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28/01/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

ImmigratImprenditori

Gli immigrati imprenditori sono sempre più numerosi. Loro producono l’11% del nostro Prodotto Interno Lordo e circa 5 miliardi di euro di tasse.

Lo sottolinea un dossier realizzato dalla Fondazione Ethnoland, che ha scattato una fotografia del fenomeno nel rapporto ImmigratImprenditori - Dinamiche del fenomeno. Analisi, storie e prospettive.

Secondo il rapporto, i titolari di azienda sono 165mila e danno lavoro ad almeno mezzo milione di persone. Negli ultimi cinque anni sono riusciti a dare vita in media a 20mila nuove aziende ogni anno. Tutta la loro attività rende alle casse dello Stato cinque miliardi di euro in termini di tasse.

Tra le attività più ricorrenti aperte da immigrati ci sono lavanderia, pasticceria, salone di estetica, servizio di pulizia, farmacia, agenzia di viaggi, officina del fabbro.
Ma crescono anche le attività meno tradizionali come lo studio grafico, l’agenzia di traduzione, il centro di mediazione interculturale, l’associazione culturale, i phone-center e i money transfer.

Nella maggior parte dei casi in queste unità produttive chi lavora in modo continuativo è il titolare, ma sono sempre più frequenti i casi in cui sono occupate a tempo pieno anche altre persone. Una dozzina sono quelli che lavorano per un imprenditore turco che rifornisce di kebab la città di Milano. Molti di più sono i lavoratori del laboratorio tessile del cinese Lin, a Prato. E poi ci sono le imprese cooperative, che mettono in atto iniziative collegate qui in Italia e nei Paesi d’origine degli imprenditori. Un esempio del genere è Ghanacoop: commercializzando i prodotti del posto, è riuscita a creare occupazione non solo in Italia ma anche nel Paese africano.

Il fatto che gli immigrati facciano impresa riesce a sfatare molti pregiudizi che spesso circolano a loro carico. Gli imprenditori che operano nel commercio possono esprimere una "sensibilità etnica" dal momento che trattano prodotti tradizionali del loro Paese di origine, aiutando così a mantenere vivi i legami di appartenenza. Ethnoland sottolinea però come in Italia ancora oggi ci siano forti ostacoli, soprattutto di natura burocratica, per l’inserimento nella nostra società di aziende condotte da stranieri. E auspica una semplificazione in questo senso e una migliore accoglienza verso queste iniziative. Perchè le imprese degli immigrati siano considerate soprattutto risorse.

Rossella Ivone



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