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19/06/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Il marketing del futuro da un punto di vista privilegiato

 
Si è conclusa la tre giorni organizzata da HSM, che ha coinvolto nomi illustri del mondo del marketing. Un evento improntato sulla ricerca di una via d’uscita da questo momento di crisi che sta attraversando l’economia mondiale.
 
Per gli esperti di marketing, senza dubbio, il giorno clou della manifestazione è stato il terzo ed ultimo con Philip Kotler. Un seminario intensivo con colui che è definito a livello globale come il ‘padre del marketing’. L’occasione giusta per rispolverare vecchie nozioni universitarie e apprendere le nuove tecniche di una materia e di un mondo, quello del marketing, che segue le tendenze del momento e si evolve con il progredire degli strumenti a disposizione delle persone.

“Easy times are the enemy; they put us to sleep. Adversity is our friend. It wakes us up”. Una frase del Dalai Lama quanto mai appropriata al contesto nel quale ci troviamo a combattere con le quotidiane difficoltà e con la quale Kotler ha voluto iniziare il suo seminario. Sostanzialmente in queste poche righe c’è il monito secondo cui i tempi facili sono il nostro nemico perché ci fanno addormentare. Sono i tempi difficili ad essere nostri amici perché ci svegliano, ci danno una scossa per trovare soluzioni a momenti difficili. Ed infatti per non uscire con le ossa rotte da questi periodi poco floridi bisogna ricorrere alla creatività; generare idee innovative, creative e fresche. Kotler ricorda, in un passaggio, come la creatività sia peculiarità da sempre degli italiani. Una caratteristica da sfruttare fino in fondo perché le idee creative sono le idee di successo.

Con questa recessione si è già toccato il fondo dal quale ben presto si riuscirà nuovamente a vedere un bagliore di luce. Certamente non raggiungeremo mai la luce se subiamo passivi il corso degli eventi. In altri paesi del mondo le cose vanno già meglio. Esempi sono la Cina, che registra un momento molto dinamico, oppure sulla stessa scia l’Asia e l’India. Sono tutti paesi che non dipendono dalle esportazioni e quindi non sono prigionieri del PIL, misurazione dei beni e servizi che produciamo. Qualcuno ha anche introdotto la misurazione dell’indice di felicità lorda di una nazione, il cui acronimo è GNH, che viene monitorato in base  alla produzione dei beni e servizi ma correlati all’arte. Il paese con un indice di felicità più alto? La Danimarca. I danesi, per natura, non sono un popolo ambizioso come quello italiano. Obama prima di attuare una qualsiasi strategia politica si chiede se questa possa essere un valore aggiunto per le persone della strada. Ecco perché Obama è rivoluzionario e perché l’America l’ha scelto.

Distinguibile dalla crisi è la turbolenza, che è un evento separato e indipendente dal primo, che può verificarsi in qualsiasi momento, con tempistiche improvvise e imprevedibili, e che costringe l’azienda a confrontarsi con situazioni inaspettate. Ecco perché le aziende devono sempre cercare di avvantaggiarsi sulla concorrenza e non essere miopi.
Non c’è un strategia da dettare e che possa essere adottata indistintamente da chiunque per uscire da momenti difficili. Bisogna sempre correlare il tutto all’azienda per la quale si lavora. Tutte le imprese dovrebbero impegnarsi in uno scopo, un obiettivo da perseguire. Le aziende devono essere ben deste sugli scenari del mercato attuale ma anche quelli possibili fra cinque o dieci anni. Bisogna essere ben integrati con i consumatori; comprendere cosa vogliono, a cosa aspirano, come cambiano. Bisogna esaminare attentamente i punti di debolezza della concorrenza. Analizzare le fette di mercato da invadere perché al termine di ogni recessione c’è sempre un’impennata. Poi ovviamente ci si ferma a riflettere e  a chiedersi se la strategia in atto è ancora impattante sul cliente. Se non dovesse funzionare sarà necessario cambiarla. Ci sono tantissime aziende che vanno in crisi proprio perché non riescono ad accorgersi per tempo che la propria strategia non funziona più. Non si deve commettere l’errore di guardarsi allo specchio, ma piuttosto guardare fuori dalla finestra e studiare sempre da vicino il mercato e i suoi cambiamenti.
Kotler ha anche analizzato la situazione che si trova a vivere il marketing. Questo settore aziendale, secondo lo studioso, sta acquisendo sempre più importanza e spessore all’interno delle aziende. E’ sempre più necessario avere un buon marketing department per far crescere i fatturati e il business aziendale. Il marketing è più di una semplice funzione di comunicazione. Rappresenta il canale preferenziale per capire i pensieri, i sentimenti della clientela.
Come ogni settore, anche quello del marketing ha subito delle variazioni con il passare del tempo, che per convenzione possono essere divise in tre fasi. In una prima fase, la funzione principe era quella di far vendere e raccogliere informazioni. Nella seconda fase si è visto necessario creare una base clienti e farla crescere e coltivarla con il tempo (bisogna entrare in relazione con il cliente). Nella terza ed ultima fase bisogna farsi carico delle problematiche del cliente, occuparsi e preoccuparsi del suo vissuto. Il cliente ha quindi una rilevanza centrale in tutte le strategie e il marketing dialoga con lui.  

“Within five years. If you’re in the same business you are in now, you are going to be out of business”. Epilogo che riassume in poche righe l’unico modo per restare a galla. Kotler docet.
 
Gianpiero Romanazzi



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