragioniere che riceveva l’incarico dall’amministratore delegato. Successivamente, fino ai primi anni ’80 questa figura ha subito delle variazioni acquistando sempre più spazio e potere in azienda diventando così direttore di una macro area assumendo la dizione di ’direttore amministrativo, controllo e finanza’. Dalla fine degli anni ’90, il CFO è entrato negli organigrammi aziendali sia come responsabile della tesoreria e della finanza ma soprattutto come acquisitore di risorse finanziarie e gestore delle attività di business.

Quindi, il Chief Financial Officer è ormai una realtà aziendale strategica e imprescindibile e come tale deve risultare la più efficace ed efficiente possibile. Per questo Jeremy Hope ha spiegato come realizzare gli obiettivi aziendali snellendo al massimo le operazioni di Back Office, Front Office e Head Office. L’esperto ha fatto ruotare i suoi moniti attorno proprio al termine ‘semplificazione’, perché tutti coloro che sono orientati al miglioramento devono imporsi delle semplificazioni dei processi. Secondo Hope il CFO si concentra troppo sui dettagli piuttosto che su ciò che è veramente importante. Quotidianamente si aggiornano tabelle, parametri, funzioni ma non si elimina nulla. Per le operazioni di chiusura di fine mese, mediamente nelle aziende si impiegano due settimane che poi diventano un’eternità se rapportata alla chiusura di fine anno. I suggerimenti per un corretto Back Office:

  • riduzione della complessità;
  • eliminazione errori;
  • eliminazione di tutte quelle transazioni che non aggiungono valore;
  • i processi di Back Office visti come processi continuativi;
  • migliorare la chiusura di fine mese riducendo le risorse e i costi che ne derivano.

 
Per risolvere il primo dei cinque punti in questione, come primo passo bisognerebbe: ridurre la complessità dei libri contabili riducendo il numero delle tabelle; ridurre il numero dei report, dato che il 60% di questi risultano assolutamente insignificanti; ridurre quanto più possibile il budget e il tempo impiegato per far questo. Nel business è fondamentale il fattore psicologico e il CFO è solito nascondersi dietro la gestione di un gran numero di dipendenti che fanno solamente operazioni di routine.

Una regola ferrea secondo lo stesso Hope è ‘fare le cose giuste al primo tentativo’, cercando di eliminare le transazioni dove poi si verificano il maggior numero di errori.
"Le informazioni presenti nelle organizzazioni sono come un iceberg - ha affermato - si vede solo il 10%, quello che sta sotto è il sistema contabile".

Gianpiero Romanazzi



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