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18/11/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Il sogno proibito

In questi giorni il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è stato in viaggio in Asia. Durante la sua recente tappa a Shanghai, ha chiesto ed ottenuto dal governo cinese di Hu Jintao di avere un “confronto” pubblico e “aperto” al Museo della Scienza e della Tecnologia con un gruppo di 500 studenti, a cui è stata data la possibilità di fare domande dirette al Presidente su una varietà di temi.

A quanto pare, quello che doveva essere un incontro franco ha finito con l’essere una delle solite scampagnate organizzate ad arte dal governo cinese: la selezione dei giovani è stata fatta dal governo, pescando a quanto pare ad ampie mani tra le giovani leve del partito; ad alcuni giovani blogger che la Casa Bianca aveva provato a fare invitare all’evento è stato vietato l’ingresso; ai contenuti dell’incontro non è stato dato risalto sulla Tv di stato cinese ed a domande e risposte è stato dato solo uno spazio temporaneo su internet, per essere cancellate dopo qualche ora.
 
Anche con tutti i suoi limiti, questo incontro rappresenta tuttavia un passo in avanti nella politica dei diritti umani, ed in particolare di quelli all’informazione e libertà di espressione, dell’Impero di Mezzo. Lo è perché prima di tutto è successo. Lo è perchè secondo poi ne possiamo parlare: stralci di interventi e risposte di Obama sono comunque trapelate nella e grazie alla rete. Lo è perché una domanda in particolare, la più importante forse, è stata rivolta al Presidente Obama da un giovane studente cinese attraverso il sito dell’ambasciata americana in Cina: e cioè se in un paese con 350 milioni di utenti internet e 60 milioni di blogger, abbia senso ancora avere un firewall e impedire alla gente di usare Twitter, per esempio, liberamente. Un Obama dapprima leggermente imbarazzato, ma poi sempre più sicuro, risponde che dovrebbe essere un diritto universale la libertà di espressione ed in particolare la facoltà di esercitarla attraverso la rete. Che si dichiara un grande credente nel “flusso aperto e libero di conoscenza”, che rende i paesi più forti, non meno forti.[1]
 
Voilà, un salto da funambolo per cercare di non pestare i piedi al governo ospitante, ma un messaggio chiaro che fa comprendere dove sta su questi temi l’America ed il suo Presidente. Ci sono anche io, e sono certo molti di voi, perché ci riesce difficile ancora oggi pensare che sullo stesso pianeta dove abitiamo noi, abitino persone che non godono della nostra stessa libertà. Persone a cui è vietato l’accesso, in nome di ordine e progresso, alla più naturale delle inclinazioni umane: quella di comunicare. Persone che in questo momento non hanno la nostra stessa possibilità di scrivere sulla rete ciò che pensano, o semplicemente condividere una ricetta di cucina o le foto di una vacanza, di tenersi in contatto con vecchi amici o pensare in modo aperto e spensierato al loro futuro come comunità.
 
 
Fabio Sgaragli
Ticonzero.info


[1] L’intervento in questione si può trovare su You Tube: “Obama in Shanghai On Technology & Internet (Nov 16 2009)
 


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