Registrati | Login
  

FOCUS ON MANAGEMENT BRANDING MEDIA INTERNATIONAL
20/11/2009  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Innovare per crescere. A che punto siamo in Italia?


L’innovazione è una leva competitiva molto importante. Lo si sente spesso ripetere nei dibattiti televisivi, nelle interviste a politici, manager, rappresentanti sindacali e imprenditori. Sembrano tutti essere d’accordo sull’importanza di innovare per crescere. Ci si aspetterebbe di trovare un Paese, l’Italia, con un livello di competitività molto elevato. Almeno se le parole si traducessero in fatti concreti. Ma è davvero così?

L’innovazione è un elemento trasversale. Interessa tutti gli ambiti (imprenditoriale, istituzionale, ecc.) e si può manifestare in forme tra loro molto diverse di un Paese (es in azienda si parla di innovazione di processo, di prodotto, di organizzazione ecc.). Ed è innanzitutto un approccio ed un metodo di lavoro che valorizza conoscenza, competenza, idee, ma anche merito ed etica. Aspetti su cui si imporrebbe una attenta riflessione nel nostro Paese se si vogliono individuare nuovi percorsi di crescita e sviluppo di medio/lungo periodo. Un’opportunità,q questa, che va colta in fretta. Uno dei presupposti fondamentali dell’innovazione è rappresentato dalla conoscenza di chi la promuove: “è necessario assicurarsi risorse umane dotate di competenze di qualità, in grado di gestire il cambiamento” avverte Presidente AICA Bruno Lamborghini. Nelle PMI italiane purtroppo ancora oggi si registra una bassa intensità di utilizzo di capitale umano qualificato: in media nel 2005, solo il 13% degli addetti possiede un titolo universitario o post-universitario (contro il 26% dell’Unione Europea a 27 paesi, il 31% nel Regno Unito, il 33% in Francia). Ed è importante che i fondi pubblici stanziati vengano destinati ai progetti imprenditoriali più validi e costantemente monitorati dalle istituzioni che li erogano. Fatte queste premesse quasi d’obbligo, da alcuni parametri presenti nel Rapporto Annuale sulla Innovazione a cura della Fondazione per l’Innovazione Tecnologica COTEC)emerge chiaramente che la capacità innovativa del Sistema Italia mostra diverse crepe.

Investimenti in ricerca e sviluppo – tra il 1990 ed il 2006 la spesa in R&S in Italia e cresciuta a ritmi contenuti. Tra il 2003 e il 2006, il volume di investimenti in R&S realizzati da imprese, pubblica amministrazione, istituzioni private non profit ed università è salito del 3,99% passando da 14.769 a 16.835 milioni di euro. Nel 2006, l’Italia ha investito l’1,15% del proprio Pil in R&S: si tratta di una percentuale di gran lunga inferiore rispetto ai principali paesi industrializzati (nel 2005 era stata dell’1,10%). Nel 2006, il 70,7% degli investimenti privati in R&S viene effettuata in Italia da imprese con oltre 500 addetti, segnalando l’esistenza di un marcato squilibrio tra le grandi realtà e le PMI che investono in R&S solo il 22,m3% del totale della spesa in R&S.

Investimenti per regione: sommando alla spesa in R&S delle regioni dell’Italia settentrionale quella di Toscana, Emilia Romagna e Lazio, si ottiene il 75% del totale della spesa nazionale. Gli investimenti in R&S si concentrano nel nord Italia: nel 2006 il Piemonte è stata la regione che ha investito di più in termini percentuali rispetto al PIL (1,80%) seguito da Lazio (1,71%), Liguria (1,29%), Emilia Romagna (1,23%), Campania (1,23%), Friuli Venezia Giulia (1,20%) e Lombardia (1,19%). Nei gradini più bassi della classifica si posizionano Valle d’Aosta, Calabria e Molise.

Investimenti per settore:Il 24,4% degli investimenti riguarda il settore della fabbricazione di autoveicoli e altri mezzi di trasporto, il 10% alla produzione di apparecchi meccanici, il 9,8% alla fabbricazione di componenti elettronici. Seguono l’industria farmaceutica (8,8% della spesa in R&S delle imprese), commercio e servizi (5,6%) e l’industria chimica (5,4%).

La familiarità delle imprese con Internet – nel 2007, il 96,2% del totale delle imprese è dotata di computer, mentre circa il 35% degli addetti sul totale delle imprese utilizza quotidianamente una postazione dotata di connessione Internet. La percentuale di imprese italiane dotate nel 2007 di strumenti informatici per la gestione, in tutte le sue fasi, degli ordini dei clienti (Customer Relationship Management) è stata del 22,6%, più che quelle spagnole (20,6%), britanniche (16%) e francesi (11,1%). Sempre nel 2007 il 55% del totale delle imprese italiane ha effettuato analisi di mercato mediante Internet (contro il 48,3% della media europea).

I brevetti - l’intensità dell’attività brevettuale di un sistema economico è un indicatore rilevante della capacità a generare innovazione. I brevetti italiani depositati contestualmente presso l’ufficio brevetti europeo (EPO), statunitense (USPTO) e giapponese (JPO) per milione di abitanti tra il 2001 ed il 2006 è salito del 21% (passando da 10,8 a 13), un incremento secondo solamente a quello della Spagna, (5,4 brevetti per milione di abitanti nel 2006). L’Italia resta ancora lontana da paesi europei leader come Germania (74,9 brevetti per milione di abitanti nel 2006), Francia (39,5) e Regno Unito (27,4). L’Emilia Romagna è la regione leader nella presentazione di brevetti (146 brevetti per milione di abitanti nel 2005) seguita da Lombardia (113), Veneto (105), Piemonte e Trentino - Alto Adige (entrambe a quota 104). Le regioni meridionali si posizionano nelle posizioni più basse della classifica delle regioni italiane.

L’impatto sul fatturato - nel 2005 le PMI italiane realizzano, in media, il 12% del loro fatturato mediante l’immissione sul mercato di prodotti o servizi innovativi. Nel complesso, i prodotti ad alta e medio alta tecnologia sono responsabili del 30% del fatturato nelle medie imprese e del 71,8% nelle grandi imprese. La quota di fatturato legato a prodotti ad alta tecnologia ammonta

  1.  al 4% nelle medie imprese
  2. all’11,9% nelle imprese medio-grandi
  3. al 10,7% nelle grandi imprese. In queste imprese l’impatto sul fatturato dei prodotti a medio-alta tecnologia ammonta al 61,1% è sensibilmente superiore rispetto a medie e medio-grandi imprese

Veniamo ora a due casi imprenditoriali di innovazione

Smoov ASRL - ci sono voluti 6 anni e circa 6 milioni di investimenti. Ma l’obiettivo centrato è di tutto rispetto. Nata nel grembo della Icam la nuova idea di business si è concretizzata nel corso di questi anni, grazie ad una solida collaborazione con università e centri di ricerca pugliesi. Un’intuizione, tanta determinazione e le giuste competenze: questo il mix che ha portato alla creazione di un nuovo sistema di automazione interamente made in Italy che si appresta a rivoluzionare il mondo dei magazzini. Il nuovo sistema è stato ufficialmente presentato lo scorso 16 e 17 ottobre al Crown Plaza Hotel di San Donato Milanese dalla Smoov ASRV (Automated storage and retrieval vehicle), società nata nel 2009 da uno spin off della Icam srl di Putignano (BA), specializzata nella produzione di magazzini automatici alla presenza di tantissimi esperti del mondo della logistica. L’evento di lancio è stato realizzato in grande stile: alle coreografie spettacolari sono seguiti gli interventi moderati dalla giornalista Cristina Parodi, dal President & CEO di Smoov ASRV srl Roberto Bianco e da alcuni esperti del settore intralogistico, tra cui il professor Enzo Baglieri, Gino Marchet e Antonello Garzoni. Nato nel cuore della Puglia, e sviluppatosi grazie a continui investimenti in ricerca e sviluppo e ad un certosino lavoro di tanti giovani ingegneri e tecnici, oggi la Smoov ASRV rappresenta un modello imprenditoriale che fa dell’innovazione il suo principale punto di forza e che ha l’ambizione di ridefinire integralmente il settore dell’intralogistica grazie alla sua capacità di offrire soluzioni flessibili, scalabili e altamente personalizzabili. Dotato di una componente tecnologica estremamente raffinata, il sistema messo a punto dalla Smoov ASRV consente di creare automazione in tutti i tipi di magazzini, anche in quelli con layout irregolare. La flessibilità e la estrema adattabilità del sistema consentono di creare automazione, là dove non era possibile con le tecnologie sinora esistenti sul mercato e con investimenti più contenuti e modulabili nel tempo. “Prima l’automazione del magazzino poteva essere paragonata a un grosso elefante - racconta Roberto Bianco - Oggi a delle formiche. Insomma, consentiamo operazioni importanti in modo semplice, superando il limite d’accesso al servizio, relativamente a dimensioni e peculiarità del locale”. Il cuore del progetto è rappresentato dall’innovativo sistema basato sui veicoli intelligenti e interconnessi che, muovendosi direttamente sulle scaffalature, permette di svolgere le operazioni di stoccaggio e movimentazione merci superando eventuali limiti strutturali. In particolare il veicolo intelligente semovente radiocomandato dedicato a prelievo, stoccaggio e movimentazione delle unità di carico all’interno del magazzino. Dalle dimensioni compatte, si muove su una rete di binari dedicata e posizionata direttamente sugli scaffali al di sotto del piano di appoggio dei pallet, consentendo di massimizzare le performance del magazzino e di ottimizzarne la saturazione degli spazi. Alimentato da batterie, montate a bordo del veicolo, garantisce l’assoluta autonomia operativa gestendo in automatico il mantenimento del corretto livello di carica attraverso appositi cicli di ricarica. Oltre alle unità di movimentazione, il sistema Smoov si compone di moduli software dedicati (Smoov Brain e Svoo Placer) a sovraintendere e razionalizzare gli spostamenti delle unità ASRV nonché lo stoccaggio dei pallet nel magazzino. Grazie a questa rivoluzionaria invenzione tante piccole e medie imprese potranno avere un magazzino automatizzato e logisticamente efficiente. “Ad oggi il 95% delle aziende italiane restava esclusa dall’automazione per problemi di dimensioni e di caratteristiche del locale – spiega il Presidente Roberto Bianco - L’automazione possibile fino a poco tempo fa era possibile solo quando si raggiungevano un ordine di grandezza di almeno 5.000 posti pallet e con determinate caratteristiche di magazzino. La Smoov ASRV srl ha puntato a superare questi limiti.” La due giorni milanese ha messo in chiaro le potenzialità di una tecnologia e di un prodotto unici e altamente innovativi che hanno legittime ambizioni di affermarsi rapidamente a livello internazionale. Con una strategia che punta a rendere gli attori della filiera dell’automazione da semplici clienti dei partner attivi. “Abbiamo pensato a un sistema di partnership – precisa Roberto Bianco - con realtà che già si occupano di automazione dei magazzini, cedendo a loro la tecnologia per diffondere il nuovo servizio. Crediamo sia un mercato dalle enormi potenzialità. Saprà superare i 300 milioni del valore attuale italiano di quello della logistica. Ovviamente intendiamo anche esportare”. Made (www.made.eu), società di Temporary Management, ha partecipato al progetto Smoov ASRV nelle fasi iniziali di start-up, supportando il management nella progettazione e sviluppo del nuovo business nelle sue linee strategiche fondamentali.

Farman amplia i canali di distribuzione con il web. Innovativi e coraggiosi: due imprenditori della provincia di Bari, titolari di una farmacia nel 2007 hanno avuto un’intuizione anche a seguito dei provvedimenti di liberalizzazione emanati dall’allora Ministro Bersani. L’innovazione entra quindi in un esercizio commerciale che per definizione risulta abbastanza chiuso, il mondo della farmacia ed origina un business dalle prospettive ancora tutte da esplorare. “Abbiamo cominciato a lavorare insieme ai fratelli Manno nel 2007” racconta Massimiliano Masi temporary Manager della Made e project leader del progetto www.farman.it. “La prima fase di lavoro è consistita in un’approfondita analisi del mondo dell’e-commerce per capire le prospettive del mercato in Italia. All’epoca il mercato era trainato quasi esclusivamente dal settore Turistico” prosegue Massimiliano Masi “Oggi le cose iniziano a cambiare. Cambiamenti lenti dovuti alla crescita di interesse del target verso i servizi dell’e-commerce ed una crescente familiarità con le moderne tecnologie. Noi italiani siamo ancora un po’ scettici. Ma i numeri raggiunti da Farman.it parlano chiaro: con le giuste competenze in termini di marketing, comunicazione, una tecnologia adeguata ed un’organizzazione che dà vita a servizi di consegna puntuali e rapidi si possono raggiungere importanti obiettivi di fatturato. A patto, naturalmente, che il prodotto abbia i requisiti fondamentali per essere venduto sul web (es. un marchio forte, un formato standard, un prezzo non troppo basso, ecc.)” All’analisi è seguito un piano marketing nel quale è stata definita una strategia precisa di penetrazione del mercato, l’offerta di prodotti e servizi, le politiche di pricing ed un piano economico finanziario per valutare la fattibilità del business. Le prospettive interessanti del business hanno spinto i fratelli Manno a proseguire in un percorso di evidente innovazione distributiva. La farmacia, sbarcando sul web, infatti, ha ampliato il suo tradizionale canale di business, ovvero l’esercizio fisico della farmacia. E’ entrata in contatto con un gran numero di clienti localizzati in tutta Italia traendo importanti benefici in termini di vendite e diversificazione dell’offerta. In questo modo l’innovazione in ambito distributivo si sta traducendo in un processo di innovazione che investe anche altri ambiti: l’organizzazione delle attività, la gestione del magazzino, i rapporti con i fornitori e la notorietà del marchio.

La versione completa dell’inchiesta è pubblicata sul nostro portale su Spazio Impresa all’indirizzo http://www.spazioimpresa.biz/Pub/default.asp?IDappartenenza=7472



ACCEDI O REGISTRATI PER LASCIARE UN COMMENTO

Commenti: 0
5 ARTICOLI CORRELATI
MANAGEMENT - 07/11/2012
Kotler: 'L'Italia ha dimenticato il marketing'
MANAGEMENT - 19/01/2016
La Business Mobility nel mondo
MANAGEMENT - 10/02/2011
Customer Equity, ma attenti alla competizione
MANAGEMENT - 18/01/2016
Il futuro dell‘ecommerce
MANAGEMENT - 12/07/2010
Il web 2.0 non convince i marketing manager
 
 

Business Video