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26/02/2010  Versione per la stampa Share it   Condividi su Facebook

Google come la Cina?

Google come la Cina.
Proprio mentre infuria la polemica tra il motore di ricerca più famoso al mondo e il paese del dragone, il guru di internet Jaron Lanier azzarda una similitudine insolita, se non impossibile, basata sul principio che sia Cina che Google collezionano informazioni. Le ragioni sono diverse: il primo è un regime totalitaristico che mira al controllo costante e tentacolare sui cittadini e che cerca di determinare cosa fanno e cosa vedono sulla Rete; il secondo e’ un’azienda che mira a diventare la più importante compagnia degli Stati Uniti e che raccoglie informazioni per vendere spazi pubblicitari.
"Google è stata sicuramente coraggiosa a sfidare Pechino - spiega Lanier in un’intervista radiofonica concessa ad "America24", il nuovo programma sugli Stati Uniti mandato in onda da Radio24. Il guru si riferisce alle accuse di censura e spionaggio sugli utenti di internet lanciate dal gigante di Mountain View alla Cina - Ma ritengo che esista un’interessante dinamica tra Google e Pechino - continua Lanier che ha da poco pubblicato il suo libro-manifesto ’You Are Not a Gadget’ - per cui anche se l’obiettivo di Google è vendere pubblicità, il modo in cui vuole raggiungere il suo scopo è in qualche modo simile alla voglia del Partito comunista cinese di controllare cosa viene detto dai cinesi e alla sua voglia di potere". Allo stesso modo la gratuità del web difesa da società come Google non è un elemento positivo ma un modo per spogliare di creatività "autori, giornalisti, musicisti e artisti" costretti a offrire le proprie opere senza prezzo online.

"La mancanza di denaro priva loro di valore - dice Lanier che propone come soluzione, un contratto sociale di micropagamenti gestito direttamente dal governo per permettere a questi creativi di poter vendere le proprie opere online. A patto che l’accesso al materiale online sia a basso costo e accessibile a tutti. "L’essere tutti poveri allo stesso modo - dice il guru - è una cosa che non funziona". E che ricorda molto l’’uguaglianza’ esaltata dai regimi comunisti, per questo Lanier arriva a parlare di "maoismo digitale" e di una Rete che non è più occasione di contatto, prima aspirazione della rivoluzione digitale, ma una trappola per annientare e appiattire l’individuo. Jaron Lanier ha 49 anni, capelli rasta e una voce trasognata. E’ nato a New York ma e’ cresciuto in New Mexico con un padre scrittore di fantascienza e una madre pianista. Da sempre appassionato di computer, approdò ancora ragazzo a Silicon Valley dove non fece fatica a trovare lavoro e ad approfondire le sue conoscenze nel mondo dell’high-tech.
Viene definito un guru dell’informatica ma lui si schernisce di fonte a questa affermazione: "No, non mi sento nè un guru nè un leader perché non offro nessuna verità da seguire". Piuttosto, a chi lo accusa di avere solo idee romantiche e slegate dalla realtà sul futuro di internet, replica: "Io un romantico? Più che come offesa lo prendo come un complimento".

Rossella Ivone



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