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31/07/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Privacy online

L’estate 2009? Sarà all’insegna dei "tag" e delle immagini su Facebook, dei video caricati direttamente dal cellulare su Youtube e, più in generale, di tutto quello che gli utenti scriveranno sul Web, alla ricerca del loro quarto d’ora di celebrità. A confermarlo non sono soltanto i più importanti magazine italiani, ma anche quello che si può vedere direttamente sui principali social network in queste prime settimane di vacanze estive.
Il rovescio della medaglia? il rischio di vedersi immortalati online, grazie a qualche amico in vena di burle, in situazioni poco edificanti o, addirittura, compromettenti. Così, mentre il Garante della Privacy sensibilizza l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Italiana Editori di Giornali a verificare sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network, molti italiani -vip e non- iniziano a temere ogni cellulare dotato di fotocamera che viene puntato verso di loro.

Ma quanto sono preoccupati gli italiani di quello che circola in Rete su di loro? Quanto fanno attenzione a ciò che divulgano (o a ciò che i loro conoscenti divulgano) in Rete?

E’ quello che SEMS, ha voluto scoprire attraverso un’indagine di mercato affidata a OTO Research, svoltasi lo scorso maggio intervistando oltre 2.000 italiani. “Ne emerge che due italiani su tre online sono preoccupati da ciò che si può trovare attraverso i motori di ricerca su loro stessi; il 6% è molto preoccupato ed il 4% vorrebbe addirittura poter obbligare i motori di ricerca a cancellare tutte le informazioni indicizzate su di loro. Solo il 29% degli intervistati non si è detto preoccupato di questo fenomeno” spiega Marco Loguercio, fondatore e amministratore delegato di SEMS. "La preoccupazione per ciò che può essere pubblicato online è quindi reale e tangibile. Non è un caso -prosegue Loguercio- che ai primi di luglio, quando ha presentato la Relazione 2008 del suo istituto, Francesco Pizzetti, presidente Garante Privacy, abbia dichiarato che ’Assicurare a ciascuno il controllo totale sulla propria vita e, dunque, anche sui propri dati personali appare sempre più come l’ultimo sogno dell’uomo contemporaneo’. Il Web, da questo punto di vista, è eccezionale ma terribile al tempo stesso: un’informazione può fare il giro del mondo in modo estremamente veloce e rimanere disponibile online per sempre".

Ma come si concretizza quest’attenzione?

Quasi 7 italiani su 10 online hanno cercato almeno una volta il proprio nome e cognome su Google per verificare quali siano le informazioni correlate, mentre un italiano su dieci effettua un monitoraggio costante di cosa i motori pubblichino per il proprio nome e cognome, così da verificare se vi siano nuovi contenuti.
Chi sono i più preoccupati da questo fenomeno? Dalla ricerca emerge che a desiderare la possibilità di poter cancellare le informazioni che li riguardano sui motori di ricerca sono soprattutto i maschi, dirigenti e liberi professionisti su tutti. Ovvero la categoria di lavoratori che rischia maggiormente un danno d’immagine in caso di pubblicazione di contenuti compromettenti.

Ma quali sono le tipologie di informazioni personali che darebbe più fastidio agli italiani se fossero accessibili in Rete?

Il 60% teme che in Rete possano essere pubblicate informazioni sulla propria famiglia; il 57% fotografie e video che lo ritraggono e messe online da altri; il 54% “tutto ciò che mi riguarda”; il 48% “il mio reddito” (e qui a molti potrebbe tornare in mente la corsa, nel 2008, a scaricare le dichiarazioni dei redditi 2005 degli italiani pubblicata per qualche giorno sul sito dell’Agenzia delle Entrate). Foto e video destano insomma più preoccupazione di salute e opinioni personali, se è vero che il veder comparire informazioni sul proprio stato di salute preoccupa solo il 43% degli intervistati, così come le proprie opinioni su temi sensibili (solo il 24%).
Blog, forum, YouTube, Flickr, MySpace, LinkedIn, Twitter… mai come in quest’ultimo anno anche in Italia si è assistito al boom di adesioni ai social network quali Facebook e all’exploit di caricamenti di video su Youtube. Ma, allo stesso tempo, molti italiani si stanno rendendo conto di quanto sia facile che sul Web finiscano con l’essere di pubblico dominio (e per sempre!) anche informazioni personali che mai, in un contesto “offline”, avrebbero divulgato. Informazioni che oggi finiscono con l’essere proprio ciò di cui amici, conoscenti e anche datori di lavoro vanno alla ricerca, per capire se vi siano “scheletri nell’armadio” delle persone con cui ogni giorno si ha a che fare.
La cronaca recente, d’altronde, è ricca di episodi che hanno conquistato le luci della ribalta: dai dipendenti licenziati per avere criticato l’azienda datrice di lavoro sul proprio blog ai matrimoni saltati o finiti addirittura in tragedia per banali cambiamenti di status sul proprio profilo su Facebook. Per finire, poi, con l’abitudine sempre più consolidata anche da noi, di fare una ricerca sulle persone che ci apprestiamo ad incontrare (per lavoro o per piacere), per vedere cosa compaia su di loro nei motori di ricerca. Informazioni che possono influenzare pesantemente l’opinione che si ha su di una persona.



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