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14/10/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Calzedonia: lo spot delle polemiche

spot


Il quadro dell’allegra famiglia abbracciata sul divano a guardare la Tv è un’immagine sempre più lontana dagli stereotipi italiani. Soprattutto se la televisione, commerciale e pubblica, continuano imperterrite a propinare spettacolini di basso profilo che suscitano polemiche. Adesso, oltre ai direttori di rete, ci si mettono anche i pubblicitari a far storcere il naso all’attento pubblico televisivo.

 

Di pubblicità discutibili se ne sono susseguite tantissime nel corso degli anni. Elencarle sarebbe un lavoro troppo lungo e noioso. Quindi parliamo soltanto dell’ultima che ha suscitato l’ira di molti perché ha toccato un tema, quello dell’inno nazionale italiano, abbastanza discusso in Italia. L’inno di Mameli è stato al centro dell’attenzione dei media per molto tempo perché non rappresenterebbe più un elemento di aggregazione popolare. Un inno sempre più accantonato dalle nuove generazioni e dalla scuola pubblica che non impone più agli alunni di impararlo a memoria. Ricorderete le polemiche suscitate dopo le partite della nazionale di calcio italiana che vedevano come protagonisti giocatori consapevolmente muti al momento dell’intonazione dell’inno. O strampalate proposte, di un partito politico, che avrebbe voluto sostituirlo con ‘Va pensiero’ di Giuseppe Verdi. In molti si era insinuato il dubbio che non si conoscesse più il testo e non ci si riconoscesse più in quelle note.

Da allora qualcosa è cambiato. I maestri delle scuole elementari devono insegnare l’inno, i nazionali devono cantarlo a squarciagola e con fierezza e i padani devono accantonare i loro progetti e adeguarsi alla storia d’Italia. Da qualche giorno, le note dell’inno di Mameli risuonano con regolare cadenza nelle case di tutti gli italiani grazie allo spot Calzedonia 2009. Ad una prima visione potrebbe sembrare tutto normale, ma facendo più attenzione si può notare come parte del testo sia stato cambiato. Da ‘Fratelli d’Italia’ si è passati ad un ‘Sorelle d’Italia’. E via con il valzer delle polemiche. Il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli, crede che sarebbe più opportuno fare pubblicità all’inno e non utilizzarlo per fini commerciali. Il Presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza, parla di uno spot vergognoso perché l’inno è una cosa seria e chiede all’azienda di toglierlo dai canali di comunicazione. A questi si aggiuge il coordinatore provinciale del Pdl milanese, Romano La Russa, che chiede l’immediata sospensione della messa in onda della pubblicità, pena una denuncia all’autore dello spot e al responsabile dell’Authority.

Il video promozionale è stato prodotto dalla sapiente regia di Luca Lucini: si alternano donne riprese in momenti quotidiani mentre indossano calze o collant Calzedonia. Al termine dello spot la dedica: ‘A Italia, Vittoria, Laura, Francesca e tutte le altre’. Si può discutere sull’opportunità o meno dell’utilizzo dell’inno per fini promozionali, ma può dirsi che sia stato svilito il suo significato? La nota azienda di collant ha centrato il bersaglio e, nel bene o nel male, sta facendo parlare di sé. Ha utilizzato l’inno nazionale sapendo che avrebbe certamente catturato l’attenzione dello spettatore. Una “furbata”, ma parlare di scempio sembrerebbe un’esagerazione.


Gianpiero Romanazzi



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