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02/10/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Gli internauti italiani e il consumo di informazioni tramite i media classici e i new media

giornalismo


La ricerca è stata realizzata nell’ultima decade di luglio 2009 tramite 805 interviste somministrate col metodo CAWI (Computer Aided Web Interviewing) a un campione rappresentativo degli italiani 15-55enni regolari accedenti a Internet, pari a un universo di 16.2 milioni di adulti (il 49.2% della popolazione totale in queste fasce d’età).

Gli internauti regolari in Italia – quanto al genere – sono per il 53% uomini (le donne hanno quasi annullato il gap che le penalizzava sino a qualche tempo fa). Se consideriamo l’età, il 53% è 35-55enne (il 29% 35-44enne e il 24% 45-55enne: Internet non è più un fenomeno solo o prevalentemente giovanile) e per il 47% è 15-34enne (il 20% ha tra i 15 e i 24 anni e il 27% tra i 25 e i 34 anni). La distribuzione geografica è simile a quella generale del Paese (27% nord-ovest + 18% nord-est + 19% centro + 36% sud), mentre i comuni al di sopra dei 30mila abitanti pesano un po’ più della media (54% versus il 47% della popolazione), con predominio della provincia (29% tra i 30mila e i 250mila abitanti e 25% tra i 10mila e i 30mila abitanti) sulle città maggiori (24%) e sui comuni medio-piccoli e piccoli (22%).

Quanto al titolo di studio, il profilo degli internauti regolari resta nettamente superiore a quello degli italiani: qui dominano i diplomati (59%) e i laureati (32%), con meno del 9% che ha solo la licenza media e il 3 per mille quella elementare. L’analisi per ruoli professionali mostra la leadership del ceto medio impiegatizio (inclusi gli insegnanti: 45%), seguito dagli studenti (con i giovani inoccupati: 20%), dagli imprenditori/dirigenti/professionisti (14%) e dai salariati (con gli agricoltori: 11%); contano poco le casalinghe (6%) e i commercianti/esercenti/artigiani (4%), con i pensionati (pressoché assenti: ma il campione arriva ai 55 anni). Infine, solo il 38% vive con bambini e/o ragazzi sino ai 17 anni. Gli internauti regolari per informarsi non usano mai o quasi mai i periodici non specializzati (55%), i quotidiani specializzati (in economia, sport, ecc.: 48%), i periodici specializzati (in un solo tema/settore: 42%), il telefono cellulare (41%), le tv locali (28%), i quotidiani nazionali (25%) e regionali/locali (24%), la radio (18%), la tv nazionale (11%). Internet (con il cellulare) non è utilizzata per le news solo dal 4%.Dunque il web è leader per le informazioni, come conferma la classifica dell’accesso quotidiano alle news, che lo vede stravincere (82%), seguito dalla tv (nazionali 63% e locali 32%), dal cellulare (48%) e dalla radio (48%), dai quotidiani (36%: locali e regionali 23%, nazionali 22%, specializzati 11%).

La classifica dei media classici più penalizzati da web + cellulare vede in testa i quotidiani (4.9 milioni: 3.1 milioni a scapito di quelli specializzati, 3.0 di quelli nazionali, 2.3 di quelli locali/regionali); seguiti dai periodici (4.3 milioni: 2.5 a spese di quelli non specializzati e 2.4 di quelli specializzati); poi dalla tv (3.2 milioni: 2.5 a scapito delle emittenti locali e 1.9 di quelle nazionali); con la radio la meno penalizzata (1.3 milioni), essendo da sempre la più compatibile o addirittura integrata col web.

Sono stati quindi verificati i profili d’immagine dell’informazione dei new media (web e cellulare), della radio-televisione, della stampa (quotidiana e periodica): in sé, a confronto tra loro, in relazione ai desiderata.

Ecco i principali risultati:

  • La tv e la radio risultano nettamente leader per la vivacità e l’aggressività, oltre che – di poco – per la non provincialità e la non ‘ristrettezza’ d’orizzonte
  • La stampa è fortemente dominante per la serietà/affidabilità, l’ampiezza e l’approfondimento, la precisione documentata, la veridicità verificata, la competenza/professionalità, i commenti autorevoli e qualificati, l’espressione della comunità locale, la qualità dei testi; oltre che – di poco – la chiarezza/comprensibilità, il rispetto della dignità delle persone, la serena pacatezza dei toni, la selezione per importanza, la coerenza con le proprie convinzioni
  • Internet e il cellulare hanno una fortissima leadership per la brevità sintetica, la facile reperibilità in ogni momento, l’agevole archiviabilità, la simpatia e il divertimento, l’originalità non banale, l’assenza di censure e manipolazioni, l’indipendenza da qualunque potere, il continuo aggiornamento e – di poco – la pluralità delle voci e tesi a confronto.

Come si vede, web & mobile godono di alcuni vantaggi competitivi, almeno secondo gli internauti regolari: la facilità, la velocità, l’allegria ma anche – più di sostanza – l’originalità, l’autonomia, la molteplicità.

E il giornalismo?

Quello tradizionale e ‘ordinistico’ si deve certo misurare col post-giornalismo (in parte diffuso e ‘dal basso’), che già oggi da molti è ritenuto utile e valido: per esempio, per il 42% “esistono alcuni siti/blog/communities ove si può trovare un’informazione seria e affidabile” e per il 32% “in Internet le informazioni/notizie fornite da comuni cittadini spesso sono più affidabili di quelle giornalistiche (asservite al potere politico, economico, ecc.)”. Ma è vero anche che per il 36% le news “sul web sono numerosissime ma alla fine si rischia di non capire affatto quali sono vere e importanti”; per il 34% “molte non sono serie e affidabili”; per il 24% “in moltissimi casi sembrano fornite da comuni cittadini ma non sono affidabili perché vengono in realtà da aziende, partiti, ecc. interessati solo a diffondere informazioni di parte, incomplete o false” (mentre solo il 17% reputa che sulla Rete sia “facile capire se una notizia è falsa, è una bufala”). Il risultato è che per il 29% le web news sono inaffidabili, per il 34% sono dubbie e solo per il 37% risultano valide.

Al fondo, anche presso gli internauti regolari è forte (47%) la domanda di ‘giornalismo dei giornalisti’ sul web (specie tra le donne, i 45-54enni, nel nord-est e nei comuni medio-piccoli/piccoli, tra gli imprenditori/dirigenti/professionisti e le casalinghe), con solo l’11% ostile e col 43% ambivalente. Sono tre i motivi: la ben maggiore chiarezza/comprensibilità delle informazioni/notizie fornite dai giornalisti sulla Rete (16%); la loro superiore affidabilità, legata al fatto che i giornalisti sono più informati, esperti e competenti (13%); soprattutto la garanzia che danno gli iscritti all’Ordine di essere contemporaneamente formati, addestrati, selezionati e obbligati a rispettare le norme della deontologia professionale (37%). La conseguenza? Per 6.0 milioni “le informazioni/notizie fornite da giornalisti iscritti all’Ordine dovrebbero essere indicate con un piccolo simbolo (un’icona, un bollino)” quale marchio e garanzia di ‘origine controllata’.

È forse qui – nella sua rinnovata capacità certificatrice di professionalità e di etica – il futuro dell’Ordine nell’era di Internet?

In allegato alcuni approfondimenti con una ricerca quantitativa svolta da Astra Ricerche per l’Ordine dei giornalisti della Lombardia



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 â€˜media’ classici e ‘new media’
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